martedì, 3 Agosto, 2021

Reddito di cittadinanza, in quali casi può essere pignorato

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Gestione dipendenti pubblici
OSSERVATORIO SULLE PENSIONI 2021

È stato recentemente pubblicato l’Osservatorio sulle pensioni della Gestione dipendenti pubblici (Gdp), con i dati sulle prestazioni vigenti al 1° gennaio 2021 e su quelle liquidate nel 2020.
Il numero delle pensioni vigenti al 1° gennaio 2021 è pari a 3.029.451, in aumento del 1,3% rispetto all’anno precedente (22.990.412). L’importo complessivo annuo (13 mensilità) delle pensioni è di 76.750 milioni di euro, con incremento del 2,2% in confronto al 2020 (75.131 milioni di euro).
Per quanto attiene la ripartizione per cassa, il 58,6% delle pensioni è erogato dalla Cassa trattamenti pensionistici statali ( Ctps ), seguita dalla Cassa pensioni dipendenti enti locali ( Cpdel ) con il 38%. Le altre casse rappresentano complessivamente il 3,4% del totale. Con riferimento all’importo globale annuo, risulta che il 61,1% è a carico della Ctps (2.032,36 euro), il 31,8% a carico della Cpdel (1.631,73 euro) e il rimanente 7,1% è erogato dalle altre casse, con importi che variano da 1.471,39 euro mensili per la Cassa pensioni insegnanti ( Cpi ), a 1.622,03 per la Cassa pensioni ufficiali giudiziari ( Cpug ) e infine a 4.634 euro mensili per la Cassa pensioni sanitari ( Cps ).
Dati per categoria e sesso
Per quanto concerne le prestazioni vigenti al 1° gennaio 2021, emerge che il 59,2% del totale dei trattamenti pensionistici è corrisposto alle donne, contro il 40,8% erogato agli uomini.
Relativamente alle pensioni liquidate nel 2020, la categoria delle pensioni di anzianità/anticipate è la più numerosa con il 54,9% del totale e importi complessivi annui pari a 2.884,3 milioni di euro (62% del totale). Le pensioni ai superstiti rappresentano il 23,8% del totale come numero e il 14,8% come importo, le pensioni di vecchiaia il 18,7% come numero e il 20,9% come importo e infine quelle di inabilità sono di poco superiori al 2% sia nel numero sia nell’importo.
Dati per area geografica
La distribuzione per area geografica del numero delle pensioni vigenti al 1° gennaio 2021 mette in evidenza che il maggior numero delle prestazioni è concentrato nell’area settentrionale della penisola con il 40,7% del totale nazionale, seguito dall’area meridionale e isole con il 36,4% e dall’Italia centrale con il 22,6% del totale.
Dati per età, categoria e importo
L’età media complessiva dei titolari di pensioni di vecchiaia e anzianità/anticipate è di 73,2 anni per gli uomini e di 73,3 per le donne; quella dei titolari di pensione di inabilità si discosta di oltre quattro anni tra i due sessi (69,4 per gli uomini e 73,5 per le donne); l’età media della categoria ai superstiti è la più differenziata tra i due sessi, essendo pari a 71,3 anni per gli uomini e a 78 anni per le donne.
La distribuzione delle pensioni per categoria e classi di importo mensile mette in evidenza che il 15,4% delle pensioni pubbliche ha un importo mensile inferiore ai 1.000 euro, il 46,3% tra 1.000 e 1.999,99 euro e il 28,7% di importo tra 2.000 e 2.999,99; infine, il 9,6% ha un importo dai 3.000 euro mensili lordi in su.

 

