domenica, 17 Ottobre, 2021

Picone e Ficarra in scena con Aristofane

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Ancona – Non è davvero un spettacolo del poeta della Commedia antica. È, infatti, il testo di Aristofane riadattato alle esigenze del pubblico di oggi. Perché? Per far ridere. “Le rane”, scritto 2500 anni fa, è stato interpretato da due noti comici: Salvatore Picarra e Valentino Picone. La messa in scena della satira, al Teatro delle Muse, lo scorso 22 dicembre, è stata diretta da Giorgio Barberio Corsetti. È stata una sfida impegnativa per i due attori: rappresentare il testo del la commediografo greco, utilizzando lo schema della scena multipla: più luoghi alla volta e senza limitazioni da parte degli attori.

Diòniso il dio del teatro che va nei regni dell’oltretomba, accompagnato dal suo servo Xantia, per richiamare in vita Eschilo e Euripide e metterli daccapo in gara, per vedere chi sia il più valente: la palma della vittoria resta naturalmente aggiudicata a Eschilo, che agli occhi di Aristofane rappresenta la tradizione, mentre Euripide è il modernista e l’innovatore.

In questa commedia troviamo la coppia più antica della storia del teatro: il padrone che pressa il servo che vuole eludere tutti gli ordine. Xantia è un personaggio irriverente dalla bocca sguaiata, scoreggia… Tra i due c’è un rapporto molto sanguigno che si accende verbalmente. Anche durante il viaggio in barca per raggiungere nel regno dei morti, il dio ed il servo, utilizzeranno parole “colorite”. Il servo è implacabile nei confronti del suo padrone: Xantia tormenta in continuazione Diòniso, nonostante sia una divinità. Questo aspetto della personalità del servo è una parte importante dell’opera perché era destinata ad un pubblico molto variegato. Sicché i testo, oggi, riportato a teatro dai due comici, dovrebbe rispettare questa specificità del racconto. Infatti, a teatro andavano persone di condizioni molto diverse: il sacerdote seduto in prima fila, le persone più o meno istruite, i politici ecc..

Diòsino diventa il giudice di due grandi drammaturghi: il dio ricerca un personaggio che sia in grado di dare una sferzata ai cittadini di Atene perché la città era in decadenza. Il nesso con l’attualità è molto forte: Aristofane, del resto, dice che ci sono politici disposti a cambiare casacca volentieri pur di mantenere il comando, perciò non si interessano della cosa pubblica, ma pensano piuttosto a se stessi. Le cose successe, molti secoli fa, sono attuali perché ancora oggi. La commedia di Aristofane è un’opera di fantasia che ha diversi punti di contatto con la realtà.

Il cast di giovani, che forma il coro intona canti e si muove sulla scena come se fosse un gruppo di ballerini. I costumi di scena: colori accesi oppure bicromie, che hanno cercano di attirare l’attenzione del pubblico per staccarsi dai personaggi principali. La presenza di due cori, elemento strutturare della commedia di Aristofane, è sta resa dalle figure maschili e femminili. Gli attori, appartenenti al coro, creano un contrasto forte fra il fondale scuro ed il marrone e il beige. Il canto del coro interrompe l’azione dei protagonisti od attori secondari e si rivolge direttamente agli spettatori per fare l’apologia del poeta. Una menzione va, anche, a Gabriele Benedetti ed a Roberto Rustioni, i due interpreti degli scrittori antichi in competizione. Le musiche, inoltre, sono originali e sono state composte ed eseguite da Seiottavi”.

Andrea Carnevali

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