domenica, 26 Settembre, 2021

Qualcosa si muove: indici di fiducia e Pil in salita

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Dalle rilevazioni dell’Istat, la fiducia delle imprese a luglio è salita a livelli record con valori ai massimi di sempre. Avanza anche la fiducia dei consumatori, al top da settembre del 2018.
Nelle note, l’Istat spiega: “A luglio 2021 si stima un aumento sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 115,1 a 116,6) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 112,8 a 116,3). Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in crescita a eccezione di quella futura: il clima economico passa da 126,9 a 129,6, quello personale sale da 111,1 a 112,2, quello corrente aumenta da 108,1 a 111,9; invece il clima futuro scende da 125,5 a 123,5”.
L’Istituto di statistica ha commentato: “A luglio l’indice del clima di fiducia delle imprese migliora raggiungendo il valore più elevato di tutta la serie storica (l’indice è calcolato da marzo 2005). I servizi registrano un aumento marcato della fiducia superando decisamente i livelli precedenti la crisi; nella manifattura, si attenua il ritmo di crescita in seguito ad un lieve calo delle aspettative sul livello della produzione, ma l’indice raggiunge un nuovo massimo”.
Sui consumatori l’Istat ha aggiunto: “L’indice di fiducia dei consumatori continua la risalita registrando un massimo da settembre 2018. La crescita è trainata soprattutto dal deciso miglioramento dei giudizi sia sulla situazione economica generale sia su quella personale. In lieve calo le attese”.
In particolare, per quel che riguarda le imprese, si stima un miglioramento della fiducia in tutti i comparti oggetto di rilevazione. Nelle costruzioni, nei servizi e nel commercio al dettaglio l’indice aumenta decisamente (rispettivamente da 153,6 a 158,6, da 107,0 a 112,3 e da 107,2 a 111,0) mentre l’incremento è più contenuto nel comparto manifatturiero (da 114,8 a 115,7).
Con riferimento alle componenti degli indici di fiducia, nell’industria manifatturiera  migliorano i giudizi sugli ordini e le scorte sono giudicate in diminuzione; le attese sulla produzione sono in lieve calo. Per quanto attiene alle costruzioni, tutte le componenti dell’indice sono in miglioramento.
In relazione ai servizi di mercato, i giudizi sugli ordini e quelli sull’andamento degli affari segnalano un netto recupero; le attese sugli ordini sono in lieve diminuzione. Nel commercio al dettaglio, i giudizi e le attese sulle vendite sono in miglioramento; il saldo dei giudizi sulle scorte diminuisce.
La fiducia è in aumento in entrambi i circuiti distributivi analizzati: nella distribuzione tradizionale l’indice passa da 101,7 a 104,6 e nella grande distribuzione sale da 109,0 a 112,8.
Sulla base delle domande trimestrali presenti nel questionario dell’indagine manifatturiera, a luglio cresce marcatamente la quota di imprese manifatturiere che lamenta insufficienza degli impianti o mancanza di materiali quali ostacoli alla produzione.
Che il clima economico sta per migliorare ne dà conferma anche il Fondo monetario internazionale, nell’aggiornamento del suo ‘World economic outlook’.
Il capo economista del Fmi, Gita Gopinath, ha osservato: “Invariata al 6% la stima di crescita dell’attività globale nel 2021. Ma a cambiare è la sua composizione”.
Infatti, mentre per le economie avanzate le previsioni migliorano dello 0,5%, a +5,6%, i Paesi emergenti e in via di sviluppo subiscono un taglio dello 0,4% a +6,3%. Per il 2022, il Fondo stima una crescita mondiale del 4,9%, lo 0,5% in più rispetto ad aprile, ma anche in questo caso grazie soprattutto all’impulso dei Paesi più ricchi (+0,8% a +4,4%) rispetto a quelli meno sviluppati (+0,2% a +5,2%).
A trainare la ripartenza sono gli Stati Uniti, dove l’istituto di Washington si attende un incremento dell’attività economica pari al 7% quest’anno (+0,6% rispetto ad aprile) e del 4,9% il prossimo (+1,4%). L’economia dell’Eurozona crescerà invece del 4,6% (+0,2%) nel 2021 e del 4,3% (+0,5%) nel 2022. Restano invariate le previsioni per quest’anno di Francia e Germania, rispettivamente a +5,8% e +3,6%. Brilla l’Italia, che vede il suo dato migliorare dello 0,7% a +4,9% nel 2021 e dello 0,6% a +4,2% nel 2022. Vola la Gran Bretagna, il cui prodotto potrebbe salire del 7% nei 12 mesi in corso (+1,7%).
Tra le principali economie emergenti e in via di sviluppo, la Cina registra una sforbiciata dello 0,3% a +8,1% quest’anno e un rialzo di appena lo 0,1% a +5,7% il prossimo. L’India, travolta dalla variante delta del coronavirus, subisce una revisione al ribasso del 3% a +9,5% per il 2021.
Gita Gopinath ha spiegato: “A pesare sono anche le divergenze nelle politiche di sostegno all’economia. Mentre nelle economie avanzate continuano a registrarsi aiuti, con 4.600 miliardi di dollari di stimoli ancora in campo per quest’anno e oltre, in molti dei Paesi meno sviluppati la maggior parte delle misure si è esaurita nel corso del 2020”.
Per questo motivo, il capo economista del Fmi ha lanciato un appello: “Affinché l’azione multilaterale assicuri un accesso rapido e globale ai vaccini, alle diagnosi e alle terapie. Questo salverebbe innumerevoli vite, preverrebbe nuove varianti che potrebbero svilupparsi nei Paesi emergenti e aggiungerebbe migliaia di miliardi di dollari alla crescita economica globale. Per raggiungere questi obiettivi, almeno un miliardo di dosi dovrebbero essere condivise dai Paesi che hanno un surplus di vaccini e i produttori dovrebbero rendere prioritarie le consegne ai Paesi a basso e medio reddito”.
Secondo il Fondo Monetario, le Banche Centrali  non dovrebbero lasciarsi spaventare dall’impennata dell’inflazione.
Per i tecnici dell’istituto di Washington: “I recenti picchi toccati dai prezzi riflettono inusuali sviluppi collegati al periodo post-pandemico e transitori disallineamenti tra forniture e domanda. Il costo della vita è atteso ritornare ai livelli pre-pandemia nel 2022, una volta che questi elementi di disturbo cesseranno”.
L’imperativo è dunque quello di evitare un irrigidimento della politica monetaria, finché non ci sarà più chiarezza sulle dinamiche dei prezzi sottostanti.
Secondo Gopinath: “Sull’economia mondiale gravano ancora pesanti  rischi al ribasso. La diffusione di varianti altamente infettive del virus, potrebbe far deragliare la ripartenza e bruciare 4.500 miliardi di dollari cumulativamente entro il 2025. E anche le condizioni finanziarie potrebbero irrigidirsi improvvisamente nel caso di una repentina rivalutazione dell’orientamento di politica monetaria, specialmente negli Stati Uniti. La ripresa, non potrà dirsi assicurata finché la pandemia non sarà sconfitta a livello globale e per farlo, vincere la battaglia dei vaccini è cruciale”.
Queste notizie dovrebbero far capire agli italiani che il governo Draghi ha intrapreso un percorso virtuoso per riportare l’Italia nel benessere economico. Le prese di posizioni mediatiche contro il governo Draghi, da qualsiasi parte possano provenire, sono solo manifestazioni idiosincratiche e demagogiche che non producono nulla di buono.

 

Salvatore Rondello

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