giovedì, 23 Settembre, 2021

Passera: Ridurre le tasse è il nostro obiettivo, ma non nel breve termine

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Niente patrimoniale. Ospite della trasmissione “Radio anch’io” su Rai Radiouno, il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, non poteva essere più chiaro: Passera ha affermato, infatti, di «non credere che l’introduzione di nuove tasse sia cosa da fare in questo momento, e non è prevista neanche una riduzione nel breve periodo di quelle applicate». Rispondendo alla domanda di un radioascoltatore, intervenuto in diretta, il Ministro ha anche sottolineato che «Ridurre le tasse a quelli che le pagano è l’obiettivo a cui pensiamo, ma non è realizzabile nel breve». L’unico spiraglio positivo che Passera lascia intravedere , dunque, sembra essere la possibilità di evitare l’aumento dell’Iva al 23% previsto per il prossimo settembre: «Come ha detto Monti l’operazione spending review deve mettere in condizione di evitare un intervento automatico di aumento dell’Iva che non avrebbe effetti positivi sull’economia. Questo obiettivo rimane confermato», ha ribadito il ministro.

2013 «NELLE MANI DI DIO» – Dura la reazione del Carroccio. «Il ministro Corrado Passera continua a parlare di soluzioni a lungo termine per abbassare le tasse quando non ha capito che nel breve saremo tutti morti»: lo ha dichiarato il vice-capogruppo della Lega Nord alla Camera, Maurizio Fugatti che ha continuato affermando che «invece di proseguire con la sua propaganda elettorale, il ministro dello Sviluppo economico dovrebbe impegnarsi per tagliare subito le tasse introdotte dal suo governo, a partire dall’Imu». La frecciatina si riferisce alle dichiarazioni di Passera in merito a possibili candidature per le elezioni del 2013: «Il 2013 è nelle mani di Dio» ha affermato il ministro che però non smentisce del tutto la possibilità di correre per le prossime legislative: «Non posso e non devo pensarci, devo far bene questo mestiere. Questo governo tecnico non deve pensare al dopo perché dobbiamo svolgere il nostro compito e guai a targare elettoralmente un governo come il nostro. Adesso dobbiamo portare l’Italia al di là del guado» ha detto Passera aggiungendo che visto che non dobbiamo fare i conti con il consenso elettorale, possiamo continuare sulla nostra strada.

FASE DUE: “PARDON?” – «Sappiamo che quello che facciamo non crea facile consenso. Questo è il momento del vento contro, del timone da tenere con grande fermezza. È il momento più difficile per gli effetti delle misure che abbiamo preso per risanare i conti e che adesso mordono nella carne viva, c’è l’effetto di un’Europa che tarda a dare risposte unitarie». Insomma, dopo le dichiarazioni di Monti che aveva detto «Il Paese si è spostato dall’orlo del precipizio, ma il cratere si è allargato e ci sta rincorrendo» mette le mani avanti Passera ma ribadisce, in merito alla proposta del sottosegretario Polillo di fare meno ferie per alzare il Pil, che «l’obiettivo del recupero di parecchi punti di produttività deve essere comune poiché la produttività è una grande sfida che dobbiamo affrontare tutti insieme con un grande sforzo di concertazione».

PONTE DI MESSINA: «NON E’ IL MOMENTO» – E al ministro per le infrastrutture non poteva non arrivare una domanda in merito alla questione della realizzazione del ponte sullo Stretto, alla quale il ministro ha risposto così: «Nello scegliere le infrastrutture a cui dare priorità, bisogna tenere conto di tante cose, sul Ponte non c’è una decisione definitiva, devo dire per trasparenza che non lo considero tra le infrastrutture più prioritarie a cui dobbiamo dedicarci». Cambio di rotta dunque rispetto al governo Berlusconi e subito arriva anche la bacchettata del senatore Pdl ed ex ministro alle Infrastrutture Altero Mattioli che ha commentato: «L’idea che il manufatto non venga ritenuto prioritario è un grave errore e dimostra che il ministro ed il governo non siano lungimiranti ed abbiamo una visione ragionieristica e apolitica sulle infrastrutture». Mattioli ha anche lanciato una pulce nell’orecchio: «E, inoltre, Passera ha verificato l’entità del danno che deriverebbe al bilancio dello Stato in caso di stop dell’opera per le penali da pagare alle imprese che dovrebbero realizzare il Ponte?».

Roberto Capocelli

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