domenica, 19 Settembre, 2021

Quando il filosofo del fascismo Giovanni Gentile chiedeva raccomandazioni per una cattedra nei licei

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Prima ancora che riformatore del sistema scolastico italiano, Giovanni Gentile per alcuni anni fu professore nei licei. Le disagiate condizioni economiche della numerosa famiglia e motivi legati ai suoi studi filosofici lo spingeranno a mettere in moto il meccanismo delle raccomandazioni accademiche, burocratiche e politiche per essere agevolato all’inizio della carriera scolastica.

 


Prima di diventare noto come riformatore del nostro sistema scolastico e di dividere profondamente gli intellettuali italiani durante il periodo fascista, Giovanni Gentile (Castelvetrano 1875- Firenze 1944) per alcuni anni fu professore di liceo. Ammesso nel novembre del 1893 alla Scuola Normale Superiore di Pisa, qui il suo più caro maestro è Donato Jaja, docente di filosofia teoretica, che allo studente siciliano trasmetterà la passione per la speculazione filosofica. Ultimati gli studi nel luglio del 1897 e conseguito l’anno dopo il perfezionamento presso l’Istituto di studi superiori di Firenze, il giovane Gentile è alla ricerca di un impiego che ponga rimedio alla disagiata condizione economica della numerosa famiglia, dovuta alle vicissitudini professionali del padre, farmacista a Campobello di Mazara, costretto a chiudere il suo esercizio perché giudicato privo delle nuove regole sanitarie necessarie. Partecipa perciò al concorso per la cattedra di filosofia del liceo “Garibaldi” di Palermo e, consapevole che per arrivare ad agguantare quel posto “premeranno raccomandazioni da ogni parte”, pensa bene di far sentire la sua voce “in mezzo al coro dei supplici”. Chiede quindi aiuto a Benedetto Croce, allora personaggio già influente, che ha avuto modo di apprezzare l’acume filosofico dell’ex studente, con il quale, a partire dall’estate del 1896, intrattiene un intenso colloquio epistolare. Croce lo raccomanda a Francesco Torraca, direttore generale dell’istruzione elementare, e a Giustino Fortunato, prestigioso uomo politico e meridionalista. Come Croce, anche Donato Jaja si dà da fare per agevolare la carriera dell’ex allievo, a cui lo lega un affetto profondo. Jaja interviene presso Vincenzo Saporito, sottosegretario al Tesoro e fratello del sindaco di Castelvetrano, e Giuseppe Chiarini direttore dell’istruzione secondaria. Per parte sua, tramite il fratello Giuseppe, avvocato, Gentile entra in contatto con Nunzio Nasi, deputato crispino del collegio di Trapani e ministro delle Poste nel governo Pelloux, personaggio moralmente molto discusso, che gli assicura una cattedra “in una sede importante”. Ma al concorso Gentile si classifica sesto in graduatoria, e così la cattedra palermitana sfuma. Grazie però ai maneggi di Saporito, Gentile ottiene l’incarico di filosofia al liceo “Mario Pagano” di Campobasso. Accetta senza entusiasmo quella sede marginale. Si sente infatti un “sequestrato”, e vive come “un supplizio di Tantalo” la mancanza di libri specialistici che ostacola i suoi studi. Forte è perciò il desiderio di essere trasferito a Napoli, dove può lavorare meglio ai libri che ha in cantiere e rafforzare il suo sodalizio intellettuale con Croce. Desiderio che si fa concreto quando al concorso per la cattedra di filosofia al liceo “Tasso” di Roma si classifica terzo e, giudicato meritevole di “un liceo di pari importanza a quello per cui si faceva il concorso”, nel novembre del 1900 approda al liceo Vittorio Emanuele di Napoli, dove rimarrà per sei anni. Anche questa volta, per arrivare nell’agognata sede, Gentile si era appoggiato a Croce, che per aiutarlo aveva messo di nuovo in moto il meccanismo delle raccomandazioni accademiche, burocratiche e politiche, coinvolgendo il sopra citato Torraca, ispettori per l’istruzione secondaria, sottosegretari di Stato al Ministero della P. I., il noto filologo e letterato Francesco D’Ovidio, e gli aveva infine suggerito di farsi raccomandare al ministro della Pubblica istruzione Niccolò Gallo, nativo di Girgenti, da qualche deputato della provincia di Trapani. Suggerimento subito accolto da Gentile: “…mi sono rivolto all’on. Saporito l’ex sottosegretario del Tesoro; il quale per la sua posizione alla Camera e per la sua potenza qui e per le relazioni personali che credo abbia col Gallo conterraneo, penso che possa parecchio presso costui”. A leggere la biografia di Gentile relativa agli anni del suo insegnamento nei licei, è difficile tacere che si ha l’impressione di essere di fronte a un mini spaccato dell’Italia maneggiona di sempre, quella dell’uomo Guicciardini, dove il primato della concretezza schiaccia e oscura la memoria di Machiavelli e la vocazione alle virtù civili. Quelle virtù civili dal diciottenne studente siciliano auspicate per rifare la mentalità degli italiani, quando scriveva il tema per essere ammesso alla Scuola Normale di Pisa, intitolato “Le lettere, e specialmente la poesia nel concetto del Parini e dell’Alfieri, e nelle opere loro”.

 

Lorenzo Catania

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