domenica, 26 Settembre, 2021

Quirinale. Inizia oggi il semestre bianco

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Da oggi comincia per il Presidente Sergio Mattarella il semestre bianco. Negli ultimi sei mesi del suo mandato, che dura sette anni, il presidente della Repubblica non può sciogliere anticipatamente le Camere. Lo stabilisce l’articolo 88 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”.
Il potere di scioglimento delle Camere è infatti uno dei poteri più forti del Capo dello Stato, che non può esercitarlo negli ultimi sei mesi prima di cessare il suo mandato. I padri costituenti temevano infatti, all’inizio dell’era repubblicana e subito dopo la fine del ventennio fascista, che un Presidente autoritario avrebbe potuto sciogliere le Camere per farne eleggere di più compiacenti e sperare in un secondo mandato.
Nel 1991, per evitare quello che fu definito un ingorgo istituzionale per la coincidenza della fine della legislatura con la fine del mandato presidenziale di Francesco Cossiga, si modificò l’articolo 88, aggiungendo all’ultima frase le parole “salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”, senza produrre sostanzialmente nessun cambiamento.
Quindi, dal Quirinale oscurato da un’eclissi presidenziale che durerà sei mesi, avvolto nel cono d’ombra, il Presidente della Repubblica non potrà più sciogliere le Camere per alcun motivo, nemmeno se cascasse il mondo: glielo vieta la Costituzione all’articolo 88 comma due. La norma fu scritta dai padri costituenti che temevano il ripetersi di ciò che avvenne con lo Statuto Albertino che consentì lo scioglimento del Parlamento e l’inizio della dittatura fascista. Dunque, il semestre bianco è solo un falso problema per il Paese. Invece, il vero problema è solo quello di riuscire a dare al Paese un buon governo.
Così adesso Mattarella si ritrova con le mani legate, senza l’arma di deterrenza che consisterebbe nel mandare tutti a casa qualora ce ne fosse bisogno. Qualcuno lancia l’allarme: Conte e i grillini potrebbero approfittarne per mettere alle strette il governo senza correre il rischio di andare a votare. A riprova si potrebbe ipotizzare uno scenario rarissimo, di quelli che capitano una volta ogni 800 anni come le congiunzioni tra Saturno e Giove: la maggioranza si schianta su qualche ostacolo; in preda allo sconforto il premier getta la spugna; dalle consultazioni non si cava un ragno dal buco. Una somma di circostanze che in realtà è altamente improbabile.
Infatti, in questa eventualità del tutto teorica, per colpa del semestre bianco Mattarella non potrebbe scegliere la strada del voto che sarebbe la più naturale. Risultato: il governo (questo o un altro) verrebbe rimandato alle Camere, lì sfiduciato e tenuto a gestire i soli affari correnti, praticamente a girarsi i pollici perché tutto si bloccherebbe fino al termine del settennato, Parlamento compreso.
Se questa congiunzione astrale si verificasse, addio riforme pretese dall’Europa, addio miliardi del Recovery Fund, addio speranze di evitare un default (immaginiamo a che altezza schizzerebbe lo spread). Dopodiché, congedato Mattarella a gennaio, subentrerebbe il prossimo presidente della Repubblica. Le Camere verrebbero finalmente sciolte e torneremmo a votare; non prima di 60 giorni, però; le urne potrebbero aprirsi verso i primi di aprile e il nuovo Parlamento si riunirebbe a inizio maggio. Del governo si riparlerebbe verso metà di giugno 2022, non prima. Come dire un intero anno di lassismo politico che l’Italia non può permettersi.
Nel frattempo c’è anche il problema della nuova legge elettorale, della ridefinizione dei collegi elettorali per Camera e Senato. Problemi non secondari ai quali il Parlamento è chiamato ad esercitare le Sue funzioni derivanti dal potere legislativo.
In caso di crisi, lo sbocco quasi scontato sarebbe un altro governo pure quello guidato da Mario Draghi. I numeri sono tutti dalla sua parte; la maggioranza che lo sostiene è talmente vasta che, per farli mancare, ci vorrebbe una fuga di massa. Oltre ai grillini, dovrebbe darsela a gambe pure il Pd che però non ci pensa affatto, perché significherebbe regalare Draghi alle destre. A sua volta Salvini, per rovesciare il tavolo, dovrebbe trascinarsi dietro tutti i parlamentari di Forza Italia, compresi quelli che non verrebbero mai più rieletti: impresa così ardua che Matteo da un pezzo ci ha già rinunciato. Gli piacerebbe tornare a votare, ma lo considera un sogno impossibile. Stefano Ceccanti, giurista del Partito Democratico, ha sintetizzato: “Il semestre bianco è una tigre di carta”.
Perfino nel caso che appassiona i più pessimisti, di una crisi fulminea e senza sbocco, a Mattarella resterebbe comunque un modo per farsi valere: dimettersi seduta stante, senza attendere la fine del settennato. Tempo 15 giorni le Camere si riunirebbero per eleggere il successore, che se la vedrebbe lui (o lei, a seconda di chi sarà) con quanti giocano sulla pelle del Paese. Il cono d’ombra di colpo svanirebbe e le elezioni tornerebbero dietro l’angolo. Ultimo dubbio prima di liquidare il tema: Mattarella sarebbe disposto a lasciare il Colle con qualche mese di anticipo? In fondo, non avrebbe nemmeno bisogno di farlo: gli basterebbe semplicemente minacciare di dimettersi, mettendo fine in un colpo solo al dodicesimo settennato e alla diciottesima legislatura. Nessuno vorrebbe correrne questo rischio perché non conviene a nessuno.
Nel caso di un governo retto da maggioranze poco stabili e con a capo un presidente del Consiglio inviso ad alcuni partiti, il semestre bianco può essere un’occasione per cambiare gli equilibri politici e acquisire maggior peso e forza in Parlamento, arrivando anche alla sostituzione del premier, senza il rischio di dover andare a nuove elezioni.
Il presidente della Repubblica resta comunque in grado di supervisionare i lavori parlamentari e, in caso di crisi politica, potrebbe anche dimettersi anticipatamente provocando elezioni presidenziali anticipate. Inoltre, può sempre intervenire per fermare una legge o rimandarla alle Camere, rifiutandosi di firmarla, e fare richiami ufficiali al Parlamento in caso di eccessi o comportamenti contrari al benessere dello stato.
Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato del Partito democratico, intervistato da Radio Radicale, ha detto, con Mario Draghi come presidente del Consiglio questo semestre bianco non dovrebbe comportare nessun problema per la stabilità del governo”. Secondo Ceccanti: “Sia la crescente popolarità di Draghi, sia il suo ruolo di garante con l’Unione europea per l’attuazione delle riforme necessarie a ricevere i fondi della ripresa, rendono il suo governo stabile e conveniente per tutti i partiti. Inoltre, sul piano comunitario, è il premier a partecipare alle riunioni del Consiglio europeo, quindi anche una sostituzione di Mattarella con Draghi sarebbe molto problematica, perché l’Italia non può permettersi di non avere Draghi in questa sede”.
Non resta che appellarsi al senso di responsabilità del Presidente Mattarella e del Parlamento. Nel frattempo il Psi dovrà muoversi per dare prospettive positive al futuro dell’Italia, in una situazione molto difficile dove fortunosamente c’è il governo Draghi che avrebbe tutte le qualità per gestire questa difficile situazione politica, sociale ed economica del Paese.

 

Salvatore Rondello

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