domenica, 24 Ottobre, 2021

Parla Marco Andreini: morti sul lavoro, le responsabilità arrivano da lontano

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Marco Andreini, responsabile nazionale Psi per il welfare, i morti sul lavoro sono un vero dramma. Con il covid il lavoro è diminuito ma non gli incidenti mortali. Evidentemente si tentanto di risparmiare tagliando sulla sicurezza. E’ così?

La situazione è assai più complessa, i massmedia e qualche improvvisato esperto da Wikipedia tendono a semplificare tutti gli aspetti relativi al mondo del lavoro. Per discutere di morti sul lavoro, come minimo si dovrebbe conoscere la normativa sul lavoro che in Italia è regolata dalla legge 81 dell’2007,che ha migliorato la legge precedente la 675 ; e questo sistema si reggeva su compiti competenze ben definite. Asl aveva la responsabilità della sicurezza sul lavoro. Il datore di lavoro come responsabile unico della sicurezza, coadiuvato da un suo medico o esperto che doveva preparare il piano dei rischi relativi alla sicurezza nei luoghi di lavoro, nella elaborazione del piano doveva essere coinvolto anche i rappresentanti dei lavoratori, RLS, eletti in apposite elezioni da tutti i dipendenti. I vari ispettorati Inps, Inail, Ministero del lavoro avevano il compito di controllare le inadempienze e di intervenire, anche con ispezioni autonome, o sollecitate da richiesta del RLS. Nella legge era previsto anche tutto il tema della formazione che doveva essere fatta ai dipendenti in apposite assemblee.
Il job act nell’2015 stravolse tutto l’impianto relativo ai controlli con la costruzione di un ispettorato nazionale del lavoro che ha di fatto smantellato la struttura ispettiva e ha di fatto tolto ogni potere agli uffici.
Prima RLS aveva la possibilità di denunciare le inadempienze come ad esempio quelle del Rullo a Prato a cui erano stati tolte le paratie e di fare intervenire l’ispettorato, ora questo non si può fare, l’ispettorato nazionale del lavoro deve informare l’azienda preventivamente, cosa ben diversa da un ispettore Inail che ti piombava in fabbrica.
Qualsiasi persona che abbia lavorato in un magazzino, stabilimento, cantiere edile etc ,sa che la sicurezza sul lavoro dipende da come è costruita l’organizzazione del lavoro,dal piano dei rischi e dalle informazioni che vengono date ai lavoratori per usare attrezzi e strumenti di lavoro, e siccome il datore è responsabile penalmente sulla sicurezza, trovo davvero riduttivo e puerile attribuire alla legge del profitto l’aumento dei morti sul lavoro.
Devono essere riattribuiti poteri veri di intervento sanzionatorio all’ispettorato nazionale del lavoro a cui vanno conferiti anche contrattualmente, gli ispettori ancora in carico agli enti Inps Inail, va messo in moto tutto il sistema già previsto nella 608, cancellando di fatto le modifiche organizzative del Job act che hanno peggiorato la situazione .
Inoltre bisogna che il sindacato non si chiami fuori perché le RLS e i relativi poterei ottenuti nascono da lotte e scioperi e sono conquiste che vanno solo migliorate e valorizzate.

 

Il caso Whirpool si trascina ormai da anni. Di Maio da ministro dello sviluppo economico aveva promesso una rapida soluzione. A questo si aggiunge la situazione della Gkn con il tribunale di Firenze che ha bloccato i licenziamenti considerati irregolari. Ma sono solo solo alcuni esempi in un mondo, quello del lavoro, sempre più in difficoltà. Da dove partire? E come giudichi il lavoro del governo Draghi su questo fronte?

Lasciami su questo tema fare una premessa, come non esiste solo un tipo di sinistra, non è mai esistito un unico sistema sindacale. Ero a Torino davanti al Lingotto a fare i picchetti e davanti a noi delegati di tutto il paese c’erano centinaia di lavoratori che volevano entrare a lavorare nella loro azienda. Quel giorno tornando nel bus a Spezia capì che c’era qualcosa di sbagliato nella nostra azione, poi venne la marcia dei 40 mila e si arrivò alla più grande sconfitta della storia del sindacato.
Quel giorno venne sconfitto il sindacato barricadiero dei Bertinotti in CGIL e dei Sabatini in Fiom, la UIL elaborò una nuova strategia di relazioni industriali con la CISL e venne lanciata l’idea della partecipazione e della Cogestione,e soprattutto della concertazione che ebbe il suo apice prima nell’accordo di San Valentino e poi nei grandi patti sociali dell’1992/1993 con Amato e Ciampi.
Il grande patto sociale evocato da Draghi, anticipato nel documento della conferenza PSI che colpevolmente non abbiamo reso pubblico.
Si tratta ora di capire se UIL e CISL si accoderanno al sindacato barricadiero di Landini,duro e puro destinato a fare pagare ai lavoratori lacrime e sangue o a quella parte ampiamente maggioritaria del paese che vuole vedere il sindacato e i lavoratori non comparse,ma attori protagonisti del nostro futuro.

 

E nel merito di Whirpool cosa puoi aggiungere?

