giovedì, 21 Ottobre, 2021

Pensioni, i nuovi limiti reddituali per il 2021

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Pensioni
NUOVI LIMITI REDDITUALI 2021
Con la circolare n. 158 del 29 dicembre scorso, l’Inps ha inteso chiudere l’anno rendendo note le nuove tabelle dei limiti di reddito familiare a cui fare riferimento per l’applicazione della cessazione o riduzione della corresponsione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione di pensione per l’anno 2021.
La rivalutazione dei limiti reddituali produce già i suoi effetti a partire dal primo gennaio 2021, insieme alla rivalutazione dei limiti di reddito mensili per l’accertamento del carico ai fini del diritto agli assegni stessi.
Destinatari
Le nuove disposizioni dell’istituto trovano applicazione nei confronti dei soggetti esclusi dalla normativa sull’assegno per il nucleo familiare, ossia:
coltivatori diretti, coloni, mezzadri e piccoli coltivatori diretti (cui continua ad applicarsi la normativa sugli assegni familiari);
nonché pensionati iscritti alle Gestioni speciali per i lavoratori autonomi (cui continua ad applicarsi la normativa delle quote di maggiorazione di pensione).
L’Ente assicuratore ha comunque specificato che, nei confronti di tali soggetti, la cessazione del diritto alla corresponsione dei trattamenti di famiglia, per effetto della rivalutazione dei limiti reddituali, non comporta la cessazione di altri benefici riconosciuti per familiari a carico/conviventi o diritti connessi.
Pensioni, nuovi limiti reddituali 2021
Ai fini della cessazione o riduzione della corresponsione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione delle pensioni da lavoro autonomo, i limiti di reddito familiare da considerare sono rivalutati ogni anno in ragione del tasso d’inflazione programmato con arrotondamento ai centesimi di euro.
Per il 2020, è stato specificato, la misura del tasso d’inflazione programmato da tenere in considerazione sarà pari allo 0,8%. Pertanto, in applicazione delle vigenti norme per la perequazione automatica delle pensioni, il trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti risulta fissato dal 1° gennaio 2021 (e per l’intero anno) a 515,58 euro mensili.
In relazione a tale trattamento, i limiti di reddito mensili da considerare ai fini dell’accertamento del carico (corrispondente alla non autosufficienza economica del familiare) e quindi del riconoscimento degli assegni familiari, risultano fissati per tutto l’anno 2021 i seguenti limiti reddituali:
726,11 euro per il coniuge, per un genitore, per ciascun figlio o equiparato;
1270,69 euro per due genitori ed equiparati.
Ovviamente, le procedure di calcolo delle pensioni sono state aggiornate in conformità ai nuovi limiti di reddito.

 

