lunedì, 17 Maggio, 2021

Patrimoniale? Non c’è un novello Robin Hood. Parliamone al momento giusto

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Sulla patrimoniale, che negli ultimi giorni è tornata al centro del dibattuto politico e di polemiche aspre, serve fare un po’ di chiarezza. Intanto, non è vero che sarà, come qualcuno ha detto, quel ‘male necessario’ che ci riporta al luglio del ’92, quando Giuliano Amato si trovò costretto ad applicare nella notte un prelievo forzoso sui conti correnti per coprire il buco di 8 miliardi di lire – il 6 per mille sui capitali al netto delle imposte – per la manovra correttiva. D’altro canto, conviene anche sgombrare il campo dalla visione affascinante ‘robinhoodiana’ secondo cui si toglie ai ricchi per dare ai poveri. L’emendamento proposto da Leu – criticato non solo dall’opposizione ma anche dalla stessa maggioranza di governo – necessita di un’analisi più complessa.

 

E’ inevitabile che, in una fase di emergenza come quella che stiamo attraversando, lo Stato debba contare sul contributo di quella parte della popolazione che detiene più della metà della ricchezza nazionale. Va rivista però l’impostazione di quella proposta e applicarla quando i tempi saranno più maturi. Il primo punto è il tetto stabilito, quello che graverebbe sulla categoria colpita dalla tassazione. Correremmo il rischio di fare un ‘danno’ maggiore, perché ne pagherebbero le conseguenze proprio quei redditi medi, che sono coloro i quali fanno girare i consumi e dunque l’economia. Serve invece un contributo una tantum sui ‘grandissimi’ patrimoni per alleviare il deficit con una sorta di tassa di solidarietà, fondi da mettere a disposizione del paese e di chi non ce la fa. Inoltre, non credo sia questo il tempo per applicare una tassa del genere, anche se è un tema su cui la sinistra torna ciclicamente, creando ulteriori tensioni e fibrillazioni all’economia del Paese. Discutiamone piuttosto quando l’emergenza sarà finita e ci sarà bisogno di ripartire, con un governo più forte e più solido, all’altezza di questa e di molte altre sfide.

 

Enzo Maraio

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1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    Sulla carta, l’idea di prevedere “un contributo una tantum sui ‘grandissimi patrimoni per alleviare il deficit con una sorta di tassa di solidarietà …” potrebbe anche trovare un consenso abbastanza largo, tra chi ritiene di non appartenere a detta categoria economica, ossia quella dei grandi patrimoni, ma si dimentica tuttavia che un prelievo del genere non “farebbe molta cassa”, stante il numero sostanzialmente basso degli interessati, e il “prelievo” si tradurrebbe di fatto in una misura dal sapore ideologico, volta a soddisfare chi vuol “far piangere i ricchi” come si usa dire, tentazione che ciclicamente percorre la sinistra (mentre io spererei che almeno quella riformista ne restasse esente).

    Per “fare cassa” occorrerebbe dunque allargare la platea delle categorie soggette al “prelievo”, e c’è da scommettere che allora l’indice di gradimento calerebbe non poco, ma sarebbe troppo tardi perché, una volta sposato il principio, i decisori politici potranno discrezionalmente stabilire dove posizionare l’asticella della ricchezza, come è stato per la retroattività applicata a suo tempo al Cav. per “dimissionarlo” dal Senato, salvo che poi la stessa retroattività non è piaciuta a chi l’aveva prima accettata, se non applaudita, per tornaconto politico, e che dopo invece la respingeva sentendosene danneggiato (anche qui, io non vorrei che i riformisti cadessero in siffatte incoerenze e contraddizioni).

    L’Autore di queste righe propone in chiusura di rinviare il problema, per discuterne “quando l’emergenza sarà finita …”, il che a me pare essere una posizione un po’ sfuggente, poco consona ad un partito che dovrebbe guardare con molta attenzione alla classe media, che paga le tasse in maniera progressiva, e sta spendendo per la manutenzione dei propri immobili, sulla quale si deve contare per la ripresa, e da non allarmare con messaggi che potrebbero risultare scoraggianti, bensì da motivare onde farla sentire classe dirigente capace di “dare prova di sé nel progettare una strategia di medio-lungo periodo” (mutuando le parole conclusive dell’articolo “Una ruota quadrata”).

    Paolo B. 05.12.2020

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