sabato, 19 Giugno, 2021

Polonia, procedura d’infrazione Ue per violazioni dello Stato di diritto

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La Polonia è nel mirino delle Istituzioni europee, a causa della torsione autoritaria messa in atto dalla destra sovranista al governo.

La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro la Polonia per palesi violazioni dello Stato di diritto.

L’esecutivo Ue ha studiato e approfondito la nuova legislazione sulla magistratura, approvata a dicembre 2019 ed entrata in vigore a febbraio 2020, rea di minare l’indipendenza dei giudici polacchi e di rendere incompatibili le norme nazionali con il primato delle norme comunitarie.

In altri termini, se le norme comunitarie si pongono in contrasto con le norme nazionali, prevalgono quest’ultime. A dispetto delle disposizioni normative europee che hanno il preciso obiettivo di tutelare l’indipendenza della magistratura.

Difatti, la nuova legge che regola il sistema giudiziario polacco, non permette ai tribunali di applicare per via diretta le disposizioni del diritto comunitario. Nello stesso modo, è vietato sottoporre alla Corte di giustizia le domande di pronuncia pregiudiziale su tali questioni.

A conclusione dell’iter di analisi della legislazione polacca in materia giudiziaria, la Commissione ha deciso di avviare la procedura d’infrazione per palesi violazioni del diritto europeo.

A questo proposito, la vicepresidente della Commissione Ue per la Trasparenza, Vera Jurova ha dichiarato: “Il Coronavirus non può uccidere la democrazia. Oggi abbiamo avviato una procedura di infrazione contro la Polonia. Per noi la legge mina l’indipendenza della giustizia”.

La rappresentante dell’esecutivo europeo ha aggiunto: “Gli Stati membri possono riformare la propria magistratura, ma devono farlo senza violare i trattati dell’Unione Europea. Invito il governo polacco a rispondere alle nostre preoccupazioni e a essere pronto per un dialogo equo e aperto”.

L’esecutivo polacco guidato da Mateusz Morawieck, esponente del Pis, il partito di governo della destra nazionalista, avrà due mesi per rispondere alle osservazioni della Commissione Europea ed eventualmente modificare la normativa sulla magistratura.

Una controriforma che assoggetta i magistrati al potere dell’esecutivo, a esso dipendenti, realizzando una significativa riduzione della libertà della magistratura nell’indagare coloro i quali commettono reati, anche nel mondo della politica e degli affari.

Vera Jurova spiega che: “Con la legge approvata dal governo di Varsavia esistono chiari rischi che le disposizioni relative al regime disciplinare nei confronti dei giudici possano essere utilizzate per il controllo politico del contenuto delle decisioni giudiziarie. Questo è un problema europeo perché i tribunali polacchi applicano la legge europea. I giudici di altri paesi devono fidarsi che i giudici polacchi agiscano in modo indipendente e questa fiducia reciproca è alla base del nostro mercato unico”.

Dunque, in questo modo, le Istituzioni europee provano a porre un freno alle derive autoritarie in atto in Polonia così come in Ungheria (con i pieni poteri concessi ad Orban). Occorre ricordare come entrambi i paesi siano guidati da forze politiche reazionarie che intrattengono discutibili rapporti di solida alleanza con i partiti della destra nostrana, Lega e Fratelli d’Italia in primis.

La Polonia preoccupa anche per la conferma delle elezioni presidenziali previste per il dieci maggio, nel pieno della pandemia da coronavirus. La vicepresidente europea Jurova ha espresso preoccupazione per l’indizione del turno elettorale e ha richiamato le autorità del paese a garantire che siano “elezioni eque e libere”, senza alcun favoritismo per il candidato del Pis, il partito al governo.

La pandemia ha prodotto una situazione eccezionale che richiede misure straordinarie in ciascun Stato membro, tuttavia introdurre legislazioni emergenziali, non significa “mettere in lockdown i nostri valori”. Sono circa venti i paesi che hanno adottato lo stato di emergenza “riconosciamo che una situazione eccezionale richiede soluzioni eccezionali, ma questo non significa- conclude la Jurova- che la costituzione e il Parlamento debbano essere spenti e i giornalisti silenziati”.

Tanto più nel continente che dovrebbe avere tra le caratteristiche fondanti dell’identità europea la tutela dello Stato di diritto, il rafforzamento del pluralismo e della democrazia.

Paolo D’Aleo

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