lunedì, 21 Giugno, 2021

Andy Vilk: “Se cresce il Seven cresce tutto il Rugby”

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È facile dire rugby ma di quale rugby si parla? Il XV da noi il più diffuso e vediamo nei campi delle periferie, inspiegabilmente, disseminati sempre al fianco delle tratte ferroviarie? Il rugby League, professionisti da sempre, che si gioca con tredici giocatori per squadra e regole tutte sue? Lo scenografico Seven, dove sette funambolici e velocissimi giocatori per squadra si danno da fare in un campo di dimensioni regolari? Ciò che li accomuna è una palla ovale per il resto, parliamone. In Italia, come nel Mondo, il rugby più popolare e giocato è quello a “XV”.
Ma il moderno rugby a XV si evolve, copia e attinge qua e la, muta nelle tecniche, varia le geometrie ed è sempre più “contaminato”.
Il rugby a XIII porta moduli difensivi sempre più serrati, il Seven contribuisce nel trasmettere maggiori vedute in “campo aperto” con giocate spettacolari.
Se da “noi” il Tredici in sostanza non esiste sul territorio, per quanto riguarda il 7s, che è disciplina olimpica ed è sotto la lente del CONI, qualcosa si prova a fare. Insomma “ working in progress”.
Andrew James “Andy” Vilk, quarantenne londinese di Hammersmith, dal 2014 ha il “non facile” incarico di selezionatore federale e spargere il seme del rugby a sette (il Seven).
Vilk, da giocatore, diventa professionista del XV nel 2003 giocando nella Premier inglese da prima con Northampton Saints RFC e quindi con i Sale Sharks. Nel 2008 arriva in Italia vestendo i colori del Benetton Treviso per tre anni e vincendo due campionati. Una breve parentesi con i Rugby Lions RFC, in un campionato minore inglese, per ricomparire a Calvisano dove chiude la carriera agonistica vincendo lo scudetto per essere nominato selezionatore per la nazionale italiana Seven.
Comunque le “impostazioni” di Vilk sono di un giocatore da “Seven”. Dal 2005 al 2012 somma centoventisette presenze con la nazionale del suo Paese, dove ne sarà anche Capitano, e diverse importanti soddisfazioni come la vittoria in prestigiosi tornei Dubai Seven, Hong Kong Seven, New Zealand Seven o la medaglia d’argento ai Giochi del Commonwealth a Melbourne nel 2006.