Nel merito di Whirpool posso dirti che questa situazione si trascina da tempo, rinviare i problemi non è mai la soluzione, Whirpool non vuole produrre a Napoli, punto. Da li devi partire e aprire una trattativa. Su queste vicende, prima del Job act avevamo la cigs per cessazioni di attività che consentiva ai lavoratori di usufruire di 36 mesi di copertura, tempo necessario per trovare nuovi imprenditori, collocare le persone attivando tutti gli strumenti di politica attiva del lavoro,avviando processi di formazione a tutti i lavoratori .
Invece in questi anni si è passati dalla guerra alla Whirpool che mantiene comunque gli stabilimenti in Italia a illudere la gente con imprenditori improvvisati e idee strampalate.
Vale per Gkn anche se in quel caso siamo di fronte a pirati della finanza liberista. Anche qui lasciami dire che il giudice non ha considerato i licenziamenti irregolari, ma ha considerato la procedura a norma dell’art 28 della legge 300, antisindacale.
La sentenza non cambia di una virgola il percorso della cessazione. Va ripristinata la CIG per cessazione e va chiesto a Whirpool di farsi carico degli oneri di uscita, trovato un imprenditore e va avviato da subito un progetto di reindustrializzazione dell’area, attivando politiche attive del lavoro .

 

Cosa ne pensi del Governo Draghi? Come si sta muovendo su questo fronte?

Su Draghi ti dirò che puoi trovare sull’Avanti! miei articoli dell’2019 che lo invocavano per fermare un governo di incapaci e troppo amico dei Cinesi, rispetto alla nostra collocazione internazionale ed ai quali avevamo venduto metà paese, dai porti al 5 G all’Huawey, a tutto il processo di decarbonizzazione di Ilva, senza contare le grandi aziende di infrastrutture Cinesi, tra le quali quell’Evergrande saltata per aria. Quel governo fu solo in grado sfruttando l’emergenza di rinviare i problemi a qualcun altro, e si sentiva forte perché sapeva di poter contare sull’aiuto delle banche Cinesi di stato.
Serve un cambio di passo riformista, la transizione ecologica senza gestione, rischia di diventare un bagno di sangue, passare da 35 milioni di veicoli a combustibile all’automotive elettrica nel 2035, non è uno scherzo, tutto il settore dell’automotive è in subbuglio in tutto il globo. Si può gestire un passaggio epocale come questo senza un grande patto sociale, senza che tutto il Paese, non solo i partiti si mettano in gioco? No non si può, ecco perché va appoggiato il lavoro del governo, così come fece nell’1992 Trentin. Non furono passeggiate di salute per il sindacato.

 

Cosa successe nel 1992?

La Confindustria in piena svalutazione della lira aveva disdettato l’accordo sulla scala mobile, istituto che automaticamente adeguava i salari, essendo il punto unico per tutti aveva portato la parte automatica a sovrastare la parte contrattuale e appiattendo una scala parametrale che era 100/200, ma che in realtà ormai era 100/150. La nostra reazione fu forte, ma invece che portare il movimento dei lavoratori verso una guerra totale senza sbocco che non ci avrebbe permesso di entrare in Europa, Trentin, capo carismatico della CGIL con UIL e CISL unitariamente, accettò la sfida e ideammo tutti insieme il grande patto sociale che teneva sotto controllo salari, prezzi e inflazione.

 

Reddito di cittadinanza. Uno strumento utile o, come sostengono altri, uno spreco di risorse che potrebbero essere usate per formare nuova occupazione?

Il reddito di cittadinanza è uno strumento utilissimo e necessario per combattere la povertà aggravatasi con il Covid, va corretto perché molti sono rimasti fuori per vari motivi: isee facente riferimento ai due anni precedenti, scale di equivalenza che non tiene conto delle coppie con figli e l’emersione dei troppi tanti furbetti, e a mio avviso la gestione dovrebbe tornare agli assistenti sociali dei Comuni così come era per il Rei di Gentiloni. Era chiaro fin dall’inizio che Parisi era stato scelto per tenere la macchina del reddito di cittadinanza sotto controllo, a proposito, pensa che bello proprio a 15 giorni dalle elezioni per la prima volta in tre anni l’Inps ha ricaricato le carte dei beneficiari non il 27, ma il 20 , strano vero? È dal 2003 che il paese aspetta che si metta in piedi una banca dati sul maching offerta/domanda di lavoro.Non ci si è mai riusciti, sono cambiati i nomi ma nessuna banca dati. Assurdo pensare che il problema sia solo dato dalla carenza del personale, il problema di fondo è che le offerte di lavoro erano poche e poco congrue rispetto alle competenze dei beneficiari del reddito. E incivile e delittuoso pensare di mandare un laureato a pulire giardini, a meno che non si voglia ripetere l’esperienza dei lavoratori socialmente utili di D’alemiana memoria, scaricando i costi sullo Stato.

 

Quindi cosa serve?

Serve un sistema nuovo, serve che si crei una vera sinergia anche organizzativa tra i centri per l’impiego e cioè il ministero del lavoro con le strutture che gestiscono lo sviluppo dell’Pnrr. E’ necessario creare veri e propri vasi comunicanti rompendo steccati e barriere inutili e soprattutto se non si è capaci di sviluppare nuovi strumenti si eviti di vendere per nuovo l’ingresso delle agenzie private di somministrazione nel sistema, visto che la legge 30 dell’2003 già lo prevedeva. Non ho mai capito a questo proposito perché il job act ha cancellato la legislazione sulla mobilità e le relative liste nelle quali potremmo inserire tutti i beneficiari del reddito in cerca di lavoro .

 

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