mercoledì, 29 Settembre, 2021

NSO, lo spionaggio che fa tremare Governi e Regimi

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I conflitti armati riempiono le cronache in varie parti del mondo non coinvolgendo però direttamente le grandi potenze e quando lo fanno sono limitati. Il controllo degli armamenti nucleari costituisce indubbiamente un deterrente per chi potrebbe usarli con le conseguenze di una probabile fine del nostro pianeta. Ma c’è un campo, quello informatico, dove le incursioni illecite a mo’ di spionaggio o di ricatto estorsore sono ormai all’ordine del giorno. È la guerra informatica, oggi, a segnare le mosse delle grandi potenze. È con gli attacchi informatici, collegati all’attività dei servizi segreti, che si pensa di incidere a danno di quegli Stati con cui si è in competizione. Naturalmente questo avviene a vario livello. È di pochi giorni fa la notizia, frutto di un’indagine giornalistica di molte testate internazionali, che un’azienda israeliana, la NSO, possiede una lista di 50.000 bersagli per il suo software Pegasus. Giornalisti, dissidenti, attivisti sindacali e politici hanno visto violati il loro iPhone e i sistemi Android. La NSO ha passato le informazioni a numerosi Governi che si servono dei suoi servizi, tra i quali anche quello ungherese di Orban. Ma la cosa più sorprendente è stato scoprire che questa azienda israeliana era utilizzata anche da Paesi come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi confermando il fatto che le ragioni economiche anticipano quelle politiche. Anche nel settore informatico però è la Cina comunista a rappresentare il maggiore pericolo per l’Occidente. Già nei mesi scorsi erano state scoperte intromissioni illecite legate all’attività di espansione del regime di Xi Jimping in Europa, collegate alla ricerca di informazioni riservate sui porti (anche quelli italiani) che costituivano per Pechino fonte di interesse e di possibile acquisizione per attuare la nuova Via della Seta. Ma il nuovo Presidente americano Joe Biden, una decina di giorni fa ha accusato la Cina di aver compiuto, in via informatica, attacchi contro aziende e istituzioni. Pechino è stato indicato come il mandante delle violazione del sistema di posta elettronica di Microsoft, utilizzato dai più grandi gruppi industriali dell’Occidente, da Governi e dalle forze armate. Biden ha ricevuto queste informazioni dal Dipartimento di Giustizia americano che ha scoperto l’utilizzo, da parte del Governo cinese, di un’azienda fittizia per creare hacker che in collaborazione con i servizi segreti attaccano vari bersagli. Lo scopo è quello di rubare informazioni in settori strategici, come segreti industriali e militari. Ma non basta. Agli hacker viene poi lasciata la facoltà di ricattare le aziende colpite minacciando di non restituire le memorie dei computer. Si può ben capire come il livello tecnologico di queste azioni sia di un livello particolarmente alto e di difficile intercettazione anche perché ,una volta scoperto, viene subito rimpiazzato. E per gli Usa nei confronti della Cina è problematico e quasi impossibile servirsi di sanzioni per contrastarlo, come è stato fatto nei confronti della Russia, perché Pechino non è contenibile a livello economico e le misure eventualmente prese, potrebbero risultare inutili. Si capisce bene quindi come la Cina costituisca il pericolo maggiore per l’Occidente anche in questo campo e come preoccupi sempre di più la sua politica continua di espansione. La svolta dell’aggressività informatica cinese è avvenuta qualche anno fa con la creazione della Forza di supporto dell’esercito popolare di Liberazione voluta da Xi Jimping nell’ambito della riforma della Forze armate. La sua azione di concerto con i servizi segreti ha permesso di assicurare un sistema integrato di raccolta di informazioni molto efficace e sviluppato con forme di infiltrazione sconosciute che non si limitano alla pratica phishing, la truffa informatica più diffusa.

Alessandro Perelli

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