sabato, 15 Maggio, 2021

ORO COLAO

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Ancora una volta la comunicazione politica viene affidata ai media, facendo discutere gli addetti ai lavori.
Vittorio Colao infatti in un’intervista a La Stampa, manager a capo della task force Covid-19, ha parlato delle “idee per il rilancio dell’Italia”.
Dopo due mesi di lavoro il gruppo da lui diretto ha prodotto un documento lungo ed elaborato, con numerose proposte che vanno dal taglio delle imposte all’introduzione di nuovi sussidi familiari, passando per nuovi sistemi per misurare e favorire l’equità di genere. L’elenco è diviso in sei ambiti principali: Impresa e lavoro; Infrastrutture e ambiente; Turismo, Arte e Cultura; Pubblica Amministrazione; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglie.
“Capisco che la mole possa spaventare capisco che, di fronte a tanta roba, la domanda cruciale diventa: che fare, adesso? E allora le dico questo: su 102 idee, io mi accontento se il governo ne fa sue almeno una quarantina.
Nelle condizioni critiche in cui ci troviamo, sarebbe già una gran cosa”. Afferma Vittorio Colao sottolineando che è “molto soddisfatto” del lavoro (46 pagine di sintesi più 102 idee) “per il rilancio di un’Italia colpita da una crisi senza precedenti. È il massimo sforzo possibile, un piano di modernizzazione a tutto campo e di rimozione delle arretratezze del Paese. Anche Conte è molto contento”.
Accanto alla prerogativa, la stessa che annunciano a turno tutti i tecnici che arrivano al Governo, ovvero la guerra all’evasione nel documento viene anche suggerito di “rinviare il pagamento delle imposte sui redditi di giugno-luglio”.
È infatti indispensabile “favorire l’emersione attraverso opportunità di Voluntary Disclosure ai fini della regolarizzazione, prevedendo un meccanismo di sanatoria e incentivazione e riducendo contribuzione e cuneo fiscale” e “di introdurre la Voluntary Disclosure sul contante e altri valori derivanti da redditi non dichiarati, a fronte del pagamento di un’imposta sostitutiva e dell’impiego per un periodo minimo di tempo di una parte significativa dell’importo in attività funzionali alla ripresa”. Su questo concordano sia i Cinquestelle, con Laura Castelli, sia il Pd, con Graziano Delrio. Le loro dichiarazioni convergono sulla necessità di combattere l’evasione fiscale.
Ma la dottrina Colao è sempre la stessa: “Non sta a noi decidere. Noi diamo input per la rinascita italiana. Come del resto abbiamo fatto con il primo documento sulle riaperture: il governo ha recepito, e in tre settimane le abbiamo sbloccate, rimettendo in moto un bel pezzo di economia nazionale. Ora, se lo ritiene opportuno, Conte può procedere allo stesso modo. Dipende solo da lui. Io il mio dovere di manager l’ho fatto. Adesso, come Cincinnato, me ne torno ai miei orticelli” chiude il colloquio Colao richiamando in causa la politica. Tuttavia proprio il lavoro di Colao sembra più politico che economico: contiene molti spunti e idee, ma nessuna coordinazione tra le varie idee ne una strategia industriale in un Paese che fa i conti con i ‘carrozzoni’ ma non riesce a sfruttare le industrie presenti, proprio quelle che portarono al boom economico.
Sembra tutto pronto e confezionato, ma in queste ore si apprende che Mariana Mazzucato, la nota economista designata a febbraio come consulente economico dal presidente del Consiglio per lavorare alle misure di contrasto degli effetti economici del Covid-19, entrata poi ad aprile nella task force per contribuire alla ricostruzione economica dell’Italia, avrebbe rifiutato di firmare il documento perché “ultraliberista”.

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