lunedì, 6 Dicembre, 2021

Polonia, un altro muro che conduce alla ‘porta’ dall’Ue

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Ormai sta diventando una guerra di nervi quella tra Polonia e Unione Europea. Che ci sia una profonda spaccatura tra Varsavia e Bruxelles su alcune questioni fondamentali del diritto e dei valori in gioco era evidente da tempo, ma quello che ha aggravato ancora di più la situazione ed i rapporti è stata la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito la supremazia delle leggi polacche su quelle europee scardinando così uno dei principi su cui si fonda l’Unione. Ciò si è aggiunto alle già contestate normative volute dal Pis (Diritto e Giustizia), il principale partito del Governo sovranista di Mateusz Morawiecki sula quasi scomparsa della possibilità di aborto, sul controllo dei media e sulle persecuzioni ai danni dei giornalisti non asserviti. A queste si è aggiunta la decisione annunciata dal Ministro dell’Interno Mariusz Kaminski della costruzione di un muro al confine con la Bielorussia per evitare l’arrivò di migranti clandestini che il Premier di Minsk Lukashenka spinge in Polonia come ritorsione per la sanzioni impostegli dall’Unione Europea. Il filo spinato alto due metri attualmente presente sarà sostituito da una struttura muraria costruita con un finanziamento del Governo dopo che Varsavia aveva inutilmente chiesto di poterlo allestire con fondi comunitari. Nello scorso weekend, centinaia di migliaia di polacchi sono scesi nella piazze e nelle strade di Varsavia Cracovia che ha accusato il Pis, Poznam e delle principali città per manifestare in favore del mantenimento della Polonia all’interno dell’Unione Europea rispettandone le leggi e gli impegni del trattato di adesione. Alla guida di queste proteste contro la linea del Governo c’erano vari partiti dell’opposizione e in particolare Donald Tusk, ex Primo Ministro e ex leader della Ue, che ha accusato il Pis di tradire le attese dei cittadini e di puntare, dopo la sentenza della Corte Costituzionale all’uscita della Polonia dall’Unione Europea. Morawiecki ha subito replicato ribadendo la volontà di Varsavia di continuarne a fare parte ma facendo diramare dal suo Ministro degli Esteri una nota in cui si precisa che i trattati Ue, atti di diritto internazionale hanno la precedenza sul diritto nazionale di rango statutario ma non possono avere il primato sulla Costituzione di uno Stato. Ed ecco che subito dopo la Presidente della Commissione europea Ursula von Der Leyen, in una riunione dei Commissari ha annunciato possibile sanzioni contro la Polonia per la decisione della sua Corte Costituzionale. Siamo avviati verso una Polexit? In realtà l’impressione è che da una parte Morawiecki e il Pis non vogliano rinunciare ai copiosi finanziamenti di Bruxelles (la Polonia è lo Stato che ha ricevuto più soldi comunitari ed è ingente anche la quota prevista dal Recovery fund), dall’altra proprio per le norme previste sia difficile espellere uno Stato membro. La cosa dovrebbe avvenire all’unanimità e basterebbe che un Paese aderente (per esempio l’Ungheria di Orban alleata di Morawiecki) votasse contro l’espansione per vanificarla. Una partita a scacchi estremamente pericolosa però quella che si sta giocando che può mettere in profonda crisi le fondamenta della stessa Unione Europea.

Alessandro Perelli

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