martedì, 15 Giugno, 2021

MANOVRA, ULTIMA SPIAGGIA

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Ore cruciali per la trattativa con l’Europa sulla manovra. Domani il vicepresidente della Commissione Dombrovski e il Commissario Ue Moscovici faranno il punto durante la riunione della Commissione. Lo ha annunciato la portavoce di Juncker. E sulla possibilità di una procedura ha detto che tutte le opzioni sono aperte.

Il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha detto: “Lavoriamo giorno e notte con le autorità italiane per conciliare le misure che vogliono varare con il rispetto delle regole di bilancio. La Francia sarà l’unico paese a superare il 3% di deficit nel 2019 e non ci saranno sanzioni”.

Moscovici ha anche spiegato: “Lavorare affinché, oltre alla Francia, neppure l’Italia sia sanzionata. Penso che sarebbe negativo è un grande Paese della zona euro, in cui ha il suo posto”.

Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha detto: “Sulla manovra l’Europa dialoga con noi, ci stiamo avvicinando. C’è l’ottimismo di chi lavora sul campo per evitare all’Italia una procedura di infrazione Ue e dare una manovra al Paese”.

Il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, ha detto: “Abbiamo ampiamente superato il livello di guardia sulla legge di bilancio. L’incapacità di questa maggioranza ci ha trascinati in piena emergenza democratica. Chiediamo che il presidente Conte venga subito in Aula a spiegare le ragioni di questo intollerabile ritardo. Se Conte ignorerà ancora una volta il Senato, siamo pronti a mettere in pratica la più estrema delle proteste: occuperemo l’Aula. È un appello che rivolgiamo anche agli altri gruppi di opposizione”.

Il giorno del giudizio dell’Ue sembrerebbe allontanarsi. Ma, un’intesa per evitare la procedura d’infrazione l’Italia ancora non l’ha incassata. Anche se l’interlocuzione prosegue, la strada appare ancora in salita. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha inviato a Bruxelles un nuovo ‘schema’, che indicherebbe una manovra più snella. Il deficit si abbasserebbe al 2,04%, la stima di crescita del Pil nel 2019 potrebbe scendere dall’1,5% fino all’1%. Se la proposta convincerà i tecnici della commissione, potrebbe essere tradotta in una lettera del ministro all’Ue e poi finalmente nelle norme della legge di bilancio. La partita è ancora aperta, ma resta ancora incerta tra i se ed i ma.

Lo testimonia il nuovo rinvio al Senato della legge di bilancio. C’è stata l’ennesima riunione notturna a Palazzo Chigi di Tria con Giuseppe Conte, che ha convocato il ministro facendogli saltare un’intervista, per finalizzare l’accordo. Forse anche alla luce della conversazione telefonica, in mattinata, tra il ministro dell’Economia e i commissari Ue, Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis. Nel vertice di domenica notte i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno dato l’avallo politico a portare fino in fondo la trattativa per evitare la procedura con Bruxelles. Ma hanno detto ‘no’, chiaro e tondo, all’ipotesi avanzata da Conte di ridurre di altri 3 miliardi, oltre i 4 già previsti. Il fondo per finanziare il reddito di cittadinanza e “quota 100” sulle pensioni sarebbe intoccabile. Le due misure sono le bandiere della propaganda elettorale. Aver portato le risorse da 16 miliardi a circa 12, hanno detto all’unisono i due vicepremier, è il massimo che si può fare. Tuttavia, non sono escluse altre limature, piccole, al fondo, contando anche su risorse ‘esterne’.

Ma nulla di più. Al premier e al ministro dell’Economia spetta l’onere di reperire, con il ragioniere dello Stato, Daniele Franco, i soldi che mancano. Uno schema possibile prevede tre azioni: sospendere o rinviare di 1 anno o 2, ricavando 1 miliardo, le agevolazioni fiscali per le operazioni delle grandi imprese, come fusioni e acquisizioni; stimare oltre 1 miliardo aggiuntivo di dismissioni immobiliari, da realizzare attraverso la Cassa Depositi e Prestiti; realizzare nelle pieghe del bilancio tagli aggiuntivi fino a 500 milioni di euro. Ma, convincere Bruxelles che gli interventi incidano davvero sul calo del deficit strutturale (in tal senso il taglio delle stime del Pil può aiutare) è un processo laborioso e ancora tutto da disegnare. Oltretutto, mentre è ancora in corso il confronto nella maggioranza su misure della manovra come il rinvio della direttiva Bolkestein (l’ipotesi è farlo di 15 anni per i soli balneari ma la Lega punta ad allargare le maglie). Forse è per questa situazione che a Roma si esulta per l’unica notizia che sembrerebbe buona: l’ipotesi che il giudizio della Commissione Ue sulla legge di bilancio italiana non sia pronunciato domani, come era previsto. Il premier e il ministro Tria, hanno spiegato fonti di governo, avevano lavorato anche per questo obiettivo dilatorio.

Ora sembrerebbe a portata di mano per una duplice ragione: la prima è che solo il via libera del Parlamento alla manovra potrà certificare gli impegni presi dai gialloverdi con l’Ue; la seconda è tutta politica ed è che la Commissione non sembra voler rischiare di aggiungere un riacutizzarsi dello scontro con Roma. Ci sono già i nodi spinosi come la Brexit e le tensioni per i gilet gialli francesi (con sforamento del deficit). Salvini è tornato a guardare proprio Parigi quando si augura che a Bruxelles ci sia buonsenso e non figli e figliastri affermando: “All’Italia contano anche i peli del naso e a Macron fanno fare quel che gli pare”. Mentre Di Maio, combattivo, ha proclamato: “Nella legge di bilancio ci sono i sogni di chi vuole cambiare l’Italia e per questo siamo imbattibili e inarrestabili”.

I due vicepremier nelle ultime settimane hanno proseguito l’interlocuzione con il Quirinale, lasciando a Conte l’incarico di sbrogliare la matassa. Ma i tempi sono stretti e l’esito non è scontato. In Parlamento (al Senato, tra le proteste dell’opposizione per la restrizione del dibattito, la manovra non arriverà in Aula prima di venerdì), dopo molti trastullamenti per irragionevoli posizioni della maggioranza, si sta correndo contro il tempo per chiudere il testo entro l’anno ed evitare l’esercizio provvisorio di bilancio. Riusciranno Conte e Tria nell’impresa e con quali contenuti? Nel frattempo il disagio sociale continua a crescere e non ci sono ancora proposte politiche realisticamente valide per sconfiggere il fenomeno. Le forze governative hanno ottenuto consensi elettorali perché, demagogicamente, hanno fatto credere agli italiani di essere le sole forze politiche in grado di risolvere tutte le problematiche dell’esistente disagio sociale, assurgendo ad un ruolo giustizialista. Il miglioramento sociale delle condizioni di vita dei più disagiati, è un ruolo svolto storicamente dai partiti di sinistra che oggi sono rimasti intrappolati nel meccanismo neoliberista.

Salvatore Rondello

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