Incontriamo Andy Vilk alla vigilia del GPS 7s (Grand Prix Series Europe), che si terrà a Lisbona i prossimi 5 e 6 giugno (diretta rugbyeurope.eu), con la Selezione Azzurra a misurarsi contro Russia, Polonia e Spagna.
Andy, innanzitutto, cos’è esattamente il Seven?
Innanzitutto è la mia passione dove ci metto tanta energia, grazie di darmi l’opportunità di parlarne e lo faccio molto volentieri. La risposta sintetica che do spesso è che si gioca sette contro sette anziché quindici contro quindici però su di un campo delle stesse dimensioni. Quindi c’è da correre tanto e la velocità delle giocate e dei giocatori è importantissima. Il Seven è pertanto un gioco altamente spettacolare, divertente, ti chiede ottima tecnica e tanta vitalità. Il Seven, rispetto alle altre discipline, ha il vantaggio di essere, forse, più facile da capire per chi si avvicina al rugby la prima volta. Anche per questo motivo, credo, possa avvicinare la gente e far crescere il rugby in generale. Tutti requisiti che, a distanza di un secolo, lo hanno riportato a essere disciplina olimpica a partire da Rio de Janeiro 2016.
Raccolgo il tuo “off-load” per chiedere chi si aggiudicheranno le medaglie alle Olimpiadi di Tokio?
Pochi tornei per capire lo “stato” di forma delle partecipanti ma Nuova Zelanda e Sud Africa sono fra le favorite, poi, outsider, la Gran Bretagna (ride), non perché il mio Paese di origine, ma anche la Francia. Ripeto con la pandemia non è semplice fare previsioni.
Sono ben sette anni che hai l’incarico di Selezionatore della nazionale Seven, un contratto federale lunghissimo, però in Italia la disciplina fatica a radicare e i risultati della nostra nazionale sono incostanti. 
Ho lavorato e lavoro per promuovere la disciplina. Con le Accademie per un avvicinamento e far conoscere il Seven ai ragazzi che vanno dai sedici ai diciotto anni, anche con corsi di aggiornamento. Poi c’è un altro aspetto che vede la responsabilità come Allenatore della Nazionale. C’è l’obbiettivo di “creare una famiglia Seven”, un gruppo unito, solido, dove spero di aver portato la giusta mentalità e visione con il modo per esprimersi divertendosi ma crescendo mentalmente e fisicamente per spingerli a superare il loro limite, in campo e fuori campo, ed essere sempre più efficaci giacché la disciplina ti chiede tanto sacrificio. Ritengo, tutto sommato, il bilancio non è male considerando che i tempi nel Seven sono molto più pressati che nel XV e in Italia paghiamo scarsa visibilità, consapevolezza e, di conseguenza, interesse. La Germania non ha XV ma, nel Seven, partendo dal nulla, in poco tempo, è cresciuta moltissimo, così l’Irlanda, che però ha una storia nel rugby diversa. Hanno seguito la via del “gruppo esclusivo” raggiungendo notevoli risultati. La strada non può che essere quella della specializzazione ed è questo a cui miriamo.
Parli di gruppo unito ma, per ragioni che ci dirai, i convocati nei raduni spesso e volentieri variano anche sensibilmente e difficilmente, o quasi mai, vediamo giocatori delle franchigie di Pro14 ma ti limiti a categorie inferiori come al Top 10 o serie A. Ci sono precisi ordini di scuderia o qual è il motivo?
Si è vero abbiamo giocatori del Top10 ma anche serie A e B per due semplici motivi. I tornei estivi di Seven sono giocati da ragazzi provenienti dalle categorie minori. Inoltre, i convocati del Top10 hanno alle spalle il percorso dell’Accademia e profili interessanti, a noi noti, e possiamo così seguirli ancora da vicino perché possano ulteriormente crescere all’interno del nostro gruppo. Questo nonostante le franchigie abbiano giocatori di indubbie qualità e, infatti, in passato abbiamo avuto diversi giocatori fino a D’Onofrio (Zebre ndr) quest’anno.
Il neo eletto Presidente Innocenti nel programma elettorale aveva un “Accademia Seven”. Ma tu e il Presidente la pensate nello stesso modo su come impostare il progetto?
Il Presidente Innocenti è venuto a presentarsi in uno degli ultimi raduni e questo è importante. Se si crede nel Seven, si deve partire con investimenti concreti. Abbiamo un progetto, abbiamo uno staff con Orazio Arancio Team manager, Giulio Rubini Preparatore atletico, Attilio Rota Responsabile Medico e il sottoscritto come Tecnico. Non mi stancherò di ripetere che il passo decisivo è avere un numero fisso di giocatori con una base ampia da indirizzare in un lavoro assiduo e incessante di specializzazione. Giocatori che s’incontrino e giochino il più possibile assieme. Ma attenzione anche fossero compagni di club, questi ragazzi, devono ritrovarsi nei nostri raduni e giocare, giocare e ancora giocare a Seven. Il Seven si impara esclusivamente se giochi a Seven.
