domenica, 26 Settembre, 2021

Reddito di cittadinanza, alt ai centri per l’impiego. Osservatorio sul precariato, i dati di maggio

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Spuntano le agenzie private
REDDITO DI CITTADINANZA, ALT AI CENTRI PER L’IMPIEGO

Tra i tanti temi da affrontare in programma da settembre nell’agenda economica del governo c’è il Reddito di cittadinanza. Se i 5 Stelle non intendono rinunciare al loro provvedimento bandiera, con Conte che è pronto a difendere la misura con eventuali modifiche, al contrario tutto il centrodestra vuole rivedere il Reddito, mentre Renzi ha prospettato un referendum popolare per abolirlo.
Della necessità di modificare il Reddito di cittadinanza ha parlato anche il segretario Pd Enrico Letta: “Credo che Draghi abbia detto cose importanti. Ha aperto una discussione che consente di portare miglioramenti e di prendere il buono che c’è stato, perché del buono ce n’è stato e di superare i limiti a oggi riscontrati. Questo è il metodo migliore. Quindi”, ha sottolineato Letta. “Nessuna cancellazione di questo strumento ma, come propone Draghi, noi come il premier crediamo in un suo miglioramento“, ha aggiunto il segretario Pd.
Stop ai centri per l’impiego
Nella riforma del Reddito di cittadinanza saranno coinvolte le agenzie private. Secondo quanto hanno recentemente riportato alcuni quotidiani, il governo punta sulle società di reclutamento private per superare lo stallo dei centri per l’impiego, a corto di personale, indietro con le assunzioni previste: circa 750mila percettori del Reddito di cittadinanza ritenuti attivabili non hanno ancora sottoscritto i patti per il lavoro e iniziato a cercare un impiego. In pratica si concluderebbe, in questo modo, l’esperienza non soltanto dei centri per l’impiego finanziati dal decreto, ma anche dei quasi tremila navigator.
Tra le proposte di revisione del sussidio, c’è pure l’obbligo di tracciare tutte le offerte di lavoro. Chi rifiuterà per tre volte l’impiego, perderà il trattamento. Non solo, dovranno essere corretti i parametri in base ai quali vengono stabiliti gli importi da concedere, perché le famiglie risultano svantaggiare rispetto ai single. E anche il requisito dei dieci anni di residenza per gli immigrati extracomunitari potrebbe essere eventualmente ridotto.

Polo unico di tutela della malattia
I DATI DEL 1 E 2 TRIMESTRE 2021

I dati pubblicati di recente nell’osservatorio sul Polo unico di tutela della malattia, aggiornato al primo semestre 2021 rilevano che in tale periodo sono stati registrati dall’Inps complessivamente 12,3 milioni di certificati di malattia (di cui il 74,6% dal settore privato), con un incremento del 1,1% rispetto al primo semestre 2020. In particolare, si osserva un decremento del numero di certificati tra il primo e il secondo trimestre 2021 pari al -16,1%, più contenuto in confronto a quello rilevato nel 2020, pari a -64,2%. Tale difformità – sottolinea l’Inps – è senz’altro riconducibile a una serie di fattori collegabili alla pandemia ma soprattutto alle diverse misure intervenute per il suo contenimento.
Nel raffronto dei primi tre mesi dell’anno, la maggiore percentuale di decremento del 2021 rispetto al 2020 si riscontra al Centro (-27,8%) e al Nord (-27,7%), e si riferisce principalmente a uomini di età compresa tra i 30 e i 49 anni (-27,5%).
Nel secondo trimestre, invece, il maggior incremento di certificati nel 2021 in confronto al 2020 si concentra al Sud (+108,4%) per le lavoratrici donne (+80,5%) e per gli individui più giovani (+107,4%).
Nel primo trimestre 2021 le giornate totali di malattia sono state circa 33,5 milioni nel settore privato e 9,8 milioni nel comparto pubblico, rispettivamente il -15,7% e il -9,7% rispetto al 2020. Mediamente, le giornate di malattia per certificato sono state 6,8 nel settore privato (contro le 5,8 del 2020) e 5,6 nel comparto pubblico (contro le 5,3 del 2020), mentre le giornate medie per ciascun lavoratore con almeno un giorno di malattia sono state 13,4 per il settore privato e 10,6 per il comparto pubblico.
Nel secondo trimestre 2021, le giornate totali di malattia sono state circa 26,1 milioni nel privato e 7,5 milioni nel pubblico, rispettivamente +24,5% e + 30,8% rispetto al 2020. La media per certificato è di 6,2 nel privato (contro le 8,2 del 2020) e di 5,5 nel pubblico (contro le 9 del 2020). La media per lavoratore è di 11,5 per il settore privato e 10,2 per il comparto pubblico.
Nel primo trimestre 2021 sono state effettuate circa 220mila visite fiscali (-10% in confronto al 2020), con una riduzione del 20,6% nel comparto pubblico in relazione al protrarsi del ricorso allo smart working da parte dei dipendenti pubblici. Nel settore privato, invece, si evidenzia un leggero aumento (+3,4%) delle visite fiscali. Il Nord è l’unica area che presenta una variazione positiva del numero di visite effettuate: +8,2% contro il -21,6% del Centro e il -17,4% del Sud.
Nel secondo trimestre 2021 sono state operate complessivamente 240mila visite fiscali, di cui il 59% nel comparto pubblico. Il maggior numero di accessi in entrambi i settori è stato effettuato al Sud e per la fascia degli over 550. Per maggiori dettagli l’Ente di previdenza rimanda al documento di sintesi allegato e pubblicato sul sito dell’Istituto.

