mercoledì, 12 Maggio, 2021

Nuovo anno, il governo e gli scenari di crisi

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Nel nuovo anno appena iniziato giungono immediatamente al pettine i nodi esistenti nei rapporti tra le forze politiche che sono al governo. Nell’eventualità di una crisi si avanzano diverse ipotesi percorribili dal punto di vista politico e istituzionale con diverse soluzioni, dal rimpasto al Conte ter, dal governo di unità nazionale alle elezioni.
Però, della crisi di governo si potrà parlare solo nel momento in cui il presidente del Consiglio viene sfiduciato o si dimette. Senza questi fatti, il Presidente della Repubblica non ha nessun ruolo ufficiale. Nel frattempo, può sentire i protagonisti, lo ha già fatto nelle scorse settimane avendo avuto colloqui con tutti i leader politici oltre che con il presidente del Consiglio; potrà consigliare, suggerire, mettere in guardia, rammentare i precedenti, senza compiere atti operativi o interventi se non sarà strettamente necessario.
Dopo i rilievi di Matteo Renzi, ma anche del Pd, del M5s e di Leu, Conte potrebbe accogliere tutte le loro richieste e le tensioni potrebbero rientrare. Per capire se questo percorso sarà possibile, bisognerà attendere la prima riunione di maggioranza e il primo Consiglio dei ministri che si dovrebbero svolgere già in questa prima settimana di gennaio.
Conte potrebbe accogliere molte delle richieste dei partiti e tra queste anche l’idea di un rafforzamento della squadra. Si potrebbe andare ad un rimpasto, cioè all’ingresso di nuovi ministri al posto di altri, e magari anche all’affiancamento a Conte di due vicepremier. In caso di un rimpasto cospicuo il Capo dello Stato potrebbe consigliare un nuovo passaggio parlamentare per ottenere una nuova fiducia senza dover però passare da una crisi. Nascerebbe così un governo Conte II bis.
Se invece Matteo Renzi ritirasse la delegazione di Iv dal governo, la crisi sarebbe nei fatti e sarebbe difficile per Conte evitare una crisi formale. Il premier ha detto che intenderebbe andare in Parlamento senza dimettersi per cercare voti con i quali ‘sostituire’ quelli di Iv, ma al netto dell’attuale indisponibilità di molti, sarebbe difficile far nascere un nuovo governo senza l’apertura di una crisi formale, sostituendo una forza con un’altra senza l’iter previsto dalla Costituzione.
Conte dovrebbe quindi molto probabilmente salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni, potrebbe avviare consultazioni proprie per verificare se la crisi può rientrare o abbreviare i tempi per la formazione di un nuovo governo. In teoria, Italia viva potrebbe ritirare la delegazione ma continuare a sostenere il governo con un appoggio esterno (cosa che però Renzi ha escluso) o potrebbe decidere di far mancare la sua fiducia. In quest’ultimo caso la crisi sarebbe conclamata e si dovrebbero aprire le consultazioni del Presidente della Repubblica.

Se si desse vita a un nuovo governo la crisi potrebbe risolversi positivamente. Sul tavolo le possibilità sono la nascita di un Conte III se al posto di Iv entrasse una nuova forza di maggioranza, evento che molto probabilmente spaccherebbe il centro destra. Oppure la nascita di un governo di larghe intese guidato da un’altra personalità (alcuni fanno il nome di Mario Draghi, anche se il diretto interessato non ha ancora fatto sapere nulla ufficialmente sulla sua eventuale disponibilità). Difficilmente ci sarebbe ‘un governo del Presidente’ perché Mattarella ha più volte fatto sapere di non amare soluzioni di questo tipo. La responsabilità di governare deve avere sede a palazzo Chigi con il sostegno del Parlamento.
Se le trattative per far nascere un nuovo governo si trascinassero per troppo tempo, infine, sarebbe anche difficile contrastare l’obiezione che l’attuale Parlamento non è legittimato a proseguire la legislatura e lo scivolamento verso elezioni anticipate potrebbe prendere corpo. Il voto in primavera resta dunque una possibilità sul tavolo, nonostante la situazione non lo consiglierebbe per diversi motivi.
La capogruppo di Italia viva, Maria Elena Boschi, in un’intervista al Tg4, ha dichiarato: “Noi non vogliamo aprire una crisi di governo. A noi interessa lavorare per il bene del Paese, mettere al primo posto l’interesse dei cittadini. Questa è la preoccupazione principale e per questo continuiamo a lavorare su quella che è la sfida più importante, ce lo ha ricordato anche il Presidente della Repubblica nel messaggio di fine anno, come utilizzare bene i 200 miliardi di euro che arriveranno dall’Europa e che sono una grandissima responsabilità. Noi vogliamo andare avanti. Però siamo diversi dagli altri partiti. Per noi le poltrone sono importanti se servono a fare cose buone. Se le nostre idee non piacciono, non servono nemmeno le poltrone. Per noi sono importanti i vaccini, non i ministeri, i soldi per la sanità, non i sottosegretari. Vorremmo aprire le scuole, non una crisi di governo. Siamo al lavoro sul Recovery plan. Al governo abbiamo mandato dei documenti scritti con le cose che secondo noi non funzionano, con delle proposte su come spendere questi soldi, anche perché il governo era un pò in ritardo su questo piano. Adesso ci aspettiamo che il presidente del Consiglio trovi il tempo per risponderci. Quindi, andiamo avanti con le nostre idee e le nostre proposte”.

Su cosa potrebbe ancora fare il premier, la presidente dei deputati di Italia viva ha ribadito: “Dipende dal presidente del Consiglio, decida lui: su tanti temi che noi abbiamo posto in modo molto puntuale ci aspettiamo che il governo ci risponda”.
Così la responsabilità della crisi è in mano a Conte stretto dai diversi programmi delle forze politiche al governo. La posta in palio per il futuro dell’Italia è molto alta e bisognerà far presto a decidere formulando le proposte per il dibattito nelle Aule Parlamentari. Dopo, il Parlamento deciderà sull’utilizzo dei fondi europei, in una dialettica improntata ad una corretta applicazione delle regole democratiche, ma anche tenendo presente quel dialogo indispensabile con l’Unione europea per l’ottenimento dei finanziamenti necessari alla realizzazione dei progetti. Migliori saranno i progetti, migliore sarà il futuro del Paese, al di là di ogni strumentalizzazione partitica.

 

Salvatore Rondello

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