lunedì, 18 Ottobre, 2021

Prosecco, perché l’Italia ha ragione sul Prosek

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Mentre la Commissione europea e gli Stati membri dell’ Eurozona firmano un protocollo che delinea i passi pratici per l’introduzione dell’Euro in Croazia dal 2023, Zagabria mette a segno un colpo che rappresenta una grave penalizzazione per il Made in Italy e per il comparto agroalimentare italiano. Pochi giorni fa infatti la Commissione europea ha annunciato l’avvio dell’iter per il riconoscimento dell’indicazione geografica protetta del vino croato Prosek. Un atto non definitivo ma che rappresenta ormai una minaccia concreta contro il nostro vino Prosecco, caratteristico prodotto di quattro province venete e di quattro del Friuli Venezia Giulia, unico al mondo con un giro di affari collegati alla vendita di vari miliardo di euro, pilastro della nostra enologia. Un vino liquoroso, tra l’altro, quello croato, che non ha niente a che spartire con quello italiano che si beve abitualmente come aperitivo o associato a piatti di pesce o leggeri. Ma tant’è. Per Bruxelles, secondo il Commissario all’agricoltura Janusz Wojciechowski, la richiesta croata risponde ai requisiti di ammissibilità e validità e il suo accoglimento era inevitabile e dovuto in quanto la sola omonimia non rappresentava un motivo sufficiente per respingerla. Così dopo l’aceto balsamico sloveno, dopo i ripetuti tentativi di appropriazione del nome di prodotti tipici, il nostro Paese sta subendo un ulteriore attacco a quella che per tradizione e genuinità costituisce una produzione vinicola famosa in tutto il mondo. Immediate sono state le reazioni. Nel Parlamento europeo i deputati della Lega si sono dichiarati disposti alle barricate per evitare “un vero e proprio furto”, i Presidenti delle regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, Zaia e Fedriga, con una azione congiunta, hanno interessato il Governo e il Premier Draghi, tutti i partiti hanno lanciato l’allarme per una decisione che va contrastata in tutti i modi. Non parliamo delle associazioni di categoria. La Coldiretti punta il dito contro coloro che vogliono rovinate il record storico dell’export di Prosecco cresciuto di oltre un terzo nel primo semestre di quest’anno. Ma ci si rifà anche a una sentenza della Corte di Giustizia europea che ha dichiarato illegittimi i nomi che evocano in modo strumentale prodotti a denominazione di origine controllata. Ed è questo il motivo fondamentale dell’ opposizione a questa decisione di Bruxelles da parte del nostro Ministero per le politiche agricole che già si era mosso in questa direzione e che intensificherà le sue pressioni ora dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale europea del via libera al Prosek. Sono sessanta i giorni che restano alle parti in causa per presentare obiezioni e in questo periodo il Consorzio del Prosecco, insieme ad altri soggetti interessati, si rivolgerà alla Commissione europea affinché ritorni sulle sue decisioni sottolineando la gravità di questa approvazione per l’intero comparto agricolo italiano e le pericolose derive facilmente intuibili.
Il caso della tutela del Prosecco italiano non deve essere visto come una questione a se stante ma deve rappresentare la chiara volontà dell’Unione Europea di privilegiare, anche per quanto riguarda la denominazione, le produzioni tipiche difendendole dalle contraffazioni e dai tentativi di usurpazione del marchio di origine.

Alessandro Perelli

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