lunedì, 6 Dicembre, 2021

Quando un decreto spaventa più del virus

0

Le fasi di difficoltà e di emergenza sono quelle in cui si sprecano gli inviti alla collaborazione, all’unità nell’interesse nazionale. Richiami giusti, per carità, doverosi anche, ma, nell’epoca dei social e della disinformazione tanto più comprensibili quanto più chiare e precise siano le indicazioni che giungono dai vertici istituzionali, la cui autorevolezza e credibilità dipende anche dalla capacità di gestire la comunicazione, settore in cui, purtroppo, sono emerse delle falle preoccupanti. E allora non possiamo non dirci che ci troviamo di fronte a un esecutivo che naviga a vista e che è poco coeso, che parla a più voci, mettendosi in condizione di fare degli errori drammatici, errori che, forse, spiegano il fatto che il nostro paese è, dopo la Cina, quello più colpito dal contagio da Coronavirus.

L’uscita della bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri Conte nella tarda serata di sabato 7 marzo è stato, ad esempio, uno scivolone allucinante. Roba da richiedere teste di ministri (o del premier), non fosse altro che siamo in emergenza e non avere un governo sarebbe peggio. Ma, per dio, pensare che la circolazione di un documento in fase di elaborazione con provvedimenti così restrittivi avrebbe provocato problemi di interpretazione era così difficile? Così difficile concordarne preventivamente i contenuti con le Regioni e le autorità preposte? Così difficile censire quanti uomini delle forze dell’ordine sarebbero serviti a gestirli? La circolazione della bozza (io l’ho ricevuta via sms e mail da almeno dieci fonti diverse) ha messo in moto meccanismi incontrollabili che, se possibile, hanno già dato corso a un potenziale contagio diffuso da nord a sud.
L’emergenza non giustifica né il pressapochismo né un dilettantismo comunicativo che, pare, negli ultimi tempi stia pervadendo l’esecutivo.
Ma la galleria degli orrori già da alcune settimane si sta riempiendo di pezzi da teatro. Governatori che vanno in conferenza stampa ad anticipare provvedimenti poi smentiti dalle ordinanze, politici che deridono l’emergenza contagio, un ministro dello sport che approva un provvedimento per manifestazioni e competizioni a porte chiuse e poi pretende che le partite siano rinviate, e che si fa cazziare in diretta Tv da Sky e dalla Lega Calcio con una figura da cappello con le orecchie da asino e confinamento dietro la lavagna.

Temo che, dopo aver chiuso la pagina di questo terribile virus, ci sia, da chiudere in fretta, l’esperienza di questa anomala maggioranza di governo.
Niente mi toglierà dalla testa che la cosa che è mancata di più, in questa emergenza, è proprio la Politica vera, la Politica alta. Quella con la P maiuscola e di cui si sente tanto, troppo bisogno.

Leonardo Raito

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply