venerdì, 18 Giugno, 2021

Ora per domani

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24/02/2020. Una data che ricorderemo per sempre. Una data che ha sancito inequivocabilmente un prima e un dopo Covid – 19.
Sono quasi trascorsi due mesi da quel giorno e molto è accaduto, si è avvicendato fino, in alcuni casi, a precipitare oltre l’immaginabile.

Un sentimento diffuso di unità, solidarietà e compassione, nel suo significato latino cum patior – soffrire con, ha attraversato la nostra comunità alternandosi alla paura ed anche alla rabbia.
Ordinanze e decreti si sono avvicendati secondo ritmi quindicinali, orizzonte temporale dettato dalla scienza al governo ed agli amministratori, per scandire il tempo dell’emergenza che da cittadino ognuno di noi ha vissuto ed elaborato secondo il proprio ruolo privato, lavorativo e sociale.

In un primo momento tutto è sembrato spaventosamente nuovo ma necessario per delimitare il più possibile la malattia e soprattutto la morte, che intensamente si stava facendo strada anche nella nostra comunità.

Il tempo però – come da sempre si sa – è tiranno e allora insieme al bisogno di preservare la nostra salute, ci raggiunge anche il bisogno di vivere il quotidiano diverso pensando e strutturando il nostro prossimo futuro.

Eccoci allora giunti alle porte di trapasso alla cosiddetta Fase 2.
Un nuovo quindicinale si apre ed ora appare nella sua evidenza la necessità di quel pensiero strutturato per il futuro, sia dei prossimi mesi ma soprattutto dei prossimi anni.

Ed è per questo che oggi scrivo.
Partendo dall’ambito sanitario, è ormai indispensabile l’elaborazione di precise previsioni epidemiologiche attraverso l’implementazione di testing, screening, e soprattutto tracciamento del contagio. In questo è certamente essenziale l’applicazione di test seriologici per rafforzare l’azione territoriale in organica collaborazione con la capillare rete dei medici di famiglia: primi e fiduciari interlocutori dei cittadini.

Un sistema correlato alle exit strategy per la riapertura progressiva delle attività lavorative quali:
l’aggiornamento di protocolli di sicurezza dei luoghi di lavoro adeguati, definiti, chiari e recepibili dalle imprese a tutti i livelli produttivi attraverso una rapida contrattazione tra le parti sociali;
una attenzione specifica per le categorie produttive maggiormente a rischio in questo momento quali sono quelle appartenenti al settore terziario primario (commercio e servizi) ed avanzato (cultura). Tale attenzione da parte delle parti sociali non deve dimostrarsi con azioni parcellizzate e temporanee, ma armonizzate in una visione di programmazione a lungo termine e dunque di sviluppo, non di assistenzialismo: sburocratizzazione totale di gestione, liquidità economica e incentivi ai processi di innovazione. Questo garantirebbe certamente il mantenimento ed anche l’incremento di posti di lavoro in un settore, quello terziario, ampio e vario che predomina nel PIL italiano;

per le famiglie la promozione di un programma di conciliazione vita-lavoro che armonizzi da subito le eterogenee esigenze di assistenza ai familiari (anziani e persone con disabilità), cura ed educazione dei figli;

per la scuola favorire, seguendo le indicazione dell’Ufficio Scolastico Regionale, le lezioni a distanza anche attraverso accordi con le emittenti televisive locali per una accessibilità degli studenti – e a sostegno delle famiglie in generale – a contenuti didattici. Questo anche per tutti coloro che risiedono in zone della provincia non ancora raggiunte dalla infrastruttura telematica.

Solo alcuni ma significativi punti che la politica deve agire oggi per domani.


Daria De Luca

Segretario Federazione Provinciale PSI Reggio Emilia

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