domenica, 16 Maggio, 2021

Paradisi fiscali: le tre liste degli evasori e un tesoretto di 21.000 mld di euro

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Paradisi FiscaliNei forzieri hanno un tesoro stimato in circa 21.000 miliardi di euro, che tradotto in vecchie lire sarebbero 42 milioni di miliardi. Pari, secondo la stima del Fondo Monetario internazionale, al Pil di Stati Uniti e Cina messi insieme. Sono i “tax haven”, che tradotti correttamente dall’inglese sarebbero i “rifugi” anti-tasse. Meglio noti come “paradisi fiscali”, nelle cui banche e finanziarie vengono nascosti i capitali neri degli evasori fiscali del mondo intero. Nell’immaginario collettivo sono isole da sogno, spesso caraibiche o del Pacifico, o paesi ordinatissimi, come la Svizzera, Singapore, Monaco o il Liechtenstein. Ma le porte di uscita dei capitali sono anche negli Stati Uniti, come in Delaware o nelle Virgin Island, o nella Ue, come in Lussemburgo. In comune hanno la caratteristica di offrire una tassazione minima o nulla sui depositi bancari.

LA FORZA DEL SEGRETO BANCARIO – La loro forza si fonda sul rispetto sacrale del segreto bancario. E sulla resistenza a qualsiasi ordinanza di tribunale che chieda informazioni sui titolari dei conti. Resistenza che si articola su più livelli. La trasparenza dichiarata da alcuni paesi è infatti solo apparente: titolari dei conti risultano essere società locali intestate a prestanome. Il G20 del 2 aprile 2009, al secondo anno della crisi finanziaria mondiale, decise di dare battaglia e creò una lista dei 42 paesi che non si adeguavano ai cosiddetti ”standard fiscali internazionalmente concordati”.

LE TRE LISTE: NERA, GRIGIA E ‘DEI NON COOPERATIVI’ – Tre i livelli: lista “nera” con Costa Rica, Filippine e Malesia dei paesi che ignoravano le autorità fiscali straniere; lista “grigia” di 39 paesi che si erano impegnati a fare i bravi. Tra loro nomi caraibici come Antigua, Cayman o Grenada, le isole britanniche della Manica come Man, Jersey o Guernsey, ma anche i piccoli paesi europei come Andorra, San Marino, Monaco, Liechtenstein e  Cipro; lista dei “non cooperativi” con Austria, Belgio, Brunei, Cile, Guatemala, Lussemburgo, Singapore e Svizzera. Passati quattro anni e rivisti continuamente i criteri, sulla lista “nera” sono rimasti le isole di Nauru e Niau. Entrambe nel Pacifico, il primo è un atollo di appena 21,4 chilometri quadrati ed è la più piccola repubblica indipendente del mondo. La seconda è nota come “la Roccia della Polinesia”. Ma se non esiste più una lista “nera” è merito soprattutto degli architetti delle strutture finanziarie. Che hanno nel frattempo trovato il modo di aggirare le regole. E tenere nascosto il tesoro del forziere.

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