domenica, 19 Settembre, 2021

Parole e violenza

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Ho sempre pensato che le parole possano, talvolta, diventare di piombo. Questo quando eccitano alla violenza, ma anche più semplicemente quando producano un’analisi che porta inevitabilmente alla violenza. Accadde così nel decennio del terrorismo italiano, quando i cattivi maestri sostenevano non ci fosse differenza tra democrazia, a cui si aggiungeva l’aggettivo “borghese” per deprecarla, e dittatura militare (non a caso i nostri guerriglieri si ispiravano ai tupamaros latino-americani). E i tanti ragazzi manipolati da infuocate e fumose assemblee studentesche credettero giusto per questo imbracciare il fucile, con la differenza che questi ultimi si sono rovinati la vita, quando non l’hanno persa, e i loro maestri hanno fatto carriera. Adesso si sta verificando la stessa identica situazione. A forza di proclamare che si sta delineando una nuova dittatura a cui si aggiunge, perché in piena pandemia, l’aggettivo “sanitaria”, i no vax più estremi hanno seminato, talvolta superando ogni limite di eccesso e paragonando loro stessi agli ebrei nei campi di concentramento, il terreno più fertile per la violenza. Minacce e tentativi di aggressione per ora sono stati indirizzati a un giornalista di Repubblica e all’infettivologo Matteo Bassetti, ieri eroe dei minimalisti e oggi, perché favorevole, come la stragrande maggioranza dei medici e degli scienziati, all’uso dei vaccini, divenuto nemico numero uno, sono l’antipasto di altre prevedibili azioni violente. Annunciata adesso l’occupazione di venti o trenta stazioni, con l’obiettivo di non far partire i treni. Si può anche obiettare che ha poco senso pretendere il green pass sui treni nazionali e non su quelli regionali, che sono generalmente strapieni, altro che l’80 per cento concesso, degli aerei e non delle metropolitane e dei mezzi di trasporto urbano che sono ben più affollati e dunque pericolosi. Ma immaginiamo se il green pass fosse stato imposto anche agli utilizzatori di questi mezzi. Immaginiamo quale sarebbe stata la protesta dei no vax. “Hanno tolto la possibilità di andare al lavoro ai non vaccinati, che non possono neanche andare a trovare mamma e figli” e via imprecando La verità é che il vaccino non introduce nessuna divisione sociale. Per questo consiglio gli avvisanti a non invitare nei luoghi pubblici al distanziamento sociale, che significa “tra ricchi e poveri”, ma al distanziamento individuale. Nessuno impedisce a una persona di vaccinarsi. La vera divisione semmai é tra i paesi che dispongono dei vaccini e paesi che non ne dispongono. O ne dispongono in maniera insufficiente. Quelle popolazioni semmai, e sono generalmente quelle più povere, possono parlare di una violenza subita e di una discriminazione inaccettabile perché il diritto alla vita é universale.  No, i nostri no vax, ribaltando ragioni e torti della storia umana, considerando i vaccini alla stregua dei veleni, giudicano i paesi poveri fortunati e quelli ricchi destinati al suicidio. No, i nostri non vax non solo non riconoscono la validità dei vaccini, da loro definiti sieri sperimentali, quando tutti i vaccini sono stati approvati dopo i tre cicli di sperimentazione dagli organismi sanitari competenti, ma si arrogano il diritto di proclamare loro le terapie più efficaci, emblematica la terapia affidata a un antiparassitario, utilizzato prevalentemente per cure veterinarie. Penso che la nostra epoca, fondata sulla comunicazione attraverso Internet e alla rissa continua che suscitano i social, dove un semi analfabeta può dare del coglione a un premio Nobel, abbia partorito mostri. La scienza degli scienziati produce vaccini nocivi per l’umanità. Il green pass é come la stella di David che divide la popolazione in sfruttatori e sfruttati (ci manca solo l’antico slogan marxista “Non vaccinati di tutto il mondo unitevi”) e d’incanto l’azione violenta diventa non solo giustificata, ma necessaria. Per questo la follia dei novelli estremisti dipende dalle parole. Come quelle degli anni settanta hanno prodotto piombo, quelle dei no vax stanno producendo i prodromi della violenza. Allora c’era il sistema internazionale delle multinazionali, ora ci sarebbe Big Pharma. Le similitudini ci sono tutte. L’antipatassitario per topi però supera ogni limite di immaginazione.

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