martedì, 3 Agosto, 2021

Perù, Pedro Castillo è presidente, ma si aspetta esito ricorso

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Ci sono voluti alcuni giorni ma alla fine la Commissione elettorale ha reso noti i dati definitivi del ballottaggio delle elezioni presidenziali in Perù. Con uno scatto ridotto ha prevalso il socialista Pedro Castillo, leader dello schieramento Perù Libre che ha raccolto i consensi degli elettori della sinistra progressista. Castillo però non è ancora stato proclamato Presidente in quanto la sua avversaria Keiko Fujimori ha presentato un ricorso per brogli elettorali sostenendo che sarebbero state annullate o falsificate migliaia di schede. La Fujimori è la figlia dell’ex dittatore Alberto, condannato a venticinque anni di carcere per violazione dei diritti umani ed è a capo di Fuerza popular che si definisce di destra sociale nel panorama politico peruviano. All’incertezza dei risultati si è aggiunto, subito dopo il voto,da parte della procura della repubblica di Lima la richiesta di arresto per la Fujimori in quanto avrebbe violato gli obblighi derivati dal suo stato di libertà vigilata perché accusata di finanziamenti illeciti e di riciclaggio. Una situazione abbastanza caotica che coinvolge questo Stato,il cui territorio si sviluppa dalle coste del Pacifico alle Ande, attualmente provato da una grande crisi sanitaria per il propagarsi della pandemia da coronavirus. Crisi sanitaria che si aggiunge alle difficoltà economiche di un Paese che vive soprattutto di agricoltura e di pesca e che ha molte risorse energetiche e minerarie, in particolare rame e argento. Buona parte della popolazione vive sotto la soglia della povertà e proprio su questo ha fatto leva Pedro Castillo per imporsi, se il risultato sarà confermato dopo l’esame del ricorso. La sua campagna elettorale è stata improntata sulla lotta contro le diseguaglianze sociali e la disoccupazione ma anche per l’eliminazione dei fenomeni corruttivi che hanno investito a vario livello lo Stato negli anni scorsi. E anche per l’obbligo alle società estrattive di rinvestire parte dei guadagni in iniziativa che permettono la crescita del tenore di vita e una migliore assistenza sanitaria e sociale. Insegnante e nuovo alla politica, Castillo ha promesso anche di riscrivere la Costituzione. Nonostante il suo programma di sinistra, si è mostrato conservatore nel settore dei diritti civili dichiarandosi contrario alle unioni gay e all’ aborto. La Fujimori invece si è battuta per il libero mercato cercando di rassicurare i ceti produttivi dai pericoli di quello che ha definito il comunismo strisciante del suo avversario accusandolo anche di connessioni con i gruppi terroristici che hanno insanguinato con attentati e uccisioni il Paese negli ultimi anni. L’incertezza del risultato ha fatto sì che per ora, a parte i commenti entusiasti di esponenti della sinistra dell’America Latina, gli Stati Uniti non abbiano ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’esito del voto limitandosi a ribadire la loro collaborazione con chiunque sarà proclamato vincitore. Ed è da augurarsi che ciò avvenga nel più breve tempo possibile in quanto il Perù non sopporterebbe un periodo di vuoto politico e istituzionale che minerebbe in modo probabilmente irrecuperabile la volontà della sua popolazione di uscire dalla crisi e di riprendere il percorso verso la crescita economica e sociale.

Alessandro Perelli

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