domenica, 26 Settembre, 2021

Inps, pubblicato l’Osservatorio di monitoraggio dei flussi di pensionamento

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Previdenza
CRIMINI DOMESTICI E RECUPERO CREDITI PENSIONISTICI E ASSISTENZIALI

Con la circolare Inps del 15 luglio scorso, n. 109, l’Ente di previdenza ha illustrato quanto disciplinato dall’art. 1, commi da 486 a 489, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di recupero dei crediti vantati nei confronti dell’autore di un delitto di omicidio del partner (del coniuge, anche legalmente separato, dell’altra parte dell’unione civile, della persona stabilmente convivente o legata da relazione affettiva).
La disposizione, nella fattispecie, introduce la necessità di tutela dei figli dell’autore del reato di omicidio del partner, a loro volta considerati vittime dell’evento delittuoso, incidendo sull’esercizio da parte dell’Istituto dell’azione surrogatoria di recupero dei trattamenti pensionistici e assistenziali.
In particolare è stato disposto che, per il triennio 2020-2022, i crediti vantati dallo Stato o da Istituti previdenziali e/o assicurativi pubblici nei confronti degli autori di un delitto di omicidio del partner, sorti a seguito della commissione del reato, in caso di decesso dell’omicida non sono imputabili ai beni ereditari trasmessi ai figli, minori oppure maggiorenni non economicamente autosufficienti, se estranei alla condotta delittuosa.
Nella circolare sono fornite, inoltre, le indicazioni alle strutture territoriali riguardo alle nuove modalità di esercizio dell’azione surrogatoria per il recupero di prestazioni pensionistiche, dell’indennità di malattia e di prestazioni assistenziali erogate agli “invalidi civili”.
In attuazione delle disposizioni, le strutture territoriali dell’Ente sospenderanno nei confronti dei figli dell’autore del delitto la trattazione in sede amministrativa delle eventuali pratiche di surroga già in essere e avranno cura di adottare periodicamente atti interruttivi della prescrizione presentando la domanda di recupero al Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell’usura e dei reati intenzionali violenti nonché agli orfani per crimini domestici, presso il Ministero dell’Interno.

 

+8,02 nel 1° semestre 2021
ENTRATE CONTRIBUTIVE INPS

Al 30 giugno 2021 le riscossioni da entrate contributive dell’Inps risultano essere pari a 99.392 mln di euro, con un incremento di 7.379 mln di euro (+8,02%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In particolare:
– le entrate contributive della gestione aziende si attestano a 55.586 mln di euro, con un incremento di 5.153 mln di euro (+10,22%);
– il gettito contributivo dei lavoratori autonomi è pari nel complesso a 4.394 mln di euro, con un incremento di 325 mln di euro (+7,99%);
– le entrate della gestione separata si attestano a 3.705 mln di euro, con un incremento di 667 mln di euro (+21,97%);
– le entrate per recupero di crediti contributivi registrano un aumento di 152 mln di euro, per un totale di 3.400 milioni.
Focalizzando l’attenzione sull’intero settore privato (aziende, lavoratori autonomi, gestione separata, lavoratori domestici), le entrate contributive correnti del primo semestre 2021 ammontano complessivamente a 64.352 mln di euro, con un incremento di 6.236 mln di euro (+10,73%) in confronto all’analogo lasso di tempo del 2020.
La gran parte del crollo dei flussi di cassa riferiti alle entrate contributive riscontrato nel primo semestre del 2020 per effetto della pandemia (-9.640 mln di euro) risulta recuperata: le entrate contributive complessive del primo semestre 2021 sono inferiori di 2,22% (-2.262 mln di euro) rispetto a quelle del corrispondente periodo del 2019.
Sulla base dell’andamento delle attività produttive in corso, è possibile stimare che nel corso del 2021 i flussi di cassa delle entrate contributive possano tornare agli stessi livelli del 2019.