Reddito di cittadinanza
IN QUALI CASI PUO’ ESSERE PIGNORATO

Il pignoramento è l’atto con il quale si avvia l’espropriazione forzata. L’articolo 543 del Codice di Procedura Civile stabilisce diverse tipologie, tra cui il pignoramento presso terzi. Si tratta di una particolare forma di pignoramento mediante la quale i creditori possono aggredire i beni o i valori del debitore che sono in possesso presso terzi. Uno strumento legale che consente dunque ai creditori di soddisfare le proprie pretese di credito in altre parole di recuperare l’importo del mancato pagamento da parte del proprio debitore.
In questo ambito, Lo Stato può riprendersi il Reddito di cittadinanza nel caso in cui il percettore non riesca a saldare un debito con il Fisco oppure non versi quanto dovuto all’ex coniuge in caso di divorzio.
Lo ha disposto una recente ordinanza del tribunale di Trani: in contrasto con quanto disposto dalla normativa applicata finora, il Reddito di cittadinanza è pignorabile.
Le argomentazioni dei giudici
Nell’ordinanza, si legge che “deve ritenersi pignorabile, senza l’osservanza dei limiti di cui all’ articolo 545 del Codice di procedura civile, il Reddito di cittadinanza, stante l’assenza nel testo del decreto istitutivo di qualunque riferimento alla natura alimentare di detto reddito ed il carattere predominante di misura di politica attiva dell’occupazione”.
Cosa significa
L’ordinanza cita l’articolo 545 del Codice di procedura civile che elenca i crediti che non possono essere pignorati. Tra questi ci sono i crediti alimentari ed i sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri.
Il tribunale di Trani si è espresso sul caso di una coppia divorziata giunta davanti al giudice perché l’ex marito non versava l’assegno di mantenimento all’ex moglie. L’ordinanza ha accolto il ricorso della donna e ha stabilito che l’uomo deve corrispondere all’ex coniuge una parte del sussidio che riceve dallo Stato. Anzi, non lo farà lui direttamente: lo farà l’Inps, che tratterrà ogni mese dal Reddito di cittadinanza l’importo fissato dal magistrato e lo girerà all’ex moglie.
Secondo il giudice, il Reddito di cittadinanza “può essere utilizzato per i bisogni primari delle persone delle quali il titolare ha l’obbligo di prendersi cura, anche se non fa più parte dello stesso nucleo famigliare”. Nel valutare la possibilità di pignorare il Reddito di cittadinanza – si sottolinea nell’ordinanza – deve tenersi conto di questi elementi:
la definizione contenuta nella norma che istituisce il sussidio quale misura “contro la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro e della libera scelta del lavoro”;
l’assenza nel decreto di qualunque riferimento alla natura alimentare del reddito di cittadinanza, anzi da non essere considerata vista la platea di beneficiari esclusi dal novero dei beneficiari, tra cui, ad esempio, gli inabili al lavoro;
il carattere predominante del reddito di cittadinanza come strumento di politica attiva dell’occupazione;
la natura eccezionale e di stretta interpretazione delle disposizioni che prevedono divieti di pignorabilità rispetto ad un principio generale.
Per il tribunale, insomma, non ci sono dei motivi che escludano “l’ammissibilità dell’ordine di pagamento diretto al coniuge di una quota del Reddito di cittadinanza erogato all’altro, inadempiente agli obblighi scaturenti dalla separazione”.
Anzi: “L’ordine di pagamento diretto può essere emesso per l’intera somma dovuta dal terzo“. Il che significa che il magistrato può anche decidere il versamento dell’intero importo del sussidio a beneficio dell’ex. Pignoramento vero e proprio, come ricorda lo stesso giudice nella medesima ordinanza.

 

I dati del 2019
OSSERVATORIO SUI LAVORATORI PARASUBORDINATI

È stato di recente pubblicato l’Osservatorio sui lavoratori parasubordinati con i dati definitivi del 2019 e l’analisi del periodo temporale 2015-2019. L’unità statistica presa in esame è rappresentata dal lavoratore che ha avuto almeno un versamento contributivo per prestazioni di lavoro parasubordinato nell’anno.
L’Osservatorio analizza due tipologie di contribuenti parasubordinati: professionisti e collaboratori.
Sono considerati professionisti coloro che esercitano per professione abituale, anche se in modo non esclusivo, un’attività di lavoro autonomo e il versamento dei contributi è effettuato dal lavoratore stesso.
I contribuenti sono invece considerati collaboratori se l’attività è di collaborazione coordinata e continuativa e il versamento dei contributi è operato dal committente, entro il mese successivo a quello di pagamento del compenso.
Il numero totale di lavoratori parasubordinati contribuenti (professionisti più collaboratori) è passato da 1.434.856 del 2015 a 1.350.198 nel 2019.
I collaboratori sono stati 948.184 (di cui 352.007 donne e 596.177 uomini), mentre i professionisti 402.014 (di cui 180.128 donne e 221.886 uomini).

 

Carlo Pareto

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