domenica, 1 Agosto, 2021

Presa di distanza di Salvini dalla Lega delle origini

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Nella giornata di ieri, Matteo Salvini, tramite i suoi legali, ha querelato l’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito, imputato per appropriazione indebita assieme al Senatùr Umberto Bossi e al figlio Renzo, detto ‘Il Trota’.

Per il reato di appropriazione indebita, alla luce della modifica del codice penale introdotta con il governo Gentiloni, non è più possibile, da parte dei magistrati, procedere d’ufficio.

Dunque, la denuncia di parte, depositata presso la cancelleria della Corte d’Appello di Milano, era necessaria per celebrare il processo sui fondi del partito indebitamente usati per spese di natura personale (la cartella «Family»).

Quella che si svolgerà a Milano sarà la seconda tranche del processo sui fondi rubati dai vertici della Lega, facendo seguito alla sentenza d’appello del Tribunale di Genova che ha confermato la confisca alla Lega di ben 49 milioni di euro e condannato per la maxi truffa dei rimborsi elettorali, Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito.

La decisione di procedere con la querela nei confronti di Belsito, e non di Bossi, può risultare, ad una prima impressione, come il tentativo di tenere fuori, dalla delicata questione processuale, il fondatore del Carroccio.

In realtà, con questa mossa legale, l’attuale “Lega-Salvini premier” abbandona la vecchia barca della “Lega Nord per l’indipendenza della padania”, guidata da Bossi.

A questo proposito, si noti come l’art. 123 del codice penale estenda, a tutti coloro che hanno commesso il reato, gli effetti della querela.

Il 14 gennaio, i giudici del processo decideranno se l’atto contro l’ex tesoriere può essere esteso anche ai coimputati del processo milanese, o se saranno stracciate le posizioni di Umberto e Renzo Bossi.

Inoltre, è importante ripetere che se la Lega non avesse presentato la denuncia, il processo non si sarebbe svolto, facendo cadere le condanne inflitte in primo grado all’ex tesoriere, al Senatùr e a suo figlio (pene che vanno dai 2 e sei mesi per Belsito, ai 2 anni e tre mesi di Umberto Bossi, e 1 anno e sei mesi a Renzo Bossi).

Dunque, la manovra di Salvini rappresenta una chiara presa di distanza, di natura politica e anche personale, nei confronti della Lega delle origini e del suo fondatore e leader indiscusso per diversi lustri.

Una Lega Nord che negli anni di Tangentopoli ha cavalcato le pulsioni giustizialiste che covavano nella società italiana, indignandosi per il finanziamento illegale ai partiti di quell’epoca.

Un finanziamento che proveniva da soggetti privati ed era rivolto, principalmente, al sostegno delle costose attività politiche, nazionali e internazionali, dei partiti della prima Repubblica.

Si ricorderanno gli sventolii delle manette, i linciaggi di piazza con le monetine, le carcerazioni preventive, il clima di paura e di profonda delegittimazione umana di un’intera classe dirigente.

Immaginiamo che cosa sarebbe successo se si fosse parlato d’ingenti finanziamenti pubblici (circa 49 milioni di euro, non derivanti da finanziatori privati) utilizzati per meri fini personali e privati.

Per questi motivi, Salvini ha la necessità e l’urgenza di smarcarsi dalla vecchia Lega Nord e dare l’impressione, soprattutto comunicativa, di voltare pagina.

In un tempo di antipolitica, nel rapporto con l’opinione pubblica, una notizia del genere potrebbe aprire una crisi profonda del leghismo in salsa salviniana.

Paolo D’Aleo

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