domenica, 17 Ottobre, 2021

Padova, il ciclo degli affreschi del Trecento patrimonio Unesco

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Padova Urbs picta, con “I cicli affrescati del XIV secolo”, è stata inserita nella World Heritage List, la lista del Patrimonio Mondiale Unesco. La proclamazione è avvenuta nel corso della 44esima sessione estesa del Comitato del Patrimonio Mondiale, in programma fino al 27 luglio a Fuzhou in Cina, con la partecipazione da remoto di delegazioni da 192 Paesi e una copertura globale in streaming.

La candidatura di Padova Urbs picta è stata l’unica presentata dall’Italia per il 2020. L’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale arriva quest’anno, dopo il rinvio della sessione dell’anno scorso a causa della pandemia.

Quindi, nel corso di questa sessione sono state proclamate sia le candidature del 2020 sia quelle dell’anno in corso, che per l’Italia vede in discussione la possibile proclamazione de “I Portici di Bologna”.

Padova ha proposto l’iscrizione alla Lista del Patrimonio Mondiale Unesco un “sito seriale” che comprende tutti i preziosi e grandi cicli affrescati del Trecento conservati in otto edifici e complessi monumentali della città: la Cappella degli Scrovegni, la Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo agli Eremitani, il Palazzo della Ragione, la Cappella della Reggia Carrarese, il Battistero della Cattedrale, la Basilica e il Convento di Sant’Antonio l’Oratorio di San Giorgio e l’Oratorio di San Michele.

Ad affrescare le pareti di questi luoghi, nel corso del XIV secolo, alcuni dei più straordinari artisti dell’epoca: Giotto, che con gli affreschi della Cappella degli Scrovegni realizza il suo capolavoro assoluto, Guariento di Arpo, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona.

Ed è proprio Giotto che quando giunge a Padova intorno al 1302 porta in città un linguaggio artistico nuovo dal quale si sviluppa una straordinaria stagione di cultura ed arte che proseguirà per tutto il XIV secolo. I grandi cicli affrescati padovani del Trecento rappresentano un esempio unico al mondo di un sistema di eccezionale valore universale – outstanding universal value per usare la terminologia Unesco – per la loro rilevanza storico-artistica, per la loro ampiezza (oltre 3600 mq di pitture murali), perché all’interno di un’area definita, ovvero il centro storico di Padova, in un contesto territoriale in cui la tradizione della parete dipinta è documentata sin dal X secolo.

A Padova nei circa 90 anni che vanno dal 1305 al 1397 avviene una rivoluzione nell’arte figurativa che, oltre alla rappresentazione dei sentimenti, si fonda su una riscoperta della tecnica dell’affresco, un uso innovativo del colore e l’invenzione della prospettiva che sarà poi perfezionata nei secoli successivi.

Gli affreschi in questi otto luoghi, distanti tra loro poche centinaia di metri, e che compongono un itinerario nel cuore della città medievale percorribile a piedi, offrono visioni uniche anche a chi non è un conoscitore della storia dell’arte. Grazie a Giotto, i sentimenti e le emozioni vengono rappresentati per la prima volta negli affreschi. Nella Cappella degli Scrovegni abbiamo la prima rappresentazione pittorica di un bacio, il bacio tra Gioacchino e Anna alla porta di Gerusalemme, e altrettanto sorprendente è la lacrima che riga il volto di una donna nella scena della Strage degli Innocenti.

Il Comune di Padova è il capofila del Comitato per la candidatura, composto dagli altri tre enti proprietari degli edifici e complessi monumentali che conservano i cicli affrescati – Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti; Basilica e Convento di Sant’Antonio; Delegazione Pontificia e Veneranda Arca del Santo; Diocesi di Padova – con la Regione del Veneto e la consulenza scientifica del Ministero della cultura attraverso l’Ufficio Unesco e la soprintendenza archologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso oltre che dell’università di Padova.

Grazie a questo riconoscimento il Veneto è la regione italiana con il maggior numero di siti Unesco e Padova una delle poche città al mondo a custodirne due.

Dal 1997, infatti l’Orto Botanico dell’Università di Padova è sito Unesco. Realizzato nel 1545, è infatti il più antico orto del mondo occidentale a conservare ancora la forma e l’ubicazione delle origini, avendo mantenuto per più di cinque secoli intatta la sua missione culturale e scientifica.

 

Redazione Avanti

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