martedì, 11 Maggio, 2021

P-RIDER

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Nella giornata di oggi, i riders delle maggiori piattaforme di food delivery presenti in Italia (circa trentamila lavoratori che prestano la loro opera per Deliveroo, Glovo, Uber Eats, Social Food), stanno portando avanti uno sciopero e una mobilitazione sull’intero nazionale.
La protesta consiste in presidi nelle principali città italiane e, soprattutto, nell’astenersi dall’effettuare le consegne a domicilio per 24 ore. A questo si aggiunge un appello ai clienti a non ordinare cibo nelle piattaforme.
La giornata di mobilitazione è stata proclamata dalla rete “Rider X i Diritti”, per richiedere, con forza, un contratto equo, regolare, il riconoscimento di tutele e una paga su base oraria.
La rete che riunisce un grande numero di fattorini, nello spiegare le motivazioni alla base dello sciopero odierno scrive: “Chiediamo alle colleghe e ai colleghi di scioperare per tutto il giorno con l’obiettivo di bloccare il servizio. Chiediamo a tutti i clienti di non fare acquisti, boicottando le App di consegna in solidarietà alla nostra battaglia, aderendo al NoDeliveryDay”.
L’associazione “Rider X i Diritti” annunciando la giornata di mobilitazione nazionale, organizzata insieme alle Organizzazioni Sindacali confederali, prosegue nel comunicato: “Diamo un calcio tutti insieme a precarietà e sfruttamento, non un passo indietro! Chiediamo, ancora una volta, un contratto vero e proprio collettivo nazionale, con tutele reali, concrete garanzie, equità e rispetto del lavoro, la paga su base oraria. Siamo pedine nelle mani di un algoritmo, il finto lavoro autonomo consente a multinazionali feroci di non rispettare i contratti e di non riconoscerci tutele quali ferie, contributi, malattia, tredicesima, quattordicesima, Tfr, salari certi in base ai minimi tabellari e non variabili in base al ricatto del cottimo. Inseriti in un’organizzazione del lavoro senza alcun potere, siamo considerati dei lavoratori autonomi e non lavoratori dipendenti”.

 

Pierpaolo Bombardieri (UIL): condizioni di lavoro insostenibili

Sostiene lo sciopero dei riders anche la Uil, con il segretario generale, Pierpaolo Bombardieri che dichiara: “Dopo lo sciopero dei lavoratori di Amazon, continua la mobilitazione contro le multinazionali della Gig Economy.  Oggi in tutte le maggiori città del Paese, la UIL è al fianco dei riders che protestano contro condizioni di lavoro insostenibili e per rivendicare con urgenza la necessità di applicare un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. I ciclofattorini di tutto il Paese lavorano senza tutele, pedine nelle mani di un algoritmo, con turni massacranti, per pochi euro e a cottimo al giorno. È arrivato il momento di dire basta a precarietà e sfruttamento!
In un periodo così difficile riteniamo sia inaccettabile che le piattaforme del food delivery pensino esclusivamente ai profitti risparmiando sul costo del lavoro e sulla sicurezza. Non c’è più tempo da perdere: assunzioni e diritti subito. I riders meritano un contratto di lavoro vero, garanzie normative e salariali, tutele quali ferie, malattia, tredicesima, quattordicesima, tfr, salari certi in base ai minimi tabellari, e il riconoscimento della loro attività in piena sicurezza e legalità”.
“Inoltre- conclude Bombardieri- chiediamo a tutte le cittadine e ai cittadini di non usufruire oggi del servizio di consegna a domicilio, in quanto anche i clienti prendano parte attivamente alla protesta. È una questione di rispetto e dignità del lavoro. Per questo è importante vincere questa battaglia di giustizia e di civiltà tutti insieme!

 

Confial: sciopero contro la piaga del caporalato digitale

Dalla parte dei riders anche la Confial (Confederazione Italiana Autonoma Lavoratori), con il segretario nazionale, Benedetto Di Iacovo che in una nota spiega: “Il No delivery day è uno sciopero contro la piaga del caporalato digitale, un tema a noi particolarmente caro, che sarà anche oggetto del primo Congresso nazionale, che si svolgerà domani 27 marzo. Non possiamo lasciare che siano i giudici, pur nella loro meritoria azione, ad occuparsi di questi nuovi lavoratori ma dobbiamo impegnarci tutti affinché vengano tutelati dignità e diritti in un comparto in crescita, che ha dimostrato la sua importanza durante quest’anno di pandemia”.

