martedì, 3 Agosto, 2021

Non è mai troppo tardi

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Un editoriale di Mario Rusciano e l’intervista di Amedeo Manzo, Presidente della Federazione Banche di Credito Cooperativo Campania e Calabria, hanno provocato in me due sentimenti, uno di compiacimento e un altro di riflessione. Venire a conoscenza del fatto che 19 istituti di credito cooperativo delle due Regioni, con 62.000 soci e con 240 sportelli, presenti in 171 comuni, hanno dato vita alla Federazione Banche di Comunità Credito Cooperativo, è motivo di gioia. Il Presidente della Federazione ha dichiarato che rappresentano il 21% degli artigiani e il 15% delle microimprese degli altri settori. Finalmente, nel Mezzogiorno incominciano a crescere iniziative utili al suo sviluppo, senza l’aiuto dello Stato e del Nord. In una economia, più virtuale che industriale, di cui il capitale è l’elemento motore, il settore creditizio-finanziario è importante come la campagna per l’agricoltura. Se poi, consideriamo che da oltre un decennio è in atto un processo di accorpamento bancario, che ha provocato la scomparsa di Istituti meridionali, compreso lo storico Banco di Napoli, con la riduzione di Agenzie e di occupati, la Federazione campana-calabrese è come una manna. Attualmente, le Banche danno più importanza alla funzione di consulenza per la gestione del risparmio che a quella di custodia dei depositi. Per cui, la produttività della merce risparmio va, soprattutto a vantaggio dei territori in cui hanno sede i cervelli delle Banche. La classe politica meridionale, vittima di una cultura parolaia e libresca, ha sempre preferito essere la somma di “ vicari del Nord”, invece di impegnarsi per lo sviluppo “dal basso”. Anche il movimento cooperativistico nazionale ha utilizzato il Sud, invece di sensibilizzare i suoi referenti meridionali, altri “vicari”. L’altro sentimento è stato provocato dai miei ricordi. Chiedo scusa per i riferimenti personali. Avevo 24 anni, quando le conquiste concettuali, frutto degli studi di economia e della letture di notiziari della Coldiretti, mi spinsero a cercare di alimentare un movimento cooperativistico, partendo dal mio comune con la costituzione della Cooperativa agricola “Valle Caudina”. Continuai ad impegnarmi in tutta la Valle Caudina e nella Provincia di Avellino, purtroppo, senza successo. Ricordo ancora la reazione degli adulti del partito socialista di Cervinara, quando ( ventinovenne) organizzai una riunione per discutere il tema “Le casse rurali e lo sviluppo”. Il più presuntuoso, socialista da fronte popolare, mi redarguì con queste parole “Non sai che i socialisti non devono prendere iniziative economiche?”. Non mi scoraggiai, ma il successo non arrivò. Quando fu resa obbligatoria la R.C.A (1972), istintivamente pensai alla quantità di soldi che dal Meridione, dove non c’erano società di Assicurazioni, sarebbero andati al Nord. Mi sembrò normale proporre la costituzione di una società di assicurazione campana, pubblica- privata. Parlai al vento. Mario Rusciano, finalmente, richiama l’opinione pubblica e, quindi, la politica sul fatto che le banche raccolgono soldi al Sud e sovvenzionano iniziative culturali, artistiche e del terzo settore dei territori dove hanno le proprie Sedi. Le Fondazioni Bancarie italiane, destinatarie del 5% degli utili delle Banche, sono 86 e gestiscono un Patrimonio contabile di 40,3 miliardi. Di queste, 79 hanno Sede nel Centro-Nord. In Lombardia ci sono 10 Fondazioni, mentre in tutto il Mezzogiorno solo 7. Questa condizione è il risultato del comportamento della classe politico-sindacale meridionale, brava a descrivere le condizioni, ma impotente a capirne le cause. Purtroppo, la seconda Repubblica non ha fatto migliorare la qualità della classe dirigente. La cronaca politica non ci sottopone esempi esaltanti di progettualità. Furbizia tanta da tentare di far credere che la vittoria del campionato europeo di calcio porterà l’aumento del PIL. Le cose che leggiamo e ascoltiamo dimostrano che non sono state fatte le conquiste concettuali necessarie per una politica efficace per fare uscire il Meridione da una situazione subalterna e disastrosa, sia sul piano sociale che su quello economico. Perciò, utilizziamo l’esempio della Federazione delle Banche di credito cooperativo di due Regioni del Sud e le considerazioni di Rusciano, per far nascere e crescere iniziative tese alla valorizzazione delle risorse meridionali e per mettere all’indice i “vicari del Nord”, in un progetto di sviluppo unitario. Intanto, diciamo Grazie ai promotori della Federazione e Buon lavoro ai responsabili.

 

Luigi Mainolfi

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