domenica, 28 Novembre, 2021

Pedrelli e gli eretici

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Ho partecipato al congresso dei giovani socialisti svoltosi nel fine settimana a Roma. Vi ho colto un originale e spavaldo senso di appartenenza ad una storia e una voglia di intervenire sul presente sollecitando e pungolando il partito e nel contempo assumendosi responsabilità.

Vi ho portato il mio contributo partendo dal presupposto di voler eliminare le banalità e le smancerie che generalmente vengono sventagliate nel corso di questi consessi. Un brillante intervento aveva invitato ad attualizzare alcuni termini storici, quali riformismo e radicalismo. E io ho colto l’occasione per invitare i giovani a non accontentarsi di nessuna parola d’ordine della politica senza guardarci dentro. Di essere diffidenti ed eretici, appunto. Di destra e sinistra parlò in un suo famoso saggio Norberto Bobbio, attribuendo alla nozione di sinistra l’equivalenza dell’eguaglianza e alla destra quella della libertà. Non credo che oggi debba essere più così. Una sinistra senza il culto della libertà, una sinistra illiberale, non può essere la nostra. Eguaglianza e libertà o sono tenute strettamente unite o si sfaldano entrambe. Sistemi fondati sull’eguaglianza, che é la versione estrema e non sempre corrispondente dell’equità, sono divenuti opprimenti, autoritari, persecutori. E sono caduti sgretolandosi come un edificio senza fondamenta. Sistemi liberali che sconfinano nel liberismo economico non sono più in grado di rispondere ai grandi problemi della nostra società, ultimo dei quali la pandemia che, assieme alla crisi ambientale, impongono sforzi assai considerevoli di investimenti pubblici. Ecco perché rivendico l’attualità del socialismo liberale, nella sua solenne e inossidabile versione. Nella versione storica, perché il socialismo liberale e riformista é l’unico che non sia stato bollato dall’onta del fallimento e della tragedia. E’ l’unico che ci permette ancora di fregiarci del nome di socialisti. Ma anche nell’attualità. Facciamo degli esempi. E’ evidente che mai come oggi lo stato debba intervenire nell’economia e nei servizi, sopratutto in quelli essenziali. Ma lo stato da solo non può farcela se non indebitandosi a dismisura. Occorre l’intervento dei privati, anche nei servizi a patto che in questi ultimi le convenzioni col pubblico costino come in quelli pubblici. Parlammo di questo anche a proposito della scuola. La contrapposizione ideologica tra scuole private, generalmente per ricchi, e scuole pubbliche, generalmente per indigenti, non ha senso. Non deve averlo. E’ più di sinistra mantenere questa rigidità o permettere a tutti di scegliere quale scuola frequentare con un bonus che sia l’equivalente della spesa pro capite per alunno nella scuola pubblica? Permettere alla persone di andare in pensione a 62 anni é più di sinistra che versare quei miliardi, i miliardi di quota cento, per la formazione e il lavoro dei giovani? L’emergenza in Italia é quella dei pensionati o dei giovani senza lavoro? I dieci miliardi spesi dal governo Prodi per evitare il cosiddetto scalone e che potevano essere utilizzati per l’occupazione giovanile sono stati spesi bene? E il reddito di cittadinanza così concepito é un’operazione socialista, nel senso vero del termine? Pagare dei giovani per non far nulla e per consentire loro di aggiungere lavoretti in nero é un’opera di equità? Salviamo il reddito per i poveri, ma che siano realmente poveri, e investiamo in formazione e in assunzione quelli che risparmiamo. Una sinistra che non appoggia i referendum sulla giustizia ed é ancora subalterna a quell’intreccio perverso tra politica e magistratura, denunciata nel libro di Palamara e Sallusti, non é una sinistra a cui manca una gamba per poter camminare con noi? Certo se la Lega li appoggia o addirittura li promuove, se dal cappio sventagliato alla Camera approda al garantismo, non dobbiamo certo essere noi a cambiare la nostra coerente posizione né a ignorare che dalla Lega ci separano ancora l’idea sulla unità europea e la questione dei migranti. Il fatto di dover quindi approfondire e attualizzare non solo il tema del socialismo ma anche i tradizionali confini tra destra e sinistra credo sia un bel compito da affidare ai più giovani, i meno asfissianti dalle certezze del passato e i meglio in condizione di cogliere le mutazioni del presente. A Enrico Pedrelli, che nel giorno del ritiro di Valentino Rossi decide di fare un altro giro, la mia soddisfazione e il mio convinto apprezzamento. Enrico sa la stima e la simpatia che da sempre nutro per lui. Da quando ha fondato Radio eretica. Perché l’eresia, diceva Turati, rappresenta un valore inalienabile di un socialismo non dogmatico.

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