mercoledì, 21 Aprile, 2021

Quel tiranno della Corea del Nord; Punin, un’altra vittima del regime comunista dell’Urss; I conti con la storia

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SFORBICIATE LIBRI – Della Corea del nord si parla solo degli esperimenti nucleari e delle denunce sulle violenze nei confronti dei propri cittadini da parte del dittatore monarco-comunista Kim Jong-un, il più feroce della dinastia Kim. Ma questo risulta solo in parte dal libro ”La Corea di Kim” (Salerno editrice) di Stefano Felician Beccari .
L’autore, dottore di ricerca in geostrategia, lavora al parlamento europeo a Bruxelles. Ha affrontato questo spinoso argomento con diplomazia, seguendo le orme di Franco Frattini (che ne ha curato la prefazione), cercando non certo di smentire (sarebbe stato veramente difficile), ma in qualche modo di minimizzare le imprese “nucleari ed omicide” di un dittatore ” lunatico”. Nel saggio si raccontano le vicende storiche e politiche della penisola coreana, dei tre Kim che hanno insanguinato la Corea del Nord ,ma non si danno risposte convincenti agli interrogativi che l’autore stesso in gran parte si pone. Le riassumiamo : perché il dittatore insiste a lanciare missili nucleari ? Perché la sua popolazione continua a soffrire la fame ,nonostante gli aiuti della Cina e della Russia ? Perché i diritti umani continuano ad essere calpestati, nonostante le innumerevoli risoluzioni delle Nazioni Unite ? Perchè i dissidenti politici “spariscono” nel nulla o finiscono sepolti nei gulag (di cui le autorità negano l’esistenza)? E così via, nel senso che vi risparmiamo gli altri interrogativi noti. Eppure il saggio, anche ben documentato, di Felician Beccari, fornisce risposte parziali e, per certi aspetti, anche riduzionisti degli orrori del regime di Pyongyang. Ma avremo ancora occasione per riparlarne,tanto il dittatore Kim non ci farà certo mancare un altro esperimento nucleare, nonostante le recenti aperture espresse nei confronti di Trump.
Parliamo adesso di Nikolaj Punin, uno storico dell’arte molto apprezzato o meglio una figura chiave del pre e post regime sovietico. Ora la Guerini e Associati,con la collaborazione di “Memorial Italia”,ha raccolto saggi di grande interesse del critico e testi dei curatori delle sue opere, in un libro “L’arte in rivolta. Pietrogrado 1917”. E’ nato un volume sugli anni delle avanguardie artistiche russe e degli intellettuali che ne presero parte: Majakovskij,Taflin,Chiebnikov,Larionov e molti altri. Punin fu protagonista di primo piano nell’organizzazione della vita artistica di Pietrogrado. Compagno per molti anni della poetessa Anna Achmatova fu un animatore della intelligencija artistica della capitale: difese i valori rivoluzionari delle nuove avanguardie estetiche, ma subì anche violenti attacchi dei burocrati del regime che lo perseguitarono e alla fine lo fece arrestare nel 1943 e trasferire in un gulag,dove morì nel 1953.Il regime comunista aveva fatto un’altra vittima in Punin, uno degli intellettuali più eruditi e raffinati della Russia di quell’epoca.
Vorrei ricordare a questo proposito l’encomiabile opera di “Memorial Italia”, che sta promuovendo la pubblicazione di saggi e ricerche di studiosi su autori russi quasi sempre ignorati dall’editoria italiana. Ci riferiamo, in particolare, a intellettuali impegnati nella difesa dei diritti umani e/o vittime del regime comunista dell’Urss e non solo.
Perché è difficile fare i conti con la storia ? Prova a rispondere a questa importante domanda lo storico Marcello Flores (Università di Siena e Trieste), esperto di diritti umani, nel saggio “Cattiva memoria” (il Mulino). L’autore lamenta il fatto che, soprattutto da quando esiste il giorno della memoria (il 20 gennaio), si sono intensificate le memorie ma spesso a danno della storia. In altre parole,”il ruolo della memoria è cresciuto a dismisura negli ultimi trent’anni “, ma a scapito della storia. Un fenomeno che si è accentuato col maggiore intervento della politica e delle istituzioni nel fare approvare “leggi di memoria”, ”luoghi di memoria”, monumenti, memoriali. Ma anche a causa degli interventi, più frequenti del passato, dei media, del cinema e della letteratura, non sempre rispettosi della vera storia .Il saggio documenta proprio le contraddizioni esistenti e il complesso rapporto tra storia e memoria. Un libro certamente utile, che suscita riflessioni e non solo fra gli storici e gli intellettuali. A questo tema è dedicato peraltro un altro saggio, uscito in questi giorni , dello storico Franco Cardini (“Il dovere della memoria”, edizioni La Vela ) . Cardini (professore emerito in diverse università,italiane e straniere) si occupa però della memoria con un taglio polemico e provocatorio, comunque stimolante per l’approfondimento e il confronto sul tema. Scrive Cardini: “Razzismo e colonialismo sono state delle vergogne. Ma solo quando le hanno fatte quelli che poi hanno perduto qualche guerra? La vittoria assolve i vincitori ?” Anche per queste ragioni che Cardini si dichiara favorevole al mantenimento dei monumenti. “La storia – sottolinea – non è un tribunale: ‘comprendere’, storicamente, non vuol dire ‘giudicare’, bensì ‘capire in profondità. Nella storia quello che è fondamentale – ce lo ha insegnato Max Weber – è il disincanto”. Una materia effervescente che ha bisogno ancora di analisi e di confronti, purchè senza pregiudizi e preconcetti.

Aldo Forbice

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