domenica, 26 Settembre, 2021

Paolo Sartori
Il riformismo si misura dai suoi prodotti

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Ho colto nel manifesto delle “16 tesi” un fermento riformista che deve tradursi in azione, per cambiare in meglio questo Paese devastato e smarrito da mali antichi e moderni. E’ questa una
lettera non solo rivolta all’Avanti ! ma tutti gli spiriti critici e liberi, un “ponte” fra i tanti steccati che continuamente si frappongono all’apertura di una nuova strada, ad una nuova frontiera.
Perchè tutti, insieme, possiamo essere e diventare un intellettuale riformista collettivo, per andare avanti, per guardare avanti. Segue un documento più locale ma comunque interessante prodotto dalla Fabbrica del programma di Matteo Lepore, 500 persone vi hanno preso
parte con entusiasmo e convinzione, premessa per fare. Fabbrica che, dopo aver raccolto le idee, chiede ora di trasformarle in azioni. Tre sono quelle che ho personalmente curato in sinergia con figure esperte o proposto già negli anni scorsi, dal mediatore della sicurezza a Bologna si cura, dalla valorizzazione culturale e turistica del territorio alla formazione civica e politica con il recupero di aree degradate come potrebbe essere Villa Aldini o Villa Ghigi. Una aggiunta potrebbe essere quella della creazione di servizi per politiche attive del lavoro e della formazione. L’idea è di rispondere
a questa “chiamata pubblica” e di riformulare i progetti sopra detti per farne esempio di cooperazione fra Centro-Sinistra di varie città e regioni, rispondendo ad una domanda culturale e turistica diffusa ed in crescita. Perchè ogni professione di fede, anche riformista, che si ferma agli annunci cui non seguono i fatti, è una menzogna. Il riformismo, come una fabbrica, si misura dai suoi prodotti.

 

Paolo Sartori

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