domenica, 26 Settembre, 2021

Olanda, vince Rutte nelle prime politiche dell’era covid

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Sono state le prime elezioni politiche in un Paese dell’Unione Europea nell’era covid quelle che si sono svolte in Olanda da lunedì 15 a mercoledì 17 marzo. Durate tre giorni proprio a causa della pandemia e delle restrizioni imposte alla popolazione compreso il coprifuoco notturno fino al 23 marzo che ha suscitato manifestazioni di protesta, alla vigilia del voto, disperse con cannoni ad acqua dalla polizia. Così lunedì e martedì hanno votato le persone ad alto rischio contagio, cioè anziani e disabili, mentre mercoledì il resto della popolazione. Come era nelle previsioni ha vinto il partito del Premier uscente Mark Rutte, il Vvd (Partito popolare per la libertà e la democrazia). Un grande successo per Rutte, a capo del Governo da una decina d’anni, che contende a Orban e alla Merkel il primato di Premier più longevo dell’Unione Europea. Un successo di cui non è neanche facile individuare i motivi. Sembra, infatti, che lui ci abbia guadagnato dalla dimissioni presentate nel mese di gennaio a seguito dello scandalo sulla corresponsione di un bonus per i figli alle famiglie in difficoltà. Bonus prima erogato e poi giudicato illegittimo e di cui è stata richiesta la restituzione fino a una sentenza che ne ha invece riconosciuto la validità costringendo il Governo, che aveva costretto gli olandesi beneficiari a restituirlo, a una pessima figura amministrativa e a erogarlo nuovamente. Non proprio il massimo per la popolarità di Rutte a cui inoltre veniva imputata una cattiva gestione della pandemia da coronavirus e una deficitaria organizzazione della campagna vaccinale, partita in ritardo rispetto al resto dell’Europa. Ma tant’è, probabilmente sono stati premiati il pragmatismo di Mark Rutte, che nel corso degli anni si è barcamenato sui problemi concreti del Paese, spostando il suo partito a destra o a sinistra a secondo delle convenienze e soprattutto la tranquillità che ha assicurato all’Olanda nel campo economico e sociale. Gli elettori hanno premiato questo aspetto, assegnandogli ampiamente il primo posto e, dai dati ancora provvisori, 35 deputati su 150 e hanno creduto di meno alle promesse degli altri partiti. Tra questi gli unici che hanno fatto un significato passo in avanti sono i social-liberali del D66, partito centrista con cui Rutte pare destinato a costruire la base per il nuovo Governo. Deludenti i risultati del Pvv, estrema destra islamofoba di Gert Wilders, diminuito in seggi anche se in Parlamento sarà presente un altro partito di estrema destra il Forum per la Democrazia di Thierry Baudet. Come deludenti quelli riportati dai cristiano democratici, il partito sentinella che aveva fatto dell’Olanda il Paese scettico sul nuovo bilancio europeo e sul Recovery fund. In leggera aumento i laburisti. Nei prossimi giorni il Presidente della Camera (nel Regno olandese funziona così) assegnerà a Rutte il compito di iniziare le consultazioni per formare il nuovo Esecutivo. Non avrà che l’imbarazzo della scelta il leader del Vvd per confermarsi Premier per la quarta volta rafforzando la sua immagine ormai carismatica nel paese. L’unico punto interrogativo sarà se della coalizione farà parte anche Wilders, autore in campagna elettorale di attacchi contro la Turchia e Erdogan per ipotetiche collusioni con il terrorismo islamico che hanno provocato pesanti proteste diplomatiche da parte di Ankara.

 

Alessandro Perelli

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