martedì, 26 Ottobre, 2021

Peste da guerre, Covid-19 dalla globalizzazione

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La peste. Il Coronavirus c’è ma, fortunatamente, non è la peste. Tuttavia si risveglia nell’inconscio collettivo la remota paura della peste. Il cordone sanitario adottato dal governo Conte contro il nuovo virus cinese è imponente: prima l’isolamento delle “zone rosse” focolaio del contagio, poi la “blindatura” in sicurezza della Lombardia e di gran parte del Nord, infine l’intera Italia dichiarata “zona protetta”. Sono misure straordinarie di emergenza sanitaria prima sconosciute alle nostre generazioni abituate a muoversi liberamente.

Ma Attilio Fontana e Luca Zaia chiedono al governo una stretta ancora più forte. I governatori della Lombardia e del Veneto hanno proposto «una chiusura totale» delle attività commerciali (con l’esclusione degli alimentari e delle farmacie) e di fermare i trasporti pubblici per 15 giorni. A Milano e a Roma per la paura, sono spuntate migliaia di persone con le mascherine, si sono svuotati negozi e strade. Un po’ in tutta Italia sono scattati degli assalti ai supermercati per comprare pasta, olio, patate, mascherine e disinfettanti. L’infezione da Coronavirus, nonostante tutto però, è cresciuta a ritmi molto alti soprattutto in Lombardia. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha invitato i cittadini alla «responsabilità» e a «restare a casa» per contenete e bloccare i contagi.

La globalizzazione economica porta ricchezza, ha fatto uscire dal sottosviluppo nazioni come la Cina e l’India, ma produce anche la terribile conseguenza delle epidemie senza confini. Sono state colpite oltre 90 nazioni. Complessivamente i morti sono oltre 4.000 e i malati più di 110.000 nei cinque continenti, ma in larghissima parte sono concentrati nella Repubblica Popolare Cinese, il paese nel quale è emerso il nuovo virus nei primi giorni dello scorso dicembre. Xi Jinping ha definito il Coronavirus «un demone». Il presidente della Repubblica Popolare Cinese, dopo misure severissime, ha visitato Wuhan (la metropoli al centro dell’epidemia) e ha definito «quasi vinta» la durissima battaglia contro il morbo.

Anche gli Stati Uniti d’America, la superpotenza in competizione con Pechino per l’egemonia mondiale, sono stati colpiti dal Covid-19 e serpeggia una forte preoccupazione per l’esplosione dell’epidemia. Non a caso Wall Street, che fino quasi alla fine di febbraio collezionava solo primati, ha visto precipitare le quotazioni. Il morbo cinese sta colpendo anche gli altri paesi europei. L’allarme è fortissimo in Francia, Spagna e in Germania.

Una volta i virus viaggiavano con le guerre, ora con la globalizzazione economica. Adesso la Cina, la Corea del Sud e l’Europa pagano un prezzo altissimo. Nel 166 dopo Cristo le peste Antonina o di Galeno (dal nome del medico che la descrisse) sconvolse l’Impero Romano all’epoca di Marco Aurelio. Il morbo, sembra si trattasse di vaiolo, arrivò da Oriente con i legionari romani vittoriosi sui Parti. Fu una carneficina: uccise circa un terzo della popolazione. Nel 1300 la peste nera devastò l’Italia e l’Europa. Nel 1347, durante l’assedio di Caffa, importante colonia commerciale genovese in Crimea, il capo tartaro Gan Bek fece lanciare dei cadaveri infetti all’interno delle mura della città. Così la peste nera arrivò a Genova e da lì in tutta Europa. L’infezione, sembra partita dalla Mongolia o dalla Cina, sterminò un terzo della popolazione europea dal 1347 al 1353, perirono 20-25 milioni di abitanti. Nel 1500 e nel 1600 la peste giunse di nuovo in nord Italia e a Milano, questa volta portata dai lanzichenecchi. Ne parla anche Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi.

Poi c’è stato il flagello dell’influenza Spagnola. I nostri nonni ancora ricordavano a noi bambini quell’incubo: arrivò nella primavera del 1918, causò tra i 50 e i 100 milioni di morti in tutto il mondo. Fu una ecatombe. Si chiamò Spagnola non perché provenisse dalla penisola iberica ma perché ne parlarono solo i giornali di Madrid perché la Spagna era neutrale mentre le altre nazioni, europee ed extra europee, erano impegnate nella Prima Guerra Mondiale e censurarono la notizie dell’epidemia per non demoralizzare le rispettive truppe. Non si sa ancora da dove arrivò la Spagnola: chi dice dagli Usa, chi dalla Francia, chi dalla Cina.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

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