lunedì, 2 Agosto, 2021

Premio Borciani, Il Quartetto Adelphi ‘fuori dagli schemi’

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Dopo una settimana di prove seguite con il consueto interesse e la gioiosa partecipazione di un pubblico desideroso di riappropriarsi degli spazi della musica e della cultura, si è concluso, domenica scorsa al teatro “Valli” di Reggio Emilia la XII edizione del “Premio Borciani”, il prestigioso concorso internazionale per Quartetto d’archi intitolato al primo violino del mitico Quartetto Italiano, Paolo Borciani.
Una settimana di passione, incontri, commenti, giudizi; a tifare per l’uno o per l’atro gruppo, come sempre si è fatto, ma quest’anno con un ardore particolare, con la voglia di partecipare, di esserci, di ripercorrere i luoghi del teatro, i rituali e le consuetudini ad esso legati, dopo un anno e mezzo di privazioni.
Conclusione senza l’assegnazione del primo premio, come già era accaduto sei volte nel corso delle undici edizioni precedenti, a conferma dell’altezza delle aspettative che questo concorso ha mantenuto salde nei trentaquattro anni della sua esistenza, a partire dal 1987, anno della prima edizione in cui pure non vi fu un primo premio.
Nove i quartetti partecipanti (divenuti otto dopo che il belga Quartetto Karski, è stato costretto a ritirarsi per questioni sanitarie), provenienti dall’Europa, ma anche dalla Korea del Sud e dagli USA; un numero leggermente inferiore al passato, spiegabile con le difficoltà legate allo scoppio della pandemia e che ha richiesto per questa edizione, già programmata e poi sospesa lo scorso anno, un impegno moltiplicato da parte dei Teatri di Reggio Emilia. Alto il livello qualitativo, nonostante il verdetto di una giuria, composta, come sempre, da grandi nomi del mondo del Quartetto, ma aperta qust’anno ad altre personalità musicali quali un compositore, Fancesco Filidei, direttore artistico del concorso, un musicologo attivo nel campo dell’organizzazione musicale, Emmanuel Hondré e un pianista, Alexander Lonquich.
Tolte le eliminatorie, secondo il nuovo regolamento adottato, tutti i quartetti hanno avuto in tal modo la possibilità di essere ascoltati nel corso di quattro prove su tutto il repertorio predisposto, costituito da pezzi d’obbligo e a scelta, Haydn, Mozart e Beethoven (l’epoca aurea del quartetto), l’Ottocento romantico, il Novecento e un quartetto contemporaneo, commissionato ad un compositore vivente, quest’anno il giapponese Toshio Hosokawa.
Dopo le prove dunque, nella serata conclusiva, la finale con tre quartetti e a seguire l’emissione del verdetto: Leonkoro (Germania), Balourdet (Stati Uniti), che si sono aggiudicati il secondo posto ex aequo e Adelphi (una formazione mista, Belgio, Spagna, Serbia, Germania, ma costituitasi all’interno del Mozarteum di Salisburgo), arrivati terzi.
Una decisione non scontata che ha lasciato qualche perplessità, non tanto per la non assegnazione del primo premio, ma per l’esclusione dalla finale di quartetti di alto livello come i francesi Agate ed Elmire, espressione, soprattutto il primo, di una maturità e di un equilibrio capaci di unire classicità e nuova visione interpretativa. Ma è probabile che sia stato proprio questo essere appieno dentro la tradizione classica che ha indotto la giuria, molto orientata sulla modernità, a privilegiare chi si proponeva, come il Balourdet, all’interno di una rottura con la tradizione interpretativa di marca mitteleuropea. Il premio del pubblico, poi, andato al Leonkoro, col fatto che quest’anno si esprimeva solo sui tre finalisti e non sull’intera compagine dei quartetti, ha mascherato le reali simpatie di chi ha seguito le prove, limitando la scelta ai prescelti dalla giuria, dunque un giudizio fortemente vincolato.
Quanto agli altri premi minori, l’assegnazione del premio della Giuria Under 20, composta dagli allievi dell’Istituto Superiore di Studi Musicali, “Peri”, al Quartetto Adelphi, dunque un giudizio qualificato, conferma il valore di un quartetto che poteva meritarsi anche il primo posto. Gli altri due premi di contorno, Premio speciale per la migliore esecuzione del pezzo contemporaneo e Premio Jeunesses Musicales Deutschland sono andati inspiegabilmente al coreano Arete, quartetto assai modesto che durante le prove non aveva certo brillato nell’esecuzione di Brahms (Quartetto op. 51 n. 1) e della Lyrische Sute di Berg, offrendo una buona prova, invece, con Isang Yun, compositore coreano vissuto in Germania e morto nel 1995, portato nella quarta prova, ulteriore conferma dell’orientamento spiccato della giuria verso il nuovo e l’attualità.
Tornando al concerto della finale, l’interpretazione fuori dagli schemi classici del formidabile e visionario Quartetto op. 131 di Beethoven da parte del Quartetto Balourdet, ha giocato un ruolo decisivo nel giudizio di una giuria orientata come si diceva, a fronte anche di una buona interpretazione, durante le prove, di Bartok e di Brahms.
Il meritevole Quartetto Adelphi, presentandosi con il Quartetto op. 95 di Beethoven, opera difficile e non immediata all’ascolto, “serioso” come lo definì enigmaticamente il suo autore, non ha dato il meglio rispetto alle esecuzioni dei giorni precedenti, mentre il Leonkoro, con il semplice e orecchiabile Quartetto in sol maggiore n. 13 di Dvorak, si è impegnato in un pezzo che non valeva la finale.
Spigolature. Il nome del quartetto statunitense, intitolato ad Antoine Balourdet, un cuoco dell’Hotel St Bernard, ci induce ad una marginale, ma non poi tanto, considerazione sul nome dei quartetti in gara, non più titolazioni a nomi prestigiosi della musica (Berg, Borodin, Kodaly), o al nome del Primo Violino (Borciani, Arditti, Hagen), o ancora a luoghi significativi per la provenienza o la formazione (Italiano, Tokio, Boemo), ma nomi di fantasia, non sempre decifrabili, dai più letterari Agate, Adelphi, o facilmente interpretabili Chaos, ai più oscuri, Mona, Leonkoro, Arete (o si tratta forse dell’aretè greca?), comunque sia, anche questo un segno di come la tradizione classica del quartetto d’archi di stampo mitteleuropeo sia in via di superamento a favore di una globalizzazione e di una dimensione interculturale foriere di nuovi orizzonti. E se nelle precedenti edizioni del Concorso Borciani il primo premio è sempre stato assegnato a quartetti della Mitteleuropa (Ungheria, Germania, Repubblica Ceca), le prossime ci diranno cosa ci riservano questi nuovi confini.

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