domenica, 1 Agosto, 2021

Orban, tra cultura reazionaria e dipendenza da Pechino

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Anche Viktor Orban rallenta sulla politica di cooperazione e di dipendenza finanziaria con la Cina comunista. Pur senza smentire l’accordo firmato ad aprile con l’università di Shanghai per la costruzione di un campus a Budapest, dopo le manifestazioni di protesta avvenute a questo riguardo nella capitale ungherese, visto l’avvicinarsi delle elezioni politiche in programma il prossimo anno, Orban ha indetto un referendum su questa realizzazione. Questa decisione, da una parte scontenta i cinesi che dovranno attendere la volontà popolare per procedete con i lavori ma dall’altra cerca di coinvolgere i cittadini che si erano sentiti scavalcati dalle decisioni del Governo. E a Budapest le perplessità e le contrarietà al campus cinese erano via via diventate più estese comprendendo anche il primo cittadino Gergely Karacsony ( di un partito di opposizione all’ Esecutivo), che per rendere ancora più eclatante la sua posizione aveva deciso di intitolare a dissidenti cinesi le vie adiacenti all’area del campus rendendo così problematica la convivenza degli operai e tecnici cinesi impegnati per la realizzazione dell’opera.
Le critiche, oltre che per il forzato inserimento di un “isola” culturale cinese nell’identità tradizionale magiara, riguardavano anche il miliardo di euro necessario per i lavori di costruzione a carico del bilancio ungherese reperibili con un prestito di Pechino con la concreta dipendenza finanziaria di Budapest dal regine di Xi Jimping. La frenata di Orban dimostra che ormai è iniziata la campagna elettorale per il test politico del 2022. Il leader sovranista,che già ha subito la sconfitta alle amministrative nella capitale, cerca un rilancio cavalcando i temi del tradizionalismo religioso.il suo partito Fidesz si è fatto promotore di iniziative legislative contro l’omosessualità e l’aborto e cerca di conservare il consenso nelle zone rurali mentre nelle grandi città si dimostra in chiara difficoltà. Il referendum sulla realizzazione del campus universitario dell’università di Shanghai può essere però solo un escamotage tattico in vista delle elezioni perché la linea strategica della collaborazione economica e culturale con Pechino rimane ben tracciata . E si collega al grande e massiccio sforzo di investimenti che Xi Jimping sta attuando nei confinanti Balcani occidentali. Dall’autostrada Belgrado Budapest, a quella del Montenegro, a quella della Macedonia del Nord all’acquisizione del porto di Zadar al polo logistico Huawei in Slovenia, agli interventi in attività produttive di vario genere in Bosnia e Serbia. Un flusso di denaro che sembra inarrestabile e che ha prodotto un ulteriore irrigidimento delle chiusure alle società cinesi da parte del nuovo Presidente americano Joe Biden. Di questo Biden ha parlato in Cornovaglia con il Premier italiano Mario Draghi durante la riunione del G7. Peccato che, quasi negli stessi momenti, il leader dei 5 stelle Beppe Grillo incontrasse a Roma l’Ambasciatore cinese Li Junhua per confermargli la vicinanza del nostro Paese. E all’incontro doveva partecipare anche Giuseppe Conte, poi impedito da un diplomatico impedimento personale.

Alessandro Perelli

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