mercoledì, 19 Maggio, 2021

Perché no al partito dei governatori e al doppio incarico

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E’ il caso più eclatante quello del PD col suo segretario nazionale, Zingaretti scelto anche in forza (peraltro dimostrata in tre vittoriose tornate elettorali consecutive) della prestigiosa carica di Governatore del Lazio che ancora ricopre. Peraltro nell’ansia di classe dirigente sperimentata non è un caso che abbia come un possibile concorrente al prossimo congresso anche il Governatore dell’Emilia-Romagna Bonaccini. Ebbene se pensiamo alla prossima tornata elettorale amministrativa con i suoi riflessi sul quadro politico, solo dei ciechi possono ignorare le storture che derivano dal doppio mandato in una situazione eccezionale come quella che stiamo attraversando per restare competitivi con gli altri leader a tempo pieno. Se poi a questo si aggiunge che a livello locale c’è una barriera istituzionale che impedisce a sindaci e presidenti di candidarsi ai livelli superiori perché comporterebbe lo scioglimento della loro assemblea e il conseguente vuoto di potere, appare evidente che non si assicura così l’osmosi di classe dirigente dal basso verso l’alto, quando occorra, grazie ai crediti acquisiti rispetto all’improvvisazione dilagante e devastante. Dopo la crisi delle ideologie e dei loro apparati di indottrinamento, l’unica vera scuola di formazione di classe dirigente da mettere alla prova è quella prevista nella Costituzione con lo Stato delle autonomie in tutti i suoi gradi, compresa la doverosa e sacrosanta reintroduzione dell’elezione diretta delle amministrazioni provinciali senza le quali non ci sono le dimensioni opportune per l’esercizio delle deleghe da parte delle regioni incentivando la svolta centralistica moltiplicata per quante sono le regioni. Con il doveroso rinvio delle elezioni amministrative all’autunno per non interferire sulla priorità assoluta delle vaccinazioni, il Parlamento farebbe in tempo a rilanciare le autonomie locali in accoglimento di quelle riforme che favoriscano una politica più partecipata ed efficiente a tutti i livelli, a partire dalle rete territoriale col riequilibrio dei servizi in tutti i settori, in primis per battere il corona virus. Se il problema nessuno se lo pone o non è all’ordine del giorno come volete che si rinsaldi la fiducia dei cittadini con i politici? Per togliere alibi a chi è privo di sensibilità costituzionale faccio presente un’eccezione che ci fornisce la chiave risolutiva per abbattere la barriera istituzionale anzidetta. Frutto di appassionato confronto interno è nata e fu presentata già dal 2015 nella scorsa legislatura un apposito disegno di legge per i comuni a firma del nostro amico ideatore e primo firmatario, il senatore Claudio Moscardelli. Riassumo gli elementi più significativi. Dopo i significativi riconoscimenti alla elezione diretta a doppio turno non ci è apparso opportuno un ritorno all’assemblea pur rafforzando il capo dell’amministrazione con l’introduzione della sfiducia costruttiva alla tedesca. Per salvaguardare la continuità amministrativa quando per qualunque motivo si sfila il sindaco o il presidente (province o regioni) ci viene in soccorso il modello americano dell’esecutivo con l’introduzione del ticket con una sottolineatura di assoluta originalità a livello mondiale la compresenza dei due generi come riconoscimento del ruolo della donna a tutti i livelli contro il clima di violenza e di discriminazione a cui è fatto segno. Contro il timore di tentazioni annessionistiche dei gruppi maggiori verso i minori, la compresenza nel ticket concorrerebbe a sottolineare il valore aggiunto delle rispettive identità e quanto hanno in comune. La ratio istituzionale di questa riforma da introdurre per i vertici elettivi di tutti gli enti locali è ripristinare l’ascensore politico e non penalizzare le assemblee elettive. Dopo la crisi della egemonia delle ideologie, quella delle autonomie locali è la più grande scuola per la formazione di nuova classe dirigente di cui abbiamo estremo bisogno senza salti nel buio. Ammesso che questa scelta non fosse condivisa, chi impedisce avvalendosi dell’autonomia regionale che Zingaretti e Bonaccini facciano da battistrada per fare fronte a tempo pieno ai compiti assorbenti di livello nazionale? Una precisazione è d’obbligo attraverso una norma provvisoria: in attesa dell’introduzione del ticket, l’avvicendamento ai vertici, purchè sia stato esercitato già un mandato pieno, è rimesso all’assemblea.

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