domenica, 9 Maggio, 2021

Precarietà: un nemico del popolo. Servono nuove basi

0

“con quel desolato sentimento di precarietà lasciava invano passare i suoi tristi giorni” (Pirandello).

 

Cos’è la precarietà

A detta del vocabolario Treccani è derivazione di precario, ossia di ciò che viene ottenuto con preghiere e concesso per grazia, qualcosa di incerto, non sicuro, soggetto a subire un peggioramento. La precarietà è parte dell’uomo, e riguarda tanto il posto di lavoro quanto la situazione economica, politica, sociale e spirituale.

 

I profili dominanti della precarietà

 

Prima di procedere oltre è indispensabile vagliare la precarietà nei suoi profili: personale e sociale. 

 

La precarietà è personale quando attiene alla precarizzazione del lavoro, da cui discende una minore sicurezza delle fonti di reddito ed una incerta visione del futuro. Viviamo in un contesto sociale caratterizzato da un’economia che non produce più buoni posti di lavoro. Spesso quelli  “buoni”, remunerativi e dignitosi, non sono sufficienti per tutti. A peggiorare la realtà contribuisce anche la comunicazione distorta dei mass media che portano all’attenzione della cronaca scandali quali “stipendiopoli, parentopoli e eccetera”.

Non vale qui il discorso relativo alla flessibilità. Questa, che accresce la libertà personale del lavoratore, è apprezzabile ed è apprezzata se frutto di una scelta consapevole e ragionata, ossia se è definibile come “flessibilità volontaria”. Nel caso contrario, non è. 

 

E’ precarietà sociale, invece, ciò che si qualifica come diminuzione degli investimenti nei servizi pubblici quali l’assistenza sanitaria, istruzione o infrastrutture. La precarietà sociale si caratterizza nel sottoporre le sfere essenziali da cui dipende il benessere sociale ed individuale all’imperativo del profitto. A riprova di ciò basti considerare che Italia e Regno Unito, paesi in cui la spesa pubblica era stata ridotta per far fronte alle politiche di austerità, sono stati i più colpiti dalla crisi sanitaria. O ancora si pensi alle politiche di privatizzazione, le stesse che hanno impoverito e martoriato la comunità nazionale ad esclusivo vantaggio dei potentati economici (vedi il caso Ponte Morandi).

 

Caso Italia

 

Ad aggravare la situazione italiana ha contribuito il sistema partitico-parlamentare, ossia quello che impedisce il libero esplicarsi della volontà popolare a vantaggio delle faziosità e dei tornaconti partitici. Tutti i governi, non farà eccezione Draghi, sono ostaggi delle coalizioni partitiche. La “democrazia  governante” è il grande assente della Repubblica Italiana.

 

Questo senso di incertezza è questione nodale dei nostri tempi. La mancanza di fiducia nella democrazia e nella politica, ingenerata dalla precarietà, sta influenzando le nostre società. Problemi atavici, esasperati dall’agire del Covid, hanno accentuato la fragilità del nostro sistema istituzionale, acuito dall’incapacità dei rappresentanti politici di salvaguardare il benessere nonostante la ricchezza materiale, scientifica e tecnologica senza precedenti.

Preso atto che il perdurare della precarietà rischia di compromettere il buon funzionamento delle società democratiche, la creazione di nuove basi fiduciarie tra governanti e governati deve essere al centro di una politica economico-sociale di impronta progressista.

 

Come risolvere il problema della precarietà?

 

In primo luogo sembra necessaria una riforma sociale progressiva che deve concentrarsi sulla lotta alla produzione competitiva. E’ il “profitto finanziario”, e non quello reale, motore chiave della precarietà sociale. I decisori pubblici devono acquisire la consapevolezza che le politiche di ridistribuzione e collettivizzazione sono inadeguate a risolvere il problema della precarietà.

Anche le organizzazioni comuniste, Corea e Cina ne sono la riprova, rimangono soggette alle pressioni della produzione competitiva di profitto generata dai mercati globali. 

Fatta propria questa consapevolezza, i governi devono stabilire un tetto all’accumulazione privata dell’economia finanziaria. La stessa deve divenire sistema economico chiuso dove “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si reinveste per il progresso socio-economico dell’umanità”; la stessa che vive e prospera sul pianeta terra, sistema chiuso. 

 

Seconda considerazione riguarda l’obsolescenza alla formula “crescita e ridistribuzione”. Una formula siffatta, che mira ad aumentare la domanda, è dannosa per la natura. Ciò è costantemente dimostrato dall’aumento delle plastiche e microplastiche nei mari e nei terreni, dall’allarmante aumento delle temperature e dai cambiamenti climatici.

 

Terza considerazione, almeno in Italia, attiene la necessaria riforma costituzionale da imprimere alla democrazia repubblicana. Il problema di una “democrazia governante” non si risolve né con nuove leggi elettorali né con il taglio dei parlamentari. La risposta, già scritta da altri, risiede nella creazione di un governo di stampo presidenzialista.

 

Precarietà, giustizia sociale e ambiente.

 

Se è la precarietà il principale responsabile della miseria delle nostre società, ottenere la solidarietà combattendo la precarietà è l’obiettivo di “un’economia politica della fiducia”.

Combattere la precarietà allinea perfettamente la giustizia sociale e l’ambiente, perché l’attenzione è rivolta alla stabilizzazione delle condizioni economiche e sociali, alla garanzia del benessere personale e sociale, piuttosto che alla ricerca della prosperità materiale.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Polemico, pronto alla sfida e disponibile a mettere in discussione la propria idea. Antonio Musmeci Catania è dottore in Giurisprudenza, indirizzo comparato europeo e transnazionale, presso l'Università degli Studi di Trento. Si laurea nel 2016 con la tesi di ricerca in sociologia del diritto dal titolo: "Decriminalizzazione di alcune attività criminali: La regolamentazione delle sostanze stupefacenti – Nuova politica di contrasto alla macro e micro criminalità organizzata". Ad oggi collabora con il mensile Mondoperaio e con l'Allora! Il giornalino degli italiani in Australia. Dopo una breve esperienza in qualità di sottufficiale della marina mercantile italiana riprende gli studi grazie alla borsa di studio per merito della Fondazione Roma Terzo Pilastro Internazionale e nel 2019 si diploma al master di II livello Lumsa in “Esperti in politica e relazioni internazionali” con la tesi di ricerca in storia del pensiero politico dal titolo: "La democrazia governante, Craxi e la grande riforma - Le resistenze partitiche alla necessità di cambiamento". A seguito dello stage presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Pubblica Amministrazione - ufficio per le attività internazionali-, decide di approfondire le tematiche relative al made in Italy attraverso il master in Global Marketing, Comunicazione & Made in Italy realizzato dal Centro Studi Comunicare l'Impresa in collaborazione con la Fondazione Italia Usa. Ad oggi lavora, studia e continua a scrivere per voi!

Leave A Reply