lunedì, 17 Maggio, 2021

Poche donne? Meno soldi ai partiti

1

EVIDENZA-Quote rosaSenza donne in lista, ai partiti arriveranno meno soldi dal finanziamento pubblico. È questo il senso di due emendamenti identici (di PD e SEL) al testo in discussione che riscrive le norme del finanziamento pubblico e che sono stati approvati oggi alla Camera con una larghissima maggioranza (330 sì, 123 astenuti e 8 contrari), ma senza i voti dei grillini. Alla base della regola che dovrebbe garantire per legge una quota ‘rosa’ del 40% di candidature al femminile, c’è l’articolo 51 della Costituzione che dice che “La Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.

La norma stabilisce che se alle prossime elezioni di Camera e Senato e per il Parlamento europeo un partito non avrà almeno il 40 per cento delle donne in lista gli saranno decurtati i finanziamenti ottenuti attraverso la destinazione del 2 per mille.

Il testo prevede che nel caso di mancato rispetto della legge “le risorse spettanti al partito (…) sono ridotte in misura percentuale pari allo 0,50 per ogni punto percentuale di differenza tra 40 e la percentuale di candidati del sesso sottorappresentato, nel limite massimo complessivo del 10 per cento”.

Gli emendamenti stabiliscono inoltre che “a decorrere dall’anno 2014, è istituito un Fondo in cui confluiscono le risorse derivanti dall’applicazione” dei tagli e queste risorse “sono annualmente ripartite tra i partiti per i quali la percentuale di eletti del sesso meno rappresentato in ciascuna elezione sia pari o superiore al 40 per cento”. Funzionerà? I dubbi non mancano.

Pia Locatelli, deputata del PSI e presidente onorario dell’Internazionale socialista donne, non ha una grandissima fiducia nell’efficacia della misura perché ricorda che i partiti, in presenza di leggi analoghe come accade in Francia, preferiscono pagare multe piuttosto che mettere le donne in lista. Comunque il giudizio nel complesso è positivo perché in questo modo è stato compiuto “un importante passo avanti che ci avvicina all’ Europa”.

A margine della votazione anche un siparietto tra la stessa Locatelli e un deputato grillino che pretendeva di impartirgli una lezione di … femminismo. “Quando si parla di quote – ha replicato Locatelli nel corso del dibattito in Aula – non si tratta, come ha detto qualche collega dei 5 Stelle che evidentemente non conosce la materia, di far eleggere donne incompetenti, bensì di permettere a quelle competenti di non essere tagliate fuori. Sappiamo benissimo che una donna eletta in più significa un uomo eletto in meno e che questo per molti è il vero problema. A questo proposito la scorsa settimana assieme alle colleghe Marisa Nicchi di SEL e Enza Bruno Bossio del PD, abbiamo presentato una proposta di legge che in sostanza ricalca quella adottata già per le comunali e in alcune regioni: prevedere nella composizione della lista che nessuno dei due generi possa essere rappresentato per più dei due terzi, che le elettrici e gli elettori possano esprimere due preferenze e soprattutto che una delle due debba necessariamente appartenere ad un candidato di genere diverso, pena la cancellazione della seconda preferenza. Ancora una volta – ha concluso – i 5 Stelle non votando l’emendamento hanno perso l’occasione di fare buona politica”.

Armando Marchio

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply