martedì, 15 Giugno, 2021

Quello che gli altri non dicono. “Ma che vorrà mai dire”

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Nuova puntata della rubrica di Alberto Benzoni sulle notizie (bucate) dal mondo.

Qui di seguito troverete una serie di notizie, apparse sui giornali stranieri nelle ultime due settimane e che sono state praticamente ignorate dai media italiani.
Il perché di questo silenzio dovrebbero chiederselo gli stessi media italiani. Ma si guardano bene dall’affrontare il problema. E, allora, avviare un dibattito senza rete e senza criteri sul perché e sul percome sarebbe aprire un vaso di Pandora con l’unico risultato di rendere ancora più schiavi del pensiero unico o del politicamente corretto.
Ma forse, mettiamola così, i nostri reggitori non ci raccontano né ci spiegano le cose per spingerci a provvedere noi stessi alla bisogna.

Ed è dunque per dare il mio modesto contributo a questo disegno che vi invito a fare, insieme a me, una serie di piccole esercitazioni.
BOLSONARO
“Solo Dio mi può togliere il potere”.
Un’affermazione che lascia intatto e irrisolto il problema dell’esistenza del Signore e del suo ruolo nelle vicende umane
Basterà, allora, capire chi è Bolsonaro; o meglio quale sia la sua mentalità. E l’ipotesi che vi suggerisco è che qui siamo in pieno totalitarismo . Paragonabile a quello di Mussolini, quando disse ” solo Dio potrà fermarmi, gli uomini e le cose mai”. Più totalitario d Mussolini? Meno?
Ma, a ben vedere, il nostro problema non è questo. Semmai quello di fargli capire, a tempo debito, che “non si può invocare Dio invano”.
MADURO, GUAIDO’, PACIFICAZIONE NAZIONALE, FINE SANZIONI, AIUTI
Qui, il silenzio dei giornali ha, forse, una sua logica spiegazione. Si comincia a capire che in Venezuela la situazione è in movimento; ma non si capisce chi abbia avviato il meccanismo e quale sarà la sequenza di adempimenti suscettibile di portare al lieto fine; e se questo lieto fine ci sarà e quando.
Ma forse qui il nostro compito non è di capire doveva arriverà il processo. Ma chi anzi che cosa l’abbia messo in moto. E per farlo basterà finirla di fare i tifosi a comando. Scoprendo, senza faticare troppo, che Guaidò pur “riconosciuto da 50 paesi” si era ridotto a sperare in qualche incidente suscettibile di scatenare l’intervento Usa. E che Maduro, lungi dal difendere il socialismo bolivariano, aveva affidato le sorti del paese o, più esattamente, quelle del suo regime, ai soli gruppi in grado di gestire la situazione, oligarchi e criminalità organizzata. Una situazione insostenibile; e tale da indurre i due contendenti a gettare la spugna. Come condizione necessaria per l’avvio dei soccorsi.
Questo è quello che ci raccontano le cose. Il consiglio è di fermarsi a guardarle.
LUKASHENKO, OVVERO L’UOVO DI COLOMBO
Un altissimo esponente dei verdi tedeschi ha proposto di fornire armi a Lukashenko. Per evitare che gliele fornisse Putin ? Per combattere Putin?
Per eliminare più rapidamente i suoi oppositori interni ?
Non si sa. Perché il poveretto è stato sommerso dai fischi prima ancora di avere articolato la sua proposta. Ma, come si sa, la verità è nella bocca degli stolti.
E sta nel fatto che Lukashenko è sia per l’occidente che per Putin un personaggio imbarazzante. Ma che nessuno dei due può offendere troppo, per timore che cada nelle braccia dell’altro.
Ma, a questo punto, sorge spontanea la domanda:perché non si accordano per accompagnarlo dolcemente all’uscita? Siamo all’uovo che era di Colombo ma che ora, scaduto il brevetto, appartiene a tutti.
I TUNNEL DI GAZA
Sino ad oggi Hamas aveva sempre negato l’esistenza di tunnel a Gaza. Ora, dopo la fine della guerra dei dieci giorni, il suo nuovo leader politico, Sinwar, tra le tantissime cose che ha detto, molte importanti, ha dichiarato che il 90% di questi tunnel sono ancora in funzione.
Perché lo ha fatto? Per fare lo sbruffone? Per dire “non vi temiamo e siamo pronti a ricominciare”? Oppure che “uccidendo e distruggendo non si risolve niente; e questo vale per voi ma anche per noi”?
Io credo che quest’ultima interpretazione sia quella giusta. Ma non mi sognerei, nemmeno, per un attimo di chiedervi di accettare il mio parere a scatola chiusa. Ma di capire, guardando in faccia la gente di Gaza, che fare una guerra a sue esclusive spese è diventato inconcepibile.
LO STATO CINESE E UN SUO BLOGGER
La storia è molto semplice e si può raccontare in quattro righe. C’un blogger cinese; e, come ogni blogger che si rispetti, critico del potere costituito. Che però a un certo punto ha alzato il tiro. Attaccando il governo per avere volutamente nascosto le perdite subite dai cinesi nei recenti scontri di confine con l’India.
Per tutta risposta, il regime lo ha. (Qui ad ogni puntino corrisponde un’ipotesi) condannato a due mesi di prigione per furto di ciliegie e turbativa della quiete pubblica. Io non ho spiegazioni. Né le attendo da voi. Ne riparleremo in data da destinarsi. E non prima di avere capito la Cina.
UNA FOTOGRAFIA
C’è una fotografia, pubblicata su due pagine sia dal New York Times che dal quotidiano israeliano Haaretz. E’ quella di bambini e di adolescenti, in stragrande maggioranza di Gaza ma anche israeliani.67 in tutto. Sono fotografie, accompagnate dai brevi racconti dei parenti sopravvissuti, che non raccontano la morte- presentata come un evento imprevisto e insensato- ma la vita. Promessa e negata. Come erano belli, quant’erano bravi e a scuola, cosa volevano fare da grandi, dove volevano andare, quali erano le loro doti, che cosa gli piaceva mangiare, cosa stavano facendo e dove stavano quando sono stati colpiti . Da una parte le persone; dall’altro un evento insieme atroce e privo di senso.
Un messaggio rivoluzionario. Perché ci restituisce le vittime nella loro umanità. E perché così facendo porrà un limite invalicabile alla pratica immonda di farne dei semplici numeri, di qualificarle come “terroristi”o di esibirle da morti anonimi, a uso e consumo delle rispettive propagande.
Per gli uomini di buona volontà una nuova opportunità. Quella di far capire, dal vivo, che cos’è la guerra; e di riscoprire il valore del pacifismo.
TOPI E UOMINI
Siamo in Australia. Dove milioni di topi, usciti senza motivo dalle loro tane, avanzano irresistibilmente, lasciando dietro di se devastazione, cadaveri (di topi…) e una puzza che non ti dico.
Prima la fame. Poi la guerra. Poi le pandemie. Ora i topi.
Un Avvertimento. Un Messaggio. Dobbiamo raccoglierlo. Ne va del nostro futuro. E, purtroppo, nessuno che ce lo spieghi.

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