domenica, 26 Settembre, 2021

Norvegia, il dibattito sulle elezioni di settembre

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Le prossime elezioni politiche in Norvegia, previste per il 13 settembre, daranno la risposta a molte domande e interrogativi che il dibattito politico ha evidenziato in questo Paese , membro della Nato e che non aderisce all’ Unione Europea, con la quale ha però un trattato di collaborazione. Prima di tutto ci sarà da chiarire se la Premier Erna Solberg, del partito conservatore, che guida il Paese dal 2013, rompendo una lunga tradizione di governo di centrosinistra, verrà riconfermata e con quale maggioranza. Dopo le precedenti elezioni si era formata una coalizione comprendente, oltre a quello conservatore e a piccole forze politiche di centro destra, il partito populista e anti immigrazione che però, proprio per divergenze su questi temi, aveva lasciato la Solberg senza maggioranza parlamentare e costretta per la decisioni più importanti a trovare un accordo con laburisti e verdi. I populisti non avevano votato la possibilità, decisa dal Governo, di far rientrare le donne che avevano abbandonato il Paese per unirsi a gruppi terroristici jiahadisti. La Premier aveva continuato a governare appellandosi al fatto che la Costituzione non prevedeva le elezioni anticipate ma il prossimo 13 settembre non potrà sfuggire alla verifica del voto. La Norvegia ha il primato di avere il maggiore indice di sviluppo del mondo grazie ad una situazione economica ottimale che però, a causa della pandemia da coronavirus, che ha ridotto le entrate fiscali, causa gli introiti ridotti dalla vendita di petrolio per il crollo dei prezzi, ha dovuto subire, nel 2020, il primo deficit di bilancio. Per cui per assicurare alla popolazione, una serie di servizi legati al welfare, che la Solberg ha voluto confermare, si è dovuto attingere alle riserve finanziarie. Uno dei temi più importanti della campagna elettorale, già iniziata, è quello del temi ambientali. Sotto accusa da parte dei Verdi sono le estrazioni di gas e petrolio dal Mare del Nord, che fanno della Norvegia il produttore più importante dell’Occidente. Proprio con i profitti dell’esportazione di queste risorse energetiche è stato costituito il Fondo sovrano le cui ingenti risorse sono in parte utilizzate per lo sviluppo delle energie rinnovabili, dell’eolico e dell’idrogeno. Rafforzare le estrazioni dal Mare del Nord per potenziare la salvaguardia dell’ambiente: è questa il programma con cui Erba Solberg si presenterà alle elezioni. E su questo tema la sinistra appare divisa tra le posizioni radicali dei Verdi e quelle più costruttive dei laburisti. Al di là del problema riguardante le migrazioni, che sembra ormai non essere più di stretta attualità per acquisite consensi, è proprio sui temi della crescita e delle risorse energetiche, che vedono petrolio e gas al primo posto come importanza pari a quelle idroelettriche, seguite dal legno e dalla pesca, cardini del potenziale economico di Oslo, che si giocherà il futuro politico della Norvegia. E che si formeranno le prossime intese di Governo in una situazione politica in grande movimento in cui, nei programmi delle forze politiche, incredibilmente, l’estrazione e trivellazione di idrocarburi diventano necessarie per produrre energie alternative. L’impressione è che la prossima coalizione di Governo dovrà necessariamente tenere conto di questo paradosso.

 

Alessandro Perelli

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