Pensioni
CALENDARIO PAGAMENTI FEBBRAIO 2021
Come per i mesi scorsi, anche per febbraio 2021 Inps e Poste Italiane hanno deciso di anticipare il pagamento delle pensioni per agevolare gli italiani per evitare code e assembramenti negli uffici postali come misura anti-Covid.
Per il pagamento delle pensioni di febbraio si parte da lunedì 25 gennaio 2021 e si chiude sabato 30 gennaio.
Tutti i pensionati che non possono fare a meno di ritirare la pensione in contanti in un ufficio postale dovranno presentarsi agli sportelli rispettando la turnazione alfabetica prevista dal calendario messo a punto da Poste, che potrà variare a seconda del numero di giorni di apertura dell’ufficio postale di riferimento. Questo di seguito indicato il calendario di febbraio 2021:
lunedì 25 gennaio cognomi dalla A alla B
martedì 26 gennaio cognomi dalla C alla D
mercoledì 27 gennaio cognomi dalla E alla K
giovedì 28 gennaio cognomi dalla L alla O
venerdì 29 gennaio cognomi dalla P alla R
sabato 30 gennaio cognomi dalla S alla Z.
Si tratta esclusivamente di un’anticipazione del pagamento: il diritto al rateo di pensione si matura comunque il primo giorno del mese di competenza dello stesso.
In relazione ai pagamenti delle pensioni continuano ad applicarsi anche le disposizioni in materia di riaccredito connesse al decesso del beneficiario della prestazione o al verificarsi di altra causa di estinzione del diritto alla prestazione, nei limiti delle disponibilità esistenti sul conto corrente postale o sul libretto postale, nonché le disposizioni che regolano il recupero dei trattamenti indebitamente corrisposti.
Pensioni di invalidità superiore ai 1.000 euro
In deroga alle disposizioni vigenti, i pagamenti mensili superiori a 1.000 euro dei trattamenti di invalidità civile erogati dall’Inps a seguito dell’applicazione dell’articolo 15 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, a partire dal mese di novembre fino al termine dello stato di emergenza, possono essere riscossi in contanti agli sportelli bancari e di Poste Italiane.
L’Inps concede questa opzione unicamente ai beneficiari delle prestazioni di invalidità civile che, con effetto dal 20 luglio 2020, abbiano più di 18 anni (prima la legge riconosceva invece l’invalidità civile solo a chi aveva “età pari o superiore a 60 anni”).
L’ordinanza, in particolare, precisa che Poste e le banche adottano, nei confronti di questi beneficiari, ogni iniziativa diretta a favorire l’apertura di conti correnti e di libretti di risparmio dotati di codice Iban, nonché il rilascio di carte prepagate ricaricabili dotate di codice Iban per consentire l’adeguamento alla normativa di questi pagamenti.
Possibilità di delega
Per ogni opportunità si ricorda, agli eventuali soggetti interessati, che per tutto il periodo dell’emergenza sanitaria Covid, i cittadini di età pari o superiore a 75 anni che percepiscono prestazioni previdenziali presso gli uffici postali, che riscuotono normalmente la pensione in contanti e che non hanno già delegato altri soggetti al ritiro della pensione, possono chiedere di ricevere gratuitamente le somme in denaro presso il proprio domicilio, delegando al ritiro i Carabinieri.
Per eventuali, ulteriori informazioni al riguardo, è possibile consultare il sito poste.it o contattare il numero verde 800 00 33 22.

 

Osservatorio Inps
PENSIONATI CHE CONTINUANO A LAVORARE: QUANTI SONO
Negli ultimi sei anni tra le forze di lavoro hanno mantenuto un piazzamento stabile un milione di pensionati, poco meno del 4% del totale. Lo rivela il nuovo Osservatorio Inps sui lavoratori dipendenti e indipendenti recentemente presentato e che va ad arricchire la già significativa offerta di statistiche socio-economiche prodotte con scadenze diverse. Nel 2019 erano poco più di 973mila i lavoratori pensionati. Più precisamente 685.156 (pari al 2,7% dei lavoratori dell’anno) erano sicuramente titolari di pensione che lavoravano, in quanto beneficiari di una pensione diretta di vecchiaia o anzianità già da prima del 2019, mentre 288.551 (pari all’1,1% dei lavoratori) erano “nuovi pensionati” dell’anno.
La quota di pensionati che lavorano (esclusi i neo-pensionati) è massima tra i lavoratori autonomi agricoli (il 22,4% di questi lavoratori è già pensionato) e significativa tra i lavoratori occasionali (16,5%), i parasubordinati (11,9%), gli artigiani (9,3%) e i commercianti (8,3%); categorie, queste ultime, in cui si concentrano oltre i tre quarti dei pensionati che lavorano.
I due flussi, quello dei “già pensionati” e quello dei “nuovi pensionati” dell’anno, si compensano, al calare del primo corrisponde un aumento del secondo, mantenendo più o meno costante il valore d’insieme che, come detto, è attorno al milione negli ultimi sei anni.
I pensionati lavoratori sono presenti in tutte le categorie, persino tra i dipendenti privati e pubblici.
Dietro i numeri dei pensionati-lavoratori ci sono dinamiche abbastanza profonde, che si incrociano con l’impoverimento di quanti hanno dovuto fare i conti con carriere lavorative discontinue (e dunque hanno una pensione piuttosto povera) e con il più generale invecchiamento della popolazione. Il rischio longevità, sempre trascurato negli anni giovanili, ha sicuramente un peso nelle scelte (o le necessità) di quanti restano occupati per qualche anno in più.

 

Carlo Pareto

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