martedì, 7 Dicembre, 2021

Quei giorni terribili; Spie e delatrici nazifasciste; L’ultimo viaggio nei lager

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SFORBICIATE LIBRI – In questi giorni ho fatto una scoperta, o meglio una riscoperta, di grande interesse: ho letto un libro appena uscito di una piccola casa editrice (la Voland), un testo “dimenticato” di uno dei grandi scrittori russi del Novecento, Ivan Bunin .Questo autore è stato il primo scrittore russo ad essere insignito, nel 1933,del Premio Nobel per la letteratura ,ma pochi se ne ricordano. Ha ricevuto anche ,per ben due volte,il prestigioso Premio Puskin . Nel libro ora pubblicato ( “Giorni maledetti” ) si raccontano, in modo anomalo e apparentemente frammentario, le cronache in due città (Mosca e Odessa),una sorta di diario della guerra civile che insanguinò la Russia nel 1918-19,cioè quella rivoluzione bolscevica di ispirazione leninista. Nei suoi testi non si trovano luoghi comuni, nessuna concessione al sentimentalismo. Lo stile è asciutto, da cronista di giornale. I suoi racconti sono fulminanti, flash di storie, di situazioni drammatiche e tragiche. I grandi scrittori che lo hanno incontrato lo hanno apprezzato molto, come Cechov,di cui fu amico e Gor’kij . Ma Bunin non amava i nobili, anche se in disgrazia,ma non simpatizzava neanche con i bolscevichi, anche se questo carattere gli procurò molti nemici. Dopo numerosi viaggi all’estero decise, con Vera Nikolaevna Muromcva che conobbe a Mosca nel 1906 e che sposò poi nel 1922,di trasferirsi stabilmente a Parigi ,dove morì nel 1953. Nei suoi racconti e romanzi mise sempre in rilievo gli aspetti negativi della rivoluzione d’ottobre, mettendo in rilievo soprattutto gli avvenimenti, i fatti .E’ solo per questo che l’Urss lo “dimenticò”, anche se non lo perseguitò, come fece con altri scrittori del dissenso. Nei “Giorni maledetti” raccontò con distacco gli orrori della guerra civile, non condividendo la violenza ingiustificata, da qualsiasi parte provenisse: una testimonianza di grande interesse di quei giorni convulsi ,densi di dolore e di contraddizioni sulla storia della Russia, della disperazione per la barbarie che si stava attuando e che avrebbe cambiato la storia europea e del mondo.
Vorrei ricordare anche, insieme alla coraggiosa casa editrice (Voland), molto attenta agli interessi della cultura, più che del mercato editoriale, anche la curatrice e traduttrice dell’opera,Marta Zucchelli, per la competenza e la passione che si manifestano nitidamente.

 

Spie e delatrici nazifasciste

Vediamo adesso un testo di “casa nostra”. Due storiche prestigiose (Anna Foa e Lucetta Scaraffia) hanno pubblicato un libro, per la Marsilio, di grande interesse, anche se con qualche pecca. Le protagoniste sono due donne. La prima è Celeste Di Porto, una ragazza ebrea, fidanzata di un fascista (nota come “la Pantera nera), che sprezzantemente fa la delatrice a favore dei nazisti: indica cioè le persone da inviare nei lager, persino i suoi vicini di casa, nel Ghetto di Roma. La seconda è una donna tedesca, Elena Hoehn, sposata con un italiano e accusata di spionaggio a favore dei nazisti . Queste storie si intrecciano in modo inestricabile (le due donne si conoscono in carcere, alle Mantellate, e percorrono le strade della delazione, tradimenti, truffe,tentativi di redenzioni, con chiaroscuri che neppure le due brave autrici riescono a chiarire bene,soprattutto per la scarsità delle fonti. A complicare le cose anche l’approdo delle due donne nel movimento di Chiara Lubich (che ha creato a Trento i focolarini). Si rivela dunque un libro interessante ma, in alcune parti (soprattutto quella sulla storia ambigua e confusa della Hoehn e di sua sorella) non ci sembra molto riuscita. Rappresenta comunque lo specchio di quei tempi oscuri, di una fase tormentata della nostra società, in cui i buoni diventavano spesso cattivi e viceversa.

 

L’ultimo viaggio nei lager

Tre citazioni brevi vi danno subito l’idea telegrafica del saggio di cui vi parleremo (“L’ultimo viaggio” di Camillo Brezzi, il Mulino).
“Il viaggio verso Auschwitz – pochi ne parlano perché pochi sono tornati- è uno dei capitoli più terribili della shoah.Il mio è durato sei giorni” (Liliana Segre).
“Nessuno però ci aveva detto che la nostra idea di peggio era uno scherzo in confronto all’inferno che ci attendeva (Sami Modiano).
“Sono stati proprio i disagi, le percosse, il freddo, la sete che ci hanno tenuti a galla sul vuoto di una disperazione senza fondo, durante il viaggio e dopo (Primo Levi ).
Camillo Brezzi ha insegnato storia contemporanea all’Università Siena-Arezzo,ha al suo attivo numerosi saggi ed è direttore scientifico della Fondazione Archivio Diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano. In meno di 200 pagine l’autore ha sintetizzato, pensando soprattutto agli studenti, la più grande tragedia umanitaria, rappresentata dalla shoah, della seconda guerra mondiale. Non c’è nulla di nuovo, rispetto all’ampia letteratura sulla tragedia ebraica esistente. L’autore si è assunto però il difficile compito di realizzare una sintesi dei documenti,di una parte importante delle testimonianze e,in generale, della lo storia della shoah. Si ripercorrono anche i percorsi di alcuni deportati, a partire dalle fasi iniziali della “soluzione finale”. E poi ,l’arresto, il viaggio, l’arrivo ad Auschwitz-Birkenau. Cominciava così la discesa all’inferno, che abbiamo visto (nei tanti film e documentari) e letto in numerosi libri. Per ricordarcelo vengono riportate le testimonianze di Primo Levi, Liliana Segre, le sorelle Tatiana e Andrea Bucci, Shlomo Venezia, Pietro Terracina. Un libro fondamentale per capire- senza la necessità di consultare migliaia di volumi – un orrore troppo spesso dimenticato o sottovalutato.

 

Aldo Forbice

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