venerdì, 7 Maggio, 2021

PRIORITÀ SCUOLA

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Sono saliti di 11.212 unità i contagi da coronavirus secondo i dati contenuti nel bollettino del 29 dicembre della Protezione Civile diffuso dal ministero della Salute. Da ieri sono stati registrati altri 659 morti, che portano il totale a 73.029 dall’inizio dell’emergenza legata all’epidemia di covid-19. Dati che segnano la difficoltà di un momento anche se l’arrivo del primo vaccino fa intravedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Ma sono dati che restano alti soprattutto in vista della imminente riapertura delle scuole prevista per il prossimo 7 gennaio. Salvo novità dell’ultimo momento, la ripartenza delle scuole sarà al 50% in presenza per gli studenti delle superiori. Dopodiché, sempre che la situazione epidemiologica non peggiori, si salirà al 75% di presenza a scuola. Cruciale per una ripresa regolare dell’attività scolastica un piano per il trasporto pubblico che sia in grado di garantire sicurezza e distanziamento per i ragazzi.

 

A parlare di ritardi ingiustificati è il senatore socialista Riccardo Nencini per il quale non è detto che le scuole siano pronte per l’apertura per la data prevista. “Il 7 gennaio – ha detto –  è dietro l’angolo e già si parla di riapertura delle scuole al 50% anziché, come previsto dal Dpcm, al 75%. C’è di più. Non è detto che tutte le scuole siano pronte nemmeno riaprendo con la metà degli alunni”. Così in una nota  Riccardo Nencini,  presidente commissione VII del Senato – Istruzione e Cultura – che aggiunge: “ Lo ripeto: la scuola in presenza è una priorità, al pari delle attività produttive. Basta coi ritardi ingiustificati”

rivolgendosi al presidente del Consiglio Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza, Nencini ha poi chiesto che sia data la possibilità di salutare anziani affetti da Covid chiusi in gravi condizioni negli ospedali e nelle case di cura. “Negli ospedali e nelle case di cura – ha detto Nencini – si muore nel silenzio, in perfetta solitudine, nel deserto di sentimenti, di abbracci, di pianti. Radici strappate, divelte dal Covid e troppo spesso arriva l’addio alla vita. Il protocollo, ti dicono. Evidenti ragioni di sicurezza per contenere la diffusione dei focolai vietano il saluto più estremo”.

 

Così in una lettera Riccardo Nencini, presidente del Psi, si rivolge al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro della Salute Roberto Speranza, appellandosi alla loro ‘sensibilità’. Nencini aggiunge: “È di tutta evidenza, signor Presidente, signor Ministro, che sta a ognuno di noi decidere cosa voglio ricordare di un amore, di un affetto, di una amicizia. Se non me la sento, se voglio conservare il ricordo della bellezza, della salute, non vado. Ma devo avere l’opportunità di decidere”- aggiunge Nencini nella lettera. “Ma  il canone medico-amministrativo  vieta di far entrare in ospedale per un saluto a un parente che sta morendo di Covid.  Ora che conosciamo meglio il virus, ora che gli ospedali sono dotati di protezioni adeguate, si faccia entrare almeno una persona nella stanza dov’è ricoverato un parente. Vestita con gli stessi indumenti del medico, dopo aver fatto il tampone, anche solo per un momento, di fronte a un padre, a una madre morente. Non c’è ragione per non umanizzare la morte. Non coi mezzi che la scienza medica oggi ti offre. Signor Presidente, signor Ministro, si rediga allora un nuovo protocollo che cancelli una crudeltà inaudita e un trauma quanto mai doloroso, senza cancellare sentimenti e passioni, un’ultima volta”

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