In aumento, negli ultimi tre mesi, le assunzioni di lavoratori privati, stagionali e somministrati rispetto allo stesso periodo del 2020
OSSERVATORIO SUL PRECARIATO: PUBBLICATI I DATI DI MAGGIO 2021
La dinamica dei flussi

Le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nei primi cinque mesi del 2021 sono state 2.412.000, in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2020 (+17%). Questo risultato è dovuto alla combinazione tra la flessione registrata per i mesi di gennaio e febbraio 2021 (nel 2020 nei mesi corrispondenti non era ancora iniziato il periodo pandemico) e l’aumento a partire da marzo 2021 rispetto agli stessi mesi del 2020, con +18% a marzo, +216% ad aprile e +79% a maggio. Questa dinamica caratterizza tutte le tipologie contrattuali. Particolarmente accentuato risulta il
recupero, negli ultimi tre mesi, delle assunzioni stagionali e in somministrazione.
Le trasformazioni da tempo determinato nei primi cinque mesi del 2021 sono risultate 176.000, in flessione rispetto allo stesso periodo del 2020 (-25%); nello stesso periodo le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo (45.000) risultano essere aumentate del +18%.
Le cessazioni nel periodo gennaio-maggio 2021 sono state in complesso 1.795.000. La diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-12%) risulta particolarmente accentuata per i contratti stagionali (-30%) e i contratti a termine (-21%); per i contratti a tempo indeterminato nei mesi di gennaio e febbraio si registra una riduzione del 32%, mentre da marzo si ha una inversione con un incremento del 58% nel mese di maggio.
Nel periodo gennaio-maggio 2021, sono stati 11.549 i rapporti di lavoro (7.100 assunzioni e 4.449 trasformazioni a tempo indeterminato) che hanno usufruito dei benefici previsti dall’esonero triennale strutturale per le attivazioni di contratti a tempo indeterminato di giovani fino a 35 anni (legge n. 205/2017), valore in forte diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-66%). Tale riduzione è condizionata anche dall’istituzione dell’esonero per nuove assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato di giovani previsto dalla legge n. 178/2020 che, essendo in attesa dell’autorizzazione da parte della Commissione europea, non è ancora operativo e
pertanto al momento non rilevabile.
La consistenza dei rapporti di lavoro: la variazione tendenziale
Il saldo annualizzato, vale a dire la differenza tra i flussi di assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, identifica la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro (differenza tra le posizioni di lavoro in essere alla fine del mese osservato rispetto al valore analogo alla medesima data dell’anno precedente). Il saldo annualizzato ha risentito per larga parte del 2020 delle conseguenze
dell’emergenza sanitaria presentando un andamento negativo da aprile a settembre; dopo il lieve recupero dei mesi di ottobre e novembre esso è ritornato ad essere negativo fino a febbraio 2021 (-36.000). A partire dal mese di marzo 2021 esso è però ritornato positivo e a maggio fa registrare una crescita pari a +560.000: questo risultato è frutto di un saldo positivo dei contratti a tempo indeterminato (+184.000), a tempo determinato (+169.000) in somministrazione (+110.000), stagionali (+91.000) e intermittenti (+8.000); appena negativo risulta ancora il saldo dell’apprendistato.
Il lavoro occasionale
La consistenza dei lavoratori impiegati con Contratti di Prestazione Occasionale (CPO) a maggio 2021 si attesta intorno alle 14.000 unità (in aumento del 48% rispetto allo stesso mese del 2020); l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 253 euro.
Per quanto attiene ai lavoratori pagati con i titoli del Libretto Famiglia (LF), a maggio 2021 essi risultano circa 17.000, in flessione del 93% rispetto allo stesso mese del 2020, periodo in cui si era registrato un forte sviluppo dell’utilizzo del Libretto Famiglia da ricondurre all’introduzione del bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting previsto dal DL n. 18/2020 (decreto “Cura Italia”); l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 201 euro.
I dati completi sono consultabili sulla home page del sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it) nella sezione Dati e analisi/Osservatori Statistici, report dal titolo “Osservatorio sul precariato”.

Carlo Pareto

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