lunedì, 25 Ottobre, 2021

Olaf Scholz: “I cittadini vogliono un cambiamento di governo”

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In Germania, nelle elezioni per il dopo Merkel, si è votato fino alle 18 di domenica e in serata le proiezioni danno i socialdemocratici in leggero vantaggio (al 25,8% contro il 24,2% dei conservatori secondo la Zdf e al 24,9% contro il 24,7 secondo Ard), con i Verdi terzo partito.
Subito dopo la chiusura delle urne, Olaf Scholz, attuale ministro delle Finanze e vice di Merkel nel governo di Grosse Koalition, leader dell’SPD, ha detto: “I cittadini vogliono che ci sia un cambiamento nel governo e vogliono che il cancelliere si chiami Olaf Scholz”.
Poi, il conservatore Armin Laschet ha detto: “L’esito finale non è certo, faremo tutto il possibile perché si possa creare un governo sotto la guida dell’Unione”.
Dai numeri usciti dalle urne, per i conservatori si tratterebbe del peggior risultato dal secondo dopoguerra, oltre che un crollo rispetto al 2017.  Incertezza sulla sinistra radicale di Die Linke: le proiezioni la danno al 5%, soglia di sbarramento per entrare al Bundestag. Arretra anche l’estrema destra di Alternativa per la Germania (AfD), che secondo le proiezioni Zdf si attesterebbe al 10,7%.
La formazione del nuovo governo non sarà semplice e potrebbero volerci delle settimane. Nel frattempo, Angela Merkel resterà al timone finché non ci sarà un nuovo governo.
Almeno in Germania, i sondaggi pre-elettorali non si sono sbagliati. Al termine della giornata di voto più attesa in tutta Europa, già dalle prime proiezioni è apparso evidente il crollo storico dell’Unione, l’alleanza Cdu-Csu che ha governato il paese negli ultimi 16 anni con Angela Merkel: 9 punti in meno rispetto a 4 anni fa, tonfo dal 33 per cento al 24,2 per cento dei consensi.
Stavolta al primo posto arriva la Spd, con il candidato Olaf Scholz, che ha compiuto un ‘miracolo’ inaspettato almeno fino a due mesi fa: dal 20,51 per cento del 2017 al 25,8 per cento di oggi, 5 punti percentuali in più.
Sei punti percentuali in più li guadagnano i Verdi, passando dall’8,94 per cento della scorsa tornata al 14,7 per cento di oggi. Il partito guidato da Analena Baercbock ha conosciuto sondaggi migliori prima della pandemia, ma oggi di certo è ago della bilancia per la formazione del nuovo governo.
Anche i Liberali di Christian Lindner hanno guadagnato consensi, ed ai quali Scholz dovrà necessariamente ricorrere per mettere insieme una maggioranza.
Naturalmente, i socialdemocratici rivendicano la cancelleria per Scholz, ma Laschet non molla e considera ancora possibile un governo con i liberali della Fpd (11,7%) e i Verdi (13,9%). Ma entrambi i partiti minori stanno a guardare.
Dai risultati, appare chiara la vittoria degli europeisti, mentre i sovranisti escono sconfitti.
Su 730 seggi del Bundestag, in base alle proiezioni, l’Spd avrebbe 205 seggi seguito dalla Cdu/Csu con 195 seggi. I Verdi otterrebbero 114 seggi, mentre i Liberali di Fdp ne conquisterebbero 91. Infine, 84 seggi andrebbero all’ultradestra di Afd e 40 alla sinistra radicale della Linke.

Cdu e Spd vogliono che la nuova coalizione si formi prima di Natale. È quello che hanno chiarito nel corso dell’Elefanten Runde, il talk show sui canali tv pubblici con i candidati di tutti i partiti, Armin Laschet e Olaf Scholz.