 

I dati del monitoraggio
INPS: PENSIONI DECORRENTI NEL 2020 E NEI PRIMI SEI MESI DEL 2021

È stato recentemente pubblicato l’Osservatorio di monitoraggio dei flussi di pensionamento con i dati delle pensioni decorrenti nel 2020 e nei primi sei mesi del 2021.
Il monitoraggio riguarda i trattamenti liquidati, fino al 2 luglio 2021, dalle seguenti gestioni:
Fondo pensioni lavoratori dipendenti;
Coltivatori diretti, mezzadri e coloni;
Artigiani e Commercianti;
Gestione Dipendenti Pubblici;
Parasubordinati;
Assegni sociali.
I dati esposti sono ovviamente suscettibili di variazioni possibili per effetto della futura liquidazione di tutti i trattamenti con decorrenza anteriore al 30 giugno 2021, dovuta a seguito dello smaltimento delle domande ancora in giacenza.
Per il 2021 sia i requisiti di età per la vecchiaia, sia quelli di anzianità contributiva per la pensione anticipata, sono rimasti immutati rispetto al 2020.
In particolare, l’età di accesso alla pensione di vecchiaia è di 67 anni, per entrambi i sessi e i settori lavorativi dipendenti privati e autonomi.
L’anzianità contributiva per quella anticipata è di 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, indipendentemente dall’età. Si fa presente che esistono tuttavia ulteriori possibilità di uscita anticipata dal lavoro, Quota 100, l’Opzione donna (prorogata dalla legge a tutte le lavoratrici che abbiano maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2020) e i canali di uscita più favorevoli per i lavoratori precoci e per gli addetti a mansioni gravose e a lavori usuranti.
Con riferimento al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (Fpld), nel secondo trimestre del 2021 si registra un numero di liquidazioni di pensioni di vecchiaia e anticipate in linea con il corrispondente valore del 2020, anche se la numerosità è leggermente inferiore. Questa lieve differenza si suppone verrà colmata con lo smaltimento delle giacenze di pertinenza del secondo trimestre nei mesi successivi.
Situazione simile si osserva nelle principali gestioni dei lavoratori autonomi e nella Gestione Dipendenti Pubblici, con differenze più accentuate che arrivano per il settore pubblico quasi al 30% in meno di pensioni liquidate nel primo semestre rispetto all’analogo semestre dell’anno precedente. Tali differenze non si riscontrano per gli assegni sociali.
Dall’analisi degli indicatori statistici si osserva infine che:
il rapporto tra le pensioni di invalidità e quelle di vecchiaia nel primo semestre 2021 è perfettamente in linea con quello del 2020 e pari al 22%; in particolare, tutte le gestioni presentano una lieve flessione eccetto quella dei parasubordinati che resta uguale all’anno precedente e quella dei dipendenti pubblici per cui tale rapporto sale di quattro punti percentuali;
le pensioni anticipate rispetto a quelle di vecchiaia, che nel 2020 arrivavano al 46% in più per il totale delle gestioni, perdono cinque punti percentuali nel primo semestre 2021 attestandosi al 41% in più in confronto a quelle di vecchiaia. Da segnalare che nell’indicatore si considerano le pensioni di vecchiaia al netto delle pensioni/assegni sociali considerati invece nella somma delle pensioni di vecchiaia di tutte le gestioni;
la percentuale delle pensioni femminili su quelle maschili presenta nel primo semestre 2021 un valore del tutto simile a quello del 2021 attestandosi allo 123% (122% nel 2020), con un lieve incremento delle femmine nelle pensioni liquidate nel primo semestre in tutte le gestioni private e una forte diminuzione delle stesse nella Gestione Dipendenti Pubblici, in cui l’indicatore scende di 31 punti percentuali;
a livello territoriale il peso percentuale delle pensioni liquidate a residenti nel Nord Italia resta il medesimo (49% sia nel 2020 sia nel primo semestre 2021).

 

Carlo Pareto

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