lunedì, 21 Giugno, 2021

Referendum eutanasia, subito la firma digitale

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Le procedure sono quelle del secolo scorso: vidimazioni, moduli, richiesta del suolo pubblico, autenticazioni e di nuovo ritiro dei moduli, consegna delle firme. Il tutto rigorosamente cartaceo, con un dispendio enorme di energie umane e economiche. Con lo scoppio della pandemia, inoltre, raccogliere le sottoscrizioni è diventato piuttosto difficoltoso se non a volte impossibile, tra limitato accesso agli uffici comunali e agli spazi pubblici, regole di sicurezza e distanziamento. In un mondo che ormai viaggia sul digitale, dove tutto si svolge a distanza, dalla scuola, al lavoro, alla politica, le regole per accedere alle iniziative popolari, come il referendum sull’eutanasia, di cui il PSI è tra i soggetti promotori, sono cristallizzate a una legge di 50 anni fa. Una situazione che oltre ad essere anacronistica impedisce di fatto l’accesso alla democrazia diretta a tutta una categoria di persone affette da disabilità. “Democrazia negata” dunque per la quale, a seguito del ricorso del giurista Mario Staderini, l’Italia è stata condannata dall’ONU, che ha chiesto al nostro paese di aggiornare la legge sulla raccolta firme.
Da qui l’appello lanciato nei giorni scorsi al ministro dell’Innovazione e della Transizione tecnologica, Vittorio Colao, da Marco Gentili, co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni, affetto da sclerosi laterale amiotrofica, per risolvere la questione con urgenza, in vista della raccolta firme per il referendum sull’eutanasia che partirà a fine mese.
Appello che non è caduto del vuoto. Se da un lato, infatti, la richiesta non è stata inserita nel decreto semplificazioni che la prossima settimana verrà discusso alla Camera, dall’altro Marco Gentili, Marco Perduca e una delegazione dell’Associazione Luca Coscioni, giovedì in sit-in difronte al ministero, sono stati ricevuti dal Ministro Colao che ha dato la disponibilità politica. Il problema a questo punto si sposta sul lato tecnico: “La piattaforma governativa non è ancora pronta, lo sarà si spera da ottobre. Ma questi tempi non coincidono con le nostre necessità, dato che le firme per il referendum sull’eutanasia devono essere consegnate entro il 30 settembre 2021, quindi stiamo cercando delle soluzione alternative: o proporre noi un sistema indipendente e certificato, oppure permettere l’utilizzo dello Spid”, ha spiegato Perduca.
La richiesta è stata ribadita nel pomeriggio di giovedì, nel corso dell’audizione in Commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera di Marco Gentili nell’ambito dell’esame delle proposte di legge sull’eutanasia depositate in Parlamento. Gentili, sollecitando i deputati ad attivarsi affinché sia emendato il decreto semplificazioni in tempo utile per l’avvio della campagna referendaria, in modo da riconoscere la sottoscrizione per via telematica, ha poi spiegato le motivazioni che hanno spinto l’Associazione Luca Coscioni a richiedere un referendum.
“La mia e nostra opinione – ha detto Gentili nel corso del suo intervento in Commissione – è che il nuovo testo depositato dai relatori sia del tutto insufficiente, perché si limita a ratificare ciò che la Corte già aveva deciso e che ha già valore di legge immediatamente applicabile. In particolare, se si ritiene che soltanto chi è tenuto in vita da trattamenti di sostegni vitale possa accedere all’aiuto a morire, ciò significa escludere proprio una persona come me. Io stesso, infatti, nel momento in cui un giorno dovessi ritenere non più sopportabile la mia condizione, sarei di fatto costretto a sottopormi a un trattamento sanitario forzato come quello di una tracheotomia, per poi poter chiedere di morire. Anche i malati terminali di cancro –cioè la tipologia più frequente di malati che chiedono l’eutanasia – resterebbe esclusa dalla legge, in quanto non “tenuta in vita” da trattamenti sanitari. Sarebbero infine esclude le persone con disabilità così grave da non poter togliersi la vita da sole, pur essendo tenuti in vita da terapie, perché comunque il nuovo testo dei relatori esclude l’intervento attivo da parte del medico.
Rispetto alla sentenza della Consulta, dal nostro punto di vista le uniche questioni da sottolineare sono di segno negativo, come ad esempio la mancata esplicitazione del carattere non vincolante del parere espresso dal Comitato etico, e la mancata menzione del principio di silenzio-assenso, che è invece indispensabile per impedire ai Comitati etici di paralizzare la procedura. A nostro avviso, – ha concluso Gentili – il testo base dovrebbe essere quello depositato quasi 8 anni fa da 67.000 cittadine e cittadini, che propone la legalizzazione dell’eutanasia sul modello olandese”.
La mobilitazione è già iniziata e la macchina organizzativa del comitato promotore del referendum è al lavoro per reclutare volontari e autenticatori di firme (ne servono 500.000). La speranza è che arrivi un emendamento al decreto semplificazioni che permetta la firma digitale, in caso contrario si farà come nel secolo scorso.

 

Emanuela Sanna

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