La giornata di sciopero segue la sottoscrizione, mercoledì scorso, dell’Accordo contro il caporalato e lo sfruttamento nel settore del Food Delivery, firmato da Cgil, Cisl, Uil, Assodelivery alla presenza del Ministro del Lavoro, Andrea Orlando.
Nella nota a seguito della firma, i Sindacati spiegano che il “Protocollo Quadro Sperimentale per la legalità, contro il caporalato, l’intermediazione illecita e lo sfruttamento lavorativo nel settore del food delivery” rappresenta un risultato importante, alla “conclusione di uno dei percorsi di confronto sui diritti e le tutele dei riders, aperto presso il Ministero del Lavoro. Il Protocollo ha l’obiettivo di porre fine alle dinamiche che vedono questi lavoratori coinvolti in sfruttamento e pratiche lavorative illegali, che ne intaccano i diritti fondamentali. Nel merito, il contenuto si snoda attorno a tre punti chiave: il primo riguarda l’impegno delle aziende aderenti ad Assodelivery ad adottare un modello organizzativo ai sensi del d.lgs. 231/2001, idoneo a prevenire comportamenti scorretti all’interno di un’azienda, e di un Codice Etico; il secondo punto assume l’impegno delle piattaforme a non ricorrere ad aziende terze, almeno fino a quando non verrà creato un apposito albo delle stesse piattaforme; l’ultimo punto, attiene alla costituzione di un Organismo di Garanzia il cui compito sarà di vigilare in posizione di terzietà sulle dinamiche lavorative dei riders e riportare eventuali specifiche segnalazioni alla Procura della Repubblica. La firma odierna rappresenta un passo in avanti nel sistema di relazioni industriali che stiamo provando a costruire con le “piattaforme” del food delivery, e ringraziamo il Ministero del Lavoro per il ruolo attivo e la funzione di garante nell’applicazione del Protocollo. Ai circa 30.000 lavoratrici e lavoratori interessati però, occorre al più presto che siano garantite le giuste tutele contrattuali, al fine di assicurare dignitose condizioni di lavoro, un equo compenso, misure adeguate di sicurezza”.

 

I sindacati: è stato perso fin troppo tempo

Cgil, Cisl e Uil aggiungono: “Sin troppo tempo è stato perso su questo tema. Per questo è importante continuare a lavorare seguendo il percorso intrapreso per chiudere in tempi brevi anche l’altro Protocollo su salute e sicurezza in tempo di Covid e sancire una vera contrattazione tra le Parti. Sarebbe paradossale se parallelamente all’avvio di un percorso che afferma la legalità e contrasta lo sfruttamento in questo settore, si continuasse ad utilizzare modelli contrattuali che, nelle circostanze date, favoriscono implicitamente l’insinuazione di soggetti illegittimi nell’intermediazione del lavoro”.

Questo Accordo nasce dopo la firma del contratto per i riders, nel settembre del 2020, considerato illegittimo dai principali sindacati, nonché a seguito di diversi esposti contro le piattaforme di food delivery che sono state multate, dalla Procura di Milano, per un totale di 733 milioni di euro, unitamente all’obbligo di assumere, come dipendenti, almeno sessanta mila ciclo-fattorini. Dopo la clamorosa inchiesta della Procura di Milano, è prevedibile una pioggia di cause civili presentate dai riders nei diversi tribunali italiani.
Dunque, il Protocollo quadro sperimentale rappresenta l’avvio di un processo che in tempi brevi dovrà garantire diritti ai riders, riducendo l’arbitrio delle grandi multinazionali, poco attente alle tutele dei lavoratori.

I fattorini delle principali piattaforme di food delivery riconoscono che il protocollo firmato davanti al ministro del Lavoro “è un altro passo avanti nella tutela del lavoro, per combattere l’illegalità e per prevenire il fenomeno del caporalato. Anche con la costituzione di un organismo di garanzia, composto dai rappresentanti degli organismi di vigilanza delle singole piattaforme, per vigilare sulle dinamiche lavorative dei rider”.

 

Tuttavia, la lotta per ottenere i giusti riconoscimenti professionali prosegue e la giornata di mobilitazione odierna rappresenta un ulteriore passo in questa direzione.

 

 

Paolo D’Aleo
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