mercoledì, 19 Maggio, 2021

Pensioni di invalidità, nel reddito anche la casa

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Rubrica-DIRITTIeLAVOROLa casa di abitazione rileva per il diritto alla pensione d’invalidità. Del suo reddito in altre parole si deve tener conto ai fini della verifica del requisito reddituale, pari a 16.127 euro nel 2013. La novità è efficace dal 23 agosto non solo per i nuovi assegni pensionistici, ma anche per quelli ancora in via di definizione o in contenzioso. A stabilirlo è l’art. 10 della legge n. 99/2013 che ha convertito il cd decreto lavoro (dl n. 76/2013), la stessa disposizione che corregge il criterio cumulativo (invalido più coniuge) che l’Inps ha introdotto e poi sospeso quest’anno, sempre per la verifica del requisito reddituale della pensione d’invalidità. Nello specifico, la novità interessa gli invalidi civili (cittadini affetti da minorazioni con una riduzione permanente della capacità di lavoro, a eccezione di invalidi di guerra, invalidi del lavoro e per servizio, ciechi e sordomuti) e, in particolare, la pensione d’inabilità cui hanno diritto in presenza d’invalidità totale (del 100%) e, come accennato, di un reddito non superiore a 16.127,30 euro nel 2013 (rivalutato ogni anno). Come prima riferito, l’anno scorso l’Inps (circolare n. 149/2012), nel diffondere i dati sull’operazione di rinnovo delle pensioni per il 2013, aveva recepito l’orientamento della Cassazione in base al quale ai fini dell’accertamento della sussistenza del requisito reddituale, si dovessero prendere in considerazione non soltanto i redditi dell’invalido, ma pure quelli del coniuge.

La novità suscitò durissime polemiche, terminate solamente con la marcia indietro dell’Istituto in attesa, però, di una necessaria modifica normativa. Modifica che è puntualmente giunta con la legge n. 99/2013, come spiega l’Ente assicuratore nel recente messaggio n. 15968/2013, che all’art. 10 fissa il nuovo principio «secondo il quale, ai fini dell’accertamento della sussistenza del requisito reddituale per la concessione del trattamento di inabilità civile (art. 12 legge n. 118/1971), assume rilievo unicamente il reddito personale dell’invalido». Ma qualche importante novità è stata comunque introdotta per la casa di abitazione appunto. Infatti, nel fissare il nuovo principio, la legge n. 99/2013 stabilisce pure che «il limite di reddito per verificare il titolo alla prestazione assistenziale d’inabilità è valutato con riferimento al reddito agli effetti dell’Irpef…». Si tratta in pratica di un’ulteriore disposizione che ha l’effetto di superare la vecchia norma sui criteri di individuazione dei proventi che rilevano per l’accertamento del requisito reddituale, di cui all’art. 26 della legge n. 153/1969. La vecchia disposizione sanciva, nella fattispecie, che deve tenersi conto di tutti i proventi assoggettabili a Irpef, con esclusione di assegni familiari e casa di abitazione. Un’esclusione, quest’ultima, ribadita più volte anche dalla Cassazione nei confronti dell’Inps (si veda tra le altre la sentenza n. 5479/2012), il quale invece pretende da sempre di doversi considerare nel reddito anche quello della casa di abitazione. Ad accontentare l’Istituto ci ha dunque pensato adesso la legge n. 99/2013, con il nuovo principio che ha efficacia dal 23 agosto e anche per le domande di pensione d’inabilità in relazione alle quali non sia intervenuto accertamento definitivo nonché ai procedimenti giurisprudenziali non conclusi con sentenza definitiva al 23 agosto, limitatamente al riconoscimento del diritto al trattamento in questione a decorrere dalla stessa data (23 agosto) senza corresponsione di arretrati.

Liquidazione anticipata ASpI
Il decreto ministeriale n. 73380 emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, attua le disposizioni di cui all’articolo 2 comma 19 della legge 28 giugno 2012 n. 92, il quale – in via sperimentale e nel limite massimo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015 – prevede che il lavoratore avente diritto alla corresponsione dell’indennità di disoccupazione ASpI o mini ASpI possa richiedere la liquidazione anticipata in un’unica soluzione degli importi del relativo trattamento non ancora percepiti, al fine di intraprendere un’attività di lavoro autonomo, ovvero per avviare un’attività in forma di auto impresa o di micro impresa, o per associarsi in cooperativa. Con la circolare Inps n. 145 del 9 ottobre 2013 sono state fornite le istruzioni relative ad ambito di applicazione, domanda, documentazione e modalità di erogazione della prestazione.
Aliquote e prestazioni ASpI e mini ASpI
Il decreto n. 71253 del 25 gennaio 2013, emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con quello dell’Economia e delle Finanze, consente l’attuazione delle norme introdotte dalla legge 92/2012, che hanno esteso la nuova assicurazione sociale per l’impiego (ASpI) ad alcune tipologie di lavoratori, in precedenza esclusi dall’applicazione dell’assicurazione contro la disoccupazione, e disposto – a determinate condizioni – un allineamento graduale del contributo ASpI all’aliquota contributiva ordinaria dell’1,61% (1,31% + 0,30%) per gli anni dal 2013 al 2017. Il provvedimento interministeriale ha determinato per l’anno 2013 le misure delle indennità di disoccupazione ASpI e mini ASpI, da liquidare alla nuova platea di assicurati, in funzione dell’effettiva aliquota di contribuzione. Con la circolare Inps n. 144 dell’8 ottobre 2013, l’Istituto ha impartito alle strutture periferiche le istruzioni attuative di quanto previsto dal decreto.

Carlo Pareto

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