Il Seven contamina sempre di più il XV, con tecniche, Coach e giocatori, il sudafricano Cheslin Kolbe né è il massimo esempio. Qual è il tuo pensiero?
Nel mondiale a XV del 2015 il Canada, anche contro gli Azzurri, schierava oltre la metà dei giocatori, sia trequarti, sia terze linee, con esperienza nelle World Series del Seven e hanno giocato magnificamente in “campo aperto”. Nel nostro gruppo abbiamo avuto nomi come Fabiani, Mori, Bellini e altri con ottimi risultati nel Seven che hanno portato un importante bagaglio di esperienza nei loro club e in Nazionale Maggiore. Io credo che una stretta collaborazione fra “noi” e il XV sia fondamentale e possa impreziosire entrambi. Non tutti coloro che giocano a Seven legano la propria carriera al Seven, ma tutti, ripeto, tutti, ne conseguono i fondamenti e prendono confidenza con variabili come lo spazio e il gioco sul fronte, che sono l’essenza di questo gioco portando nel XV indubbio valore aggiunto
Potrebbe essere argomento di scambio di idee con Crowley che è stato HC del Canada?
Adesso c’è il nuovo staff della “Maggiore” e vediamo come vorranno lavorare ma, credo, incontrarci e ragionare non possa che essere produttivo per tutti. Nel percorso di un giocatore il Seven può solo fare bene. Dobbiamo far capire che se in Italia cresce il Seven, cresce il rugby in generale.
Fammi il nome di un giocatore che prenderesti dalla Nazionale Maggiore
(Ride) Mi metti in difficoltà perché ci sono tanti giocatori con grandi qualità. Adesso mi viene in mente Mattia Bellini, che come ti ho detto è già stato con noi, per il suo fisico e la sua velocità è sempre molto utile per riconquistare la palla. Anche Federico Mori, che si aggregò al gruppo a diciassette anni, con un atteggiamento sempre molto confidente. Poi, vedi, non avendo in Italia un campionato Seven, puoi visionare i giocatori solo mentre giocano il XV e devi trarre delle conclusioni che sono teoriche perché è in campo che hai la prova provata di cosa può fare nel Seven.
Il giovane Ange Capuozzo del Grenoble, velocissimo utility-back nel ProD2 francese, in campo aperto esibisce tutto il suo talento. Potrebbe farti comodo?
Lo conosco ed è molto forte. Visto che non ha impegni di campionato con il Grenoble, uscito al barrage, potrebbe essere un nome da considerare. Comunque vale quanto ti ho detto rispetto adattarsi dal XV al Seven.
Cosa ti aspetti dall’imminente GPS 7s?
Siamo fermi da oltre un anno. In un periodo normale avremmo già fatto non meno di due o tre stage in preparazione ai tornei ufficiali cosa che la pandemia non ci ha permesso. Non sarà semplice ma la prova è anche mentale per fare in modo di essere competitivi. La Russia è molto forte, la Spagna praticamente non si è mai fermata. Gli spagnoli hanno battuto Samoa nell’ultimo mondiale e schiera un gruppo coeso che gioca insieme da dieci anni quindi di grande esperienza. Se ha cominciato a scalare posizioni e sono nell’Alto Livello della specialità, lo devono a una progettualità mirata che ha portato alla costituzione di un insieme di specialisti a tempo pieno dando la possibilità di ottenere risultati concreti. Quindi, per rispondere alla tua domanda, il nostro obbiettivo, avendo ragazzi nuovi o con poca esperienza, è concentrarsi nel nostro gioco e fare il meglio possibile.
Scusa Andy, un’ultima curiosità, ti senti un giocatore di XV o Seven?
Ho giocato entrambi con lo stesso impegno e, quando ero in Inghilterra, praticavamo in modo uguale sia l’uno, sia l’altro, fra campionato di XV nel club e tornei vari di Seven. Quindi alla fine mi sento un giocatore di rugby. Comunque se avessi potuto scegliere, avrei puntato sul Seven. Quella era la mia passione maggiore compresa l’opportunità di girare il Mondo che questa disciplina ti dà. Infatti, il circuito mondiale di Seven, da Dicembre a Maggio, con i vari Tornei, “segue il sole”, toccando i Paesi più belli del Mondo.

 

RugbyingClass di Umberto Piccinini

 

GPS 7s Rugby Europe
I tappa – 05.06.21 – ore 12.06, 14.36, 17.06 –
Italia v Russia
Italia v Polonia
Spagna v Italia
I tappa – 06.06.21 –
Fasi finali del Torneo a Lisbona
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