giovedì, 6 Maggio, 2021

Raccordo stretto tra Draghi e Letta

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Il disegno di Draghi dichiarato è chiaro, altrettante le prove date finora di volerlo perseguire con un sano pragmatismo che non si fa tirare la giacca perché prevalga l’uno o l’altra delle bandierine dei suoi soci competitivi di governo. Non solo ma Draghi dimostra, e per le prove precedenti ce lo aspettavamo, che avrebbe cercato di cogliere al volo l’occasione storica degli spazi di protagonismo che si aprono nel nuovo corso europeo con l’avvicendamento alla Merkel e forse la messa in minoranza dei due partiti democristiani dopo decenni di egemonia sicchè partendo dall’intesa con la Francia l’Italia può rinverdire la sua funzione di Paese fondatore dell’Unione con tutte la responsabilità che ne derivano in un contesto in continue trasformazioni del contesto internazionale a partire dalle alleanze radizionali.

 

E’ impossibile che l’Itala potesse trovare un interprete più autorevole di Draghi, novello Cincinnato per l’occasione storica che ci si offre ed in funzione di sostegno al suo governo che è stata accettata all’unanimità l’elezione di Letta a segretario del PD. Ne deriva una diversità sostanziale del rapporto con le rispettive basi legittimanti e l’impegno ad evitare ogni tentazione di sovrapposizioni di ruolo che destabilizzerebbe Il raccordo stretto tra i due leader necessario alla buona riuscita dell’impresa. Perché questo accada occorre concordare gli spazi di maggiore autonomia in cui ognuno dovrà impegnarsi in funzione del bene comune e questa strada non è nemmeno in agenda. Questo è il maggiore ostacolo che Letta deve individuare e che storicamente non è nelle sue corde prevalenti. Un esempio per tutti, in questi giorni Letta ha programmato, nell’ottica dei due schieramenti contrapposti, di interpellare tutte quelle forze che possano concorrere al campo largo auspicato da Zingaretti, includendo anche, oltre alle forze più affini, modello Prodi, anche i cinque stelle, favorendo con discrezione una loro evoluzione contro ogni condizionamento e tentazione egemonica. Letta sa bene che il ricorso del PD a lui è il tentativo di arginare lo sfondamento al centro implicito nella leadership affidata a Conte, non a caso ritardato per l’opposizione interna al cordone ombelicale che ancora sussiste e rinverdisce stando insieme al governo con la Lega riveduta e corretta alla Giorgetti. Di Maio non ha affatto abbandonata la strategia dei due forni specie per il grave ridimensionamento in atto e quello futuro preannunciato dai sondaggi. Inutili le richieste di credibilità della svolta leghista quando Salvini rinverdisce le sue ben note alleanze sovraniste dalla Le Pen ad Orban, con la Meloni che lo lavora ai fianchi per strappargli la leadership del destra-centro.

 

Per sventare possibili rigurgiti sovranisti c’è una sola dimensione di verifica ed è quella istituzionale, dove tutti, grazie ad un Assemblea Costituente da eleggere contemporaneamente con le politiche, si confrontano con tutti sui nuovi assetti della casa politica di tutti gli italiani, senza che dopo trent’anni di fallimenti, si insista ad affidare contemporaneamente al Parlamento gli equilibri di governo e le riforme istituzionali, queste ultime sempre sacrificate alle alchimie di potere. Materie prime per l’Assemblea costituente? A partire dalla fine del bicameralismo paritario, ultimo rimasto in vita in Europa, un po’ come voler competere nella formula 1 con le macchine d’epoca! Ed ancora il riassetto delle competenze tra stato e regioni ed aggiungo tra regioni e gli altri enti locali perché si riprenda, contro il neo centralismo regionale, la strada maestra delle deleghe, grazie alle quali è possibile mettere mano a quella rete territoriale di supporto per tutti i servizi essenziali, che il Covid ci ha insegnato essere essenziale.

 

Roca

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