lunedì, 6 Dicembre, 2021

Recovery Plan. Cgil e Uil in audizione alla Camera

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Giornata di audizione in commissione bilancio alla Camera. Tema in discussione il Recovery Plan. A intervenire i sindacati, in particola Cgil e Uil che hanno espresso le proprie preoccupazioni. In primis quella di non farci trovare pronti davanti a una occasione unica: quella di investire una quantità enorme di denari europei con progetti adeguati e all’altezza della situazione. In un momento drammatico della storia europea e non solo, sarebbe disastroso manca una occasione come questa.

“Il lavoro, la creazione di occupazione per giovani e donne e la sua tutela, deve deve essere il fulcro di tutti gli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il Piano dovrà inoltre recuperare i divari sociali, rispondere ai bisogni delle persone, dei territori e dell’ambiente. Dovrà delineare un quadro chiaro di politiche industriali e di sviluppo agganciandosi agli obiettivi dell’Unione europea di riconversione green e digitalizzazione”. È quanto ha affermato la vice segretaria generale della Cgil Gianna Fracassi in Commissione Bilancio, Attività produttive, Lavoro pubblico della Camera.
La dirigente sindacale ha sottolineato in primis una questione di metodo: “la governance è assente. Riteniamo che ci debba essere una governance centrale, una struttura leggera che preveda il coinvolgimento dei Ministeri interessati e dei territori, e all’interno di questo quadro, riteniamo molto importante la partecipazione delle parti sociali nella definizione dei progetti e del loro monitoraggio”.

Per Fracassi il confronto con i sindacati dovrà essere “ulteriormente rafforzato” nella definizione delle riforme. Cinque quelle ritenute necessarie: dalla riforma fiscale, che dovrà essere “complessiva e non solo limitarsi all’Irpef”, a quella del lavoro, che “non può essere spezzata in due ambiti, la riforma degli ammortizzatori deve essere collegata a quella delle politiche attive e anche alla partita della formazione permanente. La riforma del lavoro dovrà essere in grado di contrastare la precarietà, rafforzare la qualità dell’occupazione”. La vicesegretaria generale della Cgil indica inoltre altre tre riforme, “quella della non autosufficienza, quella della pubblica amministrazione, con un piano straordinario di assunzioni, e quella del sistema di istruzione, dall’innalzamento dell’obbligo a 18 anni all’obbligatorietà della scuola per l’infanzia”.

Per la Confederazione “il punto di maggiore criticità sono le politiche industriali e dello sviluppo: va delineato un disegno complessivo, servono misure che colleghino investimenti, incentivi e ricerca. Nel Piano – sottolinea infine Fracassi – non c’è una chiara strategia sulle politiche industriali, in primis per le grandi imprese pubbliche. In questo percorso anche il ruolo dello Stato va rafforzato, non può essere solo un erogatore di garanzie e risorse, ma deve tornare a guidare l’economia e indicare le priorità”.

Per la Uil è intervenuta la segretaria Confederale Ivana Veronese che ha sottolineato come “con l’ultima bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ci sono stati dei miglioramenti evidenti rispetto alle prime versioni del Piano, però non possiamo considerarla ancora pienamente soddisfacente perché mancano indicazioni e decisioni esplicite su alcuni importanti capitoli per la crescita economica, sociale ed occupazionale del Paese.
Mancano inoltre un crono programma, strumenti per attuare i progetti e obiettivi numerici attesi”.
Ad avviso della Uil “anche in questa nuova versione mancano risposte esaustive ed una visione di quale Paese vogliamo costruire nei prossimi 20/30 anni. Ci preoccupano alcuni aspetti ancora non definiti della governance e soprattutto il possibile ritorno nel prossimo futuro alle regole del patto di stabilità, che chiediamo venga definitivamente superato e accompagnato da una nuova politica economica. Riteniamo utile sollecitare sia l’Europa che il Governo a farsi portavoce del superamento definitivo delle condizionalità macroeconomiche nell’utilizzo dei fondi della Next Generation EU”.

“Per far ripartire il Paese – ha aggiunto Veronese – serve un quadro complessivo degli investimenti pubblici, in grado di attrarre anche quelli privati, programmando e coordinando gli interventi in un sistema di complementarietà delle risorse di Next Generation con quelle per la coesione europea 2021-2027 il Fondo Sviluppo e Coesione nazionale, al fine di avere una visione d’insieme delle risorse disponibili e di come allocarle”.

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