domenica, 26 Settembre, 2021

Quale Italia ha vinto?

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La prospettiva quasi keynesiana del Recovery Fund scalda i cuori di una parte della popolazione spesso fin troppo distante da Roma. Negli ultimi mesi si sono alternate proteste su proteste per invocare una giusta distribuzione dei fondi del piano nazionale per la ripresa economica; è il momento che si sfrutti uno degli strumenti più incisivi di questo nuovo decennio per colmare un divario fin troppo pesante.
Ci accomuna un’unione latente, il sud rimane un vecchio treno senza una stazione di arrivo.
La riduzione della percentuale destinata al sud è del 20% su una quota iniziale del 60%. E’ un calo incisivo, considerando che l’Unione Europea stessa si pronunciò su come ripartire correttamente i fondi. Sul tema è intervenuto anche il ministro dell’Economia, Daniele Franco, il quale ha affermato: “Solo se chiudiamo i divari di genere, generazionali e regionali, possiamo raggiungere una crescita robusta e sostenibile nel medio termine”.
Non è possibile trattare per una “robusta crescita” nel medio termine. Il sud ha bisogno spesso di qualcosa che non è dipendente dal denaro, bensì dai singoli cittadini. Una rivoluzione morale è la base per accompagnare eccellentemente un imponente schieramento di fondi nei vari settori; un cambiamento progressista che ha come base la presa di coscienza del singolo cittadino, qualsiasi sia la sua posizione sociale.
Il sud ha già conosciuto alcuni progetti dell’Unione Europea, come ad esempio il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale. In Sicilia, vista l’assenza di controlli e di una presenza attiva dello Stato, questo progetto è divenuto parte integrante di un “racket dei terreni”. La modalità è semplice: acquisizione di terreni e successiva richiesta di fondi.
La crisi derivante da questa pandemia ci ha segnato molto, ed è proprio questo strumento fornitoci dall’Unione Europea che ci permetterà di ripartire. Il recente dinamismo dell’Italia nel mondo (che siano vittorie sportive o artistiche) denota una nazione in fermento, la quale ha una nuova base di crescita ma stenta nel riuscire a progettare il suo futuro. Il sud presenta, vista la situazione pandemica, un quadro economico ancora più preoccupante del dovuto, ragion per cui bisogna ambire ad una crescita nel lungo termine. Il medio termine dev’essere destinato ad una ripresa dei valori pre-pandemici ed un rafforzamento delle basi sulle quali sorgono le varie economie meridionali.
Uno degli interrogativi più grande è il modo attraverso cui le amministrazioni locali riusciranno ad assorbire i fondi del Recovery Fund. La necessità di tecnici e uffici adibiti a strutturare i vari piani è in primo piano, e il sud presenta la peggiore qualità in tema pubbliche amministrazioni.
Per il momento non ci resta che tamponare, come si è sempre fatto, una falla molto grande nella nostra penisola: un divario. Questo strumento lungimirante è positivo, ma incute timore nell’animo di chi sa che nella propria terra il futuro è un miraggio.

 

Simone Palladino

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Riguardo l'Autore

Studente di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali. Scrittore occasionale.

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