giovedì, 23 Settembre, 2021

Reddito di cittadinanza, arriva l’allarme dell’Ocse

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COME OTTENERE IL RILASCIO DELLA CERTIFICAZIONE UNICA

Il modello di Certificazione Unica è il documento con il quale l’Inps certifica ai soggetti titolari delle prestazioni pensionistiche, previdenziali, assistenziali e a sostegno del reddito gli emolumenti corrisposti nell’anno d’imposta di riferimento.

La Certificazione Unica può essere richiesta da tutti i cittadini che hanno percepito dall’Inps redditi di lavoro dipendente e assimilati, redditi di pensione, redditi di lavoro autonomo, redditi di provvigioni e redditi di altra natura.

In presenza di due o più prestazioni erogate dall’Inps viene elaborato un unico modello che certifica tutti i redditi sopraindicati corrisposti nell’anno precedente.

L’Istituto, quindi, in qualità di sostituto d’imposta, è tenuto annualmente a rilasciare la Certificazione Unica che include, oltre ai redditi di lavoro dipendente e di pensione, anche i redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi.

La recente circolare Inps n. 50/2019 illustra le modalità di rilascio della Certificazione Unica 2019 e i diversi canali a disposizione dell’utenza, in continuità con quanto già previsto per l’anno 2018.

Gli utenti in possesso di Pin, anche ordinario, possono scaricare e stampare la Certificazione Unica dal portale istituzionale; possono accedere al servizio anche tramite credenziali Spid almeno di secondo livello. È inoltre possibile visualizzare e scaricare su smartphone o tablet la propria Certificazione anche tramite l’apposito servizio “Certificazione Unica”, disponibile all’interno dell’App istituzionale “Inps mobile”, scaricabile dagli store Android e Apple.

Nell’interesse dell’utenza che non possiede le dotazioni e le competenze necessarie per la piena fruizione dei servizi on-line, l’Istituto ha approntato opportune ed adeguate modalità alternative attraverso ulteriori canali di accesso che di seguito si riepilogano:

La Certificazione Unica è di norma disponibile entro il 31 marzo di ogni anno per i redditi dell’anno precedente e può essere visualizzata e stampata online sul sito Inps attraverso il servizio dedicato. In alternativa, si può tuttavia ottenere la predetta documentazione fiscale tramite:

il Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile. La certificazione verrà spedita al domicilio del richiedente;

le strutture territoriali dell’Inps direttamente allo sportello o tramite le postazioni self-service;

gli enti di patronato e gli intermediari dell’Istituto ricorrendo ai servizi telematici offerti dagli stessi;

la posta elettronica certificata (Pec) con la richiesta che va espressamente trasmessa all’indirizzo richiestacertificazioneunica@postacert.inps.gov.it completa di copia del documento di identità del richiedente. Il documento in questione sarà inviato con la stessa modalità alla casella Pec utilizzata per la richiesta;

i comuni e le altre pubbliche amministrazioni che hanno sottoscritto uno specifico protocollo con l’Inps per l’attivazione di un punto cliente di servizio.

Per i cittadini di oltre 80 anni titolari di indennità di accompagnamento, speciale o di comunicazione, è stato invece attivato il servizio “Sportello Mobile” che prevede l’invio di un’apposita comunicazione, con i recapiti telefonici di un operatore della sede territorialmente competente, per richiedere la spedizione della Certificazione Unica al proprio domicilio.

Anche i pensionati residenti all’estero possono richiedere la certificazione, fornendo i propri dati anagrafici e il codice fiscale, telefonando allo (+39) 06 59058000 o allo (+39) 06 59053132, dalle 8 alle 19 (ora italiana).

Ma la Certificazione Unica può essere richiesta anche da persona delegata o dagli eredi del titolare deceduto. Nella prima ipotesi, oltre alla delega che autorizza l’Inps al rilascio della certificazione, sono necessarie le copie dei documenti di riconoscimento dell’interessato e del delegato. L’erede deve, invece, presentare una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà e copia del proprio documento di riconoscimento.

I Cud e Certificazioni Uniche degli anni passati restano a disposizione dei cittadini all’interno del servizio “Fascicolo previdenziale del cittadino” e sono accessibili tramite la voce “Modelli” del menu interno del servizio online.

In ogni caso, tutti i diversi canali messi a disposizione dell’utenza sono comunque dettagliatamente descritti dalla citata circolare Inps che dedica un ampio spazio anche alle attività proprie dell’intermediario, qualora la richiesta venga avanzata a Patronati, Centri di assistenza fiscale e professionisti abilitati.

Inps

ESTRATTO CONTO ASSICURATIVO

L’Estratto conto contributivo è il documento che elenca tutti i contributi effettuati all’Inps in favore del lavoratore. Riepiloga i versamenti da lavoro, figurativi e da riscatto, suddivisi in base alla gestione alla quale il lavoratore risulta iscritto.

A chi è destinato

Grazie all’Estratto conto contributivo, i lavoratori possono verificare la regolarità dei contributi corrisposti autonomamente o dai propri datori di lavoro per segnalare eventuali discordanze o inesattezze all’Inps.

I lavoratori prossimi alla pensione possono richiedere alle sedi territoriali dell’Inps l’Estratto conto certificativo che include l’attestazione analitica della posizione assicurativa con valore legale.

Come funziona

Il lavoratore può consultare il proprio Estratto conto online attraverso il servizio dedicato. Nel caso in cui abbia periodi di lavoro presso datori di lavoro privati e/o pubblici e periodi di lavoro autonomo, all’interno dell’Estratto conto potrà visualizzare le diverse sezioni contraddistinte per colore.

L’Estratto conto previdenziale riporta i dati anagrafici del lavoratore e, riassunti in una tabella, i versamenti previdenziali suddivisi in:

periodo di riferimento;

tipologia di contributi (da lavoro dipendente, artigiano, commerciante, servizio militare ecc.);

contributi utili espressi in giorni, settimane o mesi, sia per il calcolo della pensione che per il raggiungimento del diritto;

retribuzione o reddito;

riferimenti del datore di lavoro;

eventuali note riportate alla fine dell’Estratto.

Il servizio, inoltre, permette al lavoratore dipendente privato di visualizzare e stampare la sua posizione retributiva dal 2005 ad oggi. Dopo aver inserito il Pin, l’utente accede alla pagina dell’elenco delle denunce retributive raggruppate per anno e cliccando sulla matricola può entrare nella pagina contenente il dettaglio della situazione retributiva annuale.

Il lavoratore può quindi consultare il proprio Estratto conto online oppure può formalmente richiedere l’Estratto conto contributivo all’Inps tramite:

Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;

enti di patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

All’interno del servizio di Estratto conto Inps, l’utente trova – come detto – i propri contributi suddivisi in base alle gestioni alle quali è iscritto. Ad esempio i contributi degli iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) sono contenuti nell’Estratto conto previdenziale mentre quelli degli iscritti alla Gestione Separata sono riepilogati nell’Estratto conto parasubordinati.

Reddito di cittadinanza

ALLARME DELL’OCSE

L’Ocse ha lanciato, proprio in questi giorni, l’allarme sul reddito di cittadinanza. A riportarlo è stato l’Adnkronos. “Il reddito di cittadinanza introdotto di recente rappresenta un trasferimento di risorse importante verso le persone in condizioni di povertà – sostiene infatti l’organizzazione nel rapporto sull’occupazione diffuso recentemente -. Tuttavia, il livello attuale del sussidio è elevato rispetto ai redditi mediani italiani e relativamente a strumenti simili negli altri paesi Ocse”. Per l’organizzazione “la sua messa in opera dovrà essere monitorata attentamente per assicurare che i beneficiari siano accompagnati verso adeguate opportunità di lavoro”.

Quanto al sistema italiano di servizi pubblici per l’impiego “manca di personale qualificato – sottolinea l’Ocse – di strumenti informatici e di risorse adeguate e, per queste ragioni, la qualità dei servizi è bassa e varia notevolmente attraverso il paese. Oltre ad ulteriori risorse, occorre migliorare il coordinamento tra le autorità centrali e quelle regionali responsabili dell’implementazione delle politiche attive, anche mediante linee guida comuni per un miglioramento dei servizi per l’impiego”.

In Italia, rimarca ancora l’organizzazione, i posti di lavoro ad alto rischio di automazione sono appena al di sopra della media Ocse: sono al 15,2% contro il 14% nell’area. Un altro 35,5%, rileva l’organizzazione internazionale con sede a Parigi, ”potrebbe subire sostanziali cambiamenti nel modo in cui vengono svolti; questi posti di lavoro rimarranno ma con mansioni molto diverse da quelle attuali”.

E sulla quota di lavoratori sotto occupati in Italia “è più che raddoppiata dal 2006, ed è ora la più alta tra i paesi Ocse” rileva ancora l’organizzazione. La quota di lavoro temporaneo, si spiega, ”è superiore alla media Ocse ed è lievitata notevolmente nell’ultimo decennio” mentre i contratti a tempo determinato si collocano al 15,4% del lavoro dipendente contro una media nell’area Ocse dell’11,2%; quelli a tempo parziale breve (1-19 ore settimanali) al 15,2% del lavoro dipendente a fronte di una media Ocse attestata al 15,9%.

Le regole e istituzioni del mercato del lavoro svolgono un ruolo importante nel proteggere i lavoratori, ma molti di coloro che hanno contratti ‘atipici’ (non a tempo indeterminato), spiega l’Ocse, ”spesso hanno protezioni solo parziali. Le tutele dei lavoratori atipici possono essere rafforzate estendendo alcuni diritti anche a chi sta nella zona grigia tra lavoro autonomo e lavoro dipendente, compresi molti lavoratori delle piattaforme digitali”.

Per l’Ocse “il sistema italiano di formazione permanente non è attrezzato per le sfide future. Soltanto il 20,1% degli adulti in Italia ha partecipato a programmi di formazione professionale nell’anno precedente la rilevazione”. Solamente il 60% delle imprese, con almeno 10 dipendenti, osserva l’organizzazione internazionale, offre formazione continua ai propri dipendenti, rispetto a una media europea Ocse del 75,2%.

Inoltre, evidenzia ulteriormente l’Ocse, ”c’è un grande divario (circa 38 punti percentuali) nell’accesso alla formazione professionale tra lavoratori ad alta e bassa qualifica, appena al di sotto della media Ocse (39,3 punti percentuali)”. La contrattazione collettiva può integrare le politiche pubbliche nel campo della formazione. Nel 2016, ad esempio, afferma l’Ocse, i sindacati del settore metalmeccanico in Italia hanno negoziato aumenti salariali inferiori alle attese in cambio di formazione per tutti i lavoratori, a prescindere dall’azienda per cui lavorano. Tuttavia, l’attuazione di questa parte dell’accordo rimane ancora limitata per difficoltà pratiche di implementazione.

Carlo Pareto

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