mercoledì, 19 Maggio, 2021

Bilancio e Recovery fund, la Polonia si mette di traverso

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La mediazione di Angela Merkel che, in dirittura d’arrivo, a poche ore dall’ultimo termine utile per l’approvazione, aveva convinto la Polonia a dare il voto favorevole, nell’Unione Europea, all’approvazione del bilancio pluriennale e del Recovery fund,  non è stata ancora sufficiente, per tutti i componenti del Governo polacco, per presentarlo e portarlo  in Parlamento, atto necessario per rendere esecutivi i provvedimenti. La coalizione polacca si è spaccata  e uno dei partiti sovranisti che la formano, Polonia Solidale, del Ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro, minaccia  di non votare a favore, di fatto aprendo una crisi dai contorni di non facile soluzione. Ma soprattutto facendo saltare le misure adottate a Bruxelles e aprendo problemi seri in tutta l’ Europa ed in particolare nel nostro Paese che , dopo i danni economici patiti per il dilagare della pandemia da coronavirus, in esse aveva intravisto l’opportunità della ripresa e del rilancio. Il Premier Mateusz Morawiecki, espresso dal Pis (Diritto e Giustizia), il partito più forte dell’Esecutivo, ha sottolineato in più occasioni la volontà rispettare la parola data ma da Polonia Solidale è stata ribadita l’intenzione di non dare il voto favorevole in quanto il Paese si troverebbe a fare i conti con i debiti degli altri e cederebbe sulla clausola dello stato di diritto considerata un’intromissione negli affari interni. Una situazione non facile che aldilà dei comunicati ufficiali ,che parlano di colloqui incentrati sulla disponibilità di vaccini  e su questioni economiche, è stata al centro anche della visita che, mercoledì 17 marzo, Morawiecki ha fatto a Parigi  incontrando Emmanuel Macron, ribadendo la volontà della Polonia di essere parte integrante dell’Unione Europea. Si aprono così scenari nuovi sul quadro politico polacco  che, fino a pochi giorni  fa, mostrava una maggioranza di Governo compatta anche sulle decisioni liberticide della libertà di stampa come l’imposizione di una nuova tassa sulla pubblicità  nei media destinata a penalizzare le emittenti private ormai unica voce dell’opposizione. Al momento sono possibili due soluzioni. Un’azione di ricucitura da parte di Morawiecki, non si sa però a quali prezzi politici, o una rottura definitiva con il possibile inserimento però a fianco del Pis,  per fare approvare in Parlamento i provvedimenti, di qualche partito europeista ora all’ opposizione. E quindi l’apertura ufficiale della crisi di Governo. Un quadro politico in evoluzione, in cui si intrecciano anche contatti internazionali all’interno del mondo sovranisti.  È dei giorni scorsi  la volontà del Premier ungherese Viktor Orban, dopo l’addio al Gruppo e al  Partito popolare, di formare un nuovo schieramento politico europeo insieme alla Lega di Salvini e al Pis. Ma  Morawiecki per ora rimane alla finestra e si guarda bene dall’abbandonare il Gruppo “Conservatori e riformisti europei” dove è presente anche Fratelli d’Italia della Meloni, perché  in questa compagnia rappresenta il partito più forte e condizionante e perché gli consente una posizione di critica, ma più morbida, alle politiche di Bruxelles.  Orban d’altra parte non vuole finire accanto alla Le pen che sembra sempre più isolata. Nei prossimi giorni si potrà avere più chiarezza su questi movimenti interni della destra sovranista europea.

 

Alessandro Perelli

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