Con questo il risultato elettorale, Alternative fuer Deutschland non sarà più il primo partito di opposizione in Germania. Nel corso dell’Elefanten Runde, il talk show dei leader politici sui canali televisivi pubblici tedeschi, alla domanda se intenda rinunciare al ruolo di capogruppo parlamentare, che condivide con Tino Chrupalla, Alice Weidel ha risposto: “Decideranno i parlamentari”. Weidel ha fatto capire di voler continuare a guidare il partito nel Bundestag, aggiungendo: “L’ho fatto con successo e Krupalla ha condotto una straordinaria campagna elettorale”.

Armin Laschet non si arrende e afferma: “La persona che diventa cancelliere deve mettere insieme i partiti, e non sempre il partito con più voti alla fine ha formato un governo. Nessun partito è abbastanza forte da solo e dovremo trovare più punti comuni possibili, il che significherà coinvolgere tre partiti politici”.

Con questi numeri, sarebbe esclusa la coalizione rosso-rosso-verde (Spd, Linke, Verdi) che non otterrebbe la maggioranza assoluta fermandosi a 352 seggi. Restano tre opzioni: la Grosse Koalition che l’Spd ha già detto di non volere, la cosiddetta coalizione ‘semaforo’ (Spd, Fdp e Verdi) e quella ‘Giamaica’ (Cdu-Csu con Fdp e Verdi). I Liberali, come previsto ago della bilancia di queste elezioni, hanno fatto sapere di preferire un’alleanza di governo con la Cdu ma si dicono pronti a dialogare con tutti.

Il vice presidente federale dell’Fdp, Wolfgang Kubicki, alla tv Ard, ha affermato: “Vogliamo partecipare al governo. Siamo pronti per i colloqui. La nostra preferenza per la coalizione Giamaica (con Cdu-Csu e Verdi) è ovvia, ma il partito è aperto anche ad altri. Stasera festeggeremo per il buon risultato alle elezioni odierne in Germania”.

Finora la Cdu/Csu non è mai scesa sotto il 30% a livello federale. Il risultato peggiore è il 31% ottenuto alle prime elezioni a cui ha partecipato nel Secondo Dopoguerra, nel 1949, seguito dal 32,9% registrato nel voto di quattro anni fa.

Il segretario generale dell’Spd, Lars Klingbeil, ha affermato: “Abbiamo sempre saputo che sarebbe stato un testa a testa, con uno scarto molto ridotto. Ma abbiamo un chiaro mandato per l’Spd e vogliamo che Olaf Scholz sia cancelliere”.
Il segretario generale della Cdu, Paul Ziemiak, ha affermato: “Le perdite sono amare. Dobbiamo vedere se c’è un modo per costituire una futura coalizione per il nostro Paese. L’Unione, l’Fdp ed i Verdi possono formare una buona coalizione”.

La verde Katrin Goering-Eckhardt, commentando il risultato dei Verdi, ha detto: “Siamo molto contenti del risultato, anche se avremmo voluto di più. Faremo parte del tavolo delle trattative, come io spero, e faremo in modo che protezione del clima e giustizia vengano gestite con una vera svolta”.
Nel Land tedesco del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, per gli exit poll di Ard, i socialdemocratici hanno vinto con il 37%. Seconda l’ultradestra di Afd con il 18,5%. La Cdu ha ottenuto il 14%. La Linke è data al 10%, i Verdi al 7 e il liberali al 6,5%.

Secondo i primi dati sarebbe in lieve calo l’affluenza alle urne in Germania. Alle 14 l’Ufficio elettorale ha registrato il 36,5% di elettori. Meno di quattro anni fa, quando l’affluenza a quell’ora fu del 41,1%. Quest’anno però le elezioni tedesche hanno avuto una fortissima quota di voto per corrispondenza: il 40% ha votato per posta, stando alle aspettative degli esperti, mentre nel 2017 lo fece soltanto il 28,6%.
Un governo tripartito, anche questo un inedito in Germania dopo la fine della Grande coalizione tra Cdu-Csu ed Spd: per la prima volta, si ritrovano su sponde opposte a cercare di raccogliere l’eredità di Merkel. Oggi è il giorno in cui in Germania tutto cambia, con effetti certi sull’Europa.
Checché ne dica Armin Laschet, il responsabile del tonfo elettorale della Cdu-Csu, il candidato che ha deluso gli elettori da quando è riuscito a fornire solo gaffe e risposte inadeguate agli alluvionati del Nord Reno-Westfalia e della Renania-Palatinato a luglio scorso, il primo tentativo di mettere insieme una maggioranza è nelle mani di Scholz.
Armin Laschet tenta di offrire qualche sponda ai verdi, ma per ora la scena non è sua, se non quella del processo politico che potrebbe vederlo imputato nel suo partito. Il palcoscenico è di Scholz. La coalizione cosiddetta ‘semaforo’, Spd-Verdi-Liberali, sembra infatti la più probabile, ma non è semplice da costruire.
Mentre il dialogo è già avviato con i Verdi, che in campagna elettorale non hanno fatto mistero di non voler governare con la Cdu-Csu, la trattativa è tutta da costruire con i Liberali, necessari per raggiungere la maggioranza, visto che la Linke, altro possibile interlocutore di Scholz, non avrebbe abbastanza seggi per formare una maggioranza a tre. Anche la sinistra, infatti, come l’Unione, raccoglie il risultato peggiore della sua storia, perdendo quasi la metà dei consensi: circa il 5 per cento a fronte del 9,24 per cento di 4 anni fa. Invece, l’ultradestra dell’Afd, pur essendo isolata da tutte le altre forze politiche, trattata come un manipolo di appestati del panorama politico tedesco ed europeo, riesce a mantenersi sulle due cifre: 10 per cento, 4 anni fa era sul 12,64 per cento.
Tuttavia, la Fdp dei liberali è un interlocutore ostico per Scholz. Il leader Lindner punta a ottenere l’incarico di ministro delle Finanze, un osso duro per i socialisti e anche per i Verdi. Un osso duro per i paesi del sud d’Europa, in primis l’Italia, che puntano a rivedere le regole fiscali del Patto di stabilità e crescita. I liberali tedeschi non ne vogliono sapere di allargare i confini al debito comune europeo inaugurato con il Next Generation Eu. Il no ad una ‘Unione del debito’, come la chiamano loro, è bandiera del partito rimasto su posizioni anti-austerity nonostante la pandemia.
Un approccio che li avvicina più ad una parte della Cdu-Csu che ai socialisti e men che meno ai Verdi. Semmai ci riuscisse, Scholz dovrebbe governare con due forze politiche che sull’economia e la governance economica europea la pensano agli antipodi. Non è affatto un caso che, nei commenti a caldo sui primi dati elettorali, i liberali hanno detto di avere una preferenza “piuttosto evidente” per un’alleanza con Cdu/Csu e Verdi, piuttosto che con i socialisti. “Ma vogliamo essere parte del governo”, ha detto il vice presidente federale dell’Fdp, Wolfgang Kubicki, dichiarando la disponibilità ad una coalizione ‘semaforo’ con Spd e Verdi.
È arrivato il momento delle trattative, il momento di alzare la posta. Di certo da oggi cambia tutto. Finisce l’era Merkel, anche se è probabile che la cancelliera continui a governare nei prossimi mesi, dipende da quanto dureranno i negoziati per il nuovo governo. Per la prima volta Cdu-Csu e Spd sono dalla parte opposta della barricata: entrambi reclamano il diritto a formare un governo. Per la prima volta, i due partiti principali non sono disposti a trattare per governare insieme, in risposta alla domanda di cambiamento dei rispettivi elettorati. Per la prima volta si va verso un governo a tre in Germania, finora paese politicamente stabile d’Europa, ora avviato ad una difficile coabitazione tra forze politiche, quale che sia la coalizione che si formerà. Lo scettro della Merkel non passerà ad uno solo, a conferma del fatto che di leader come lei, qualunque sia il giudizio politico, non è piena la storia o comunque ci vorrà del tempo perché la Germania torni a averne un altro. Nel frattempo, non si prospettano facili soluzioni per il governo.

Salvatore